Turani, gli ultimi articoli: attacco alla sanità lombarda, effetti di un Governo Draghi, ricordo di Andreatta

di Giuseppe Turani
Pubblicato il 10 Gennaio 2021 9:40 | Ultimo aggiornamento: 10 Gennaio 2021 16:41
Turani, gli ultimi articoli: attacco alla sanità lombarda, effetti di un Governo Draghi, ricordo di Andreatta

Turani, gli ultimi articoli: attacco alla sanità lombarda, effetti di un Governo Draghi, ricordo di Andreatta

Turani, quasi profetici gli ultimi articoli sul suo Uomini & Business. Apparivano regolarmente anche su Blitzquotidiano. Questi che pubblichiamo sono gli ultimi tre, non ancora “passati”. Quale modo migliore per ricordare la memoria di un grande giornalista, oltre che un amico dal 1976?

Quasi una macabra predizione sul suo destino, l’articolo contro la sanità lombarda: Bibì e Bibò, Fontana e Gallera.

Sulla morte di Giuseppe “Peppino” Turani hanno probabilmente esercitato un ruolo decisivo il fatto che l’ambulanza si è persa nelle strade dell’Oltrepò, incagliandosi nella neve. E la scelta di puntare su un ospedale vicino ma forse non ideale.

Ecco l’articolo. Lapidario: “A Milano sono tutti organizzatori nati, tranne i due dei vaccini, disastrosi”.

Milano dispone della più alta concentrazione italiana di imprenditori, di manager, di tecnici, di organizzazioni di volontariato, cinque università nel raggio di 50 chilometri. In più i milanesi sono gente disciplinata: se gli si dice di andare a farsi vaccinare alle sei di mattina, ci vanno, con tutta la famiglia.

Insomma, se c’è un posto dove le vaccinazioni dovrebbero scorrere via come l’olio, questo è la Lombardia. Invece risulta essere l’ultima. Un caso stupefacente, come non trovare salami da un salumaio.

Ma c’è una spiegazione. A Milano sono almeno 20 o 30 le organizzazioni che avrebbero potuto organizzare le vaccinazioni in tutta serenità: dai City Angels al Rotary Club di Milano centro. Poi, l’esercito. Ma no.

Nelle mani di Fontana e Gallera

I due fenomeni (da studiare) Fontana e Gallera hanno scelto di tenere tutto nelle loro manine dorate, un disastro. L’intera Europa sta ridendo. E intanto le vaccinazioni vanno a rilento. Ci vorranno anni, probabilmente. E nessuno di questi due scriteriati dice che cosa si fa nel frattempo. E nemmeno hanno l’intelligenza minima di andarsene e di passare la mano a altri, persino i boy scout (gente seria) farebbero meglio.

Niente, stanno lì, vanno in televisioni ogni due per tre a sparare balle più grandi di loro. Parlano di cose di cui non sanno nulla.

E i milanesi, gente pratica, aspettano che il vaccino miracoloso arrivi per via misteriose in farmacia, lo compreranno, lo pagheranno, si faranno l’iniezione e tireranno a Fontana e Gallera delle madonne, che se ne gliene prende solo una…

La polemica con il Movimento 5 stelle e il suo fondatore, Beppe Grillo, era un altro suo tema preferito. Ecco questo ultimo attacco, pubblicato il 3 gennaio. Si intitola “LA DECRESCITA INFELICE”.

Si ritiene certo l’arrivo di Draghi a palazzo Chigi. Ma si ignorano le conseguenze: sacrifici tutti i giorni, domeniche comprese.

Turani: quando Draghi arriverà a Palazzo Chigi

Nei sotterranei della politica e dell’informazione si dice che dopo la cacciata di Conte a palazzo Chigi dovrebbe arrivare Mario Draghi. E si aggiunge che l’ex capo della Bce avrebbe già dato il suo assenso. Io non credo a questa storia (sarebbe troppo bella), ma facciamo finta che le cose stiano così. Ci sono allora conseguenze importanti.

1- Si dice che Draghi avrebbe già il via libera da parte di tutti i partiti: dalla sinistra fino a Salvini. Manca la Meloni, ma forse si sono dimenticati di consultarla. Ma comunque non è importante. Qualunque cosa accada alla fine si adeguerà, magari dopo quattro strilli di rito.

2- Se questo piano fosse vero, di fatto Draghi arriverebbe a palazzo Chigi come una sorta di super-commissario, come una figura cioè extra-costituzionale e dotato di quei pieni poteri che Salvini voleva per se stesso.

3- Quasi certamente, ammesso che tutto ciò sia vero, Draghi durerebbe  non più di due giorni. Per salvare il salvabile di questo paese (altroché rilancio, ripresa, e simili baggianate), è inevitabile una politica dura e veloce. Commissari ad hoc quasi per ogni cosa. Regioni congelate insieme ai loro inutili presidenti. Sacrifici per tutti. Lockdown come piovesse.

Di fatto questo diventerebbe un altro paese. Un paese in amministrazione pre-fallimentare. Gestito da un super commissario.

E questo sarebbe l’unico modo per salvare, appunto, il salvabile (che non è più molto, i giovani migliori se ne stanno andando).

Dubito fortemente che i politici italiani siano disposti a accettare di essere messi in soffitta a stagionare come salami. Dovrebbero essere più intelligenti di quello che sono. Vi immaginate Savini nel solaio di casa sua con il rosario che aspetta il proprio turno? O Renzi, costretto a stare zitto per una settimana?

Impossibile, non realistico.

E infatti Draghi non arriverà a salvarci. E qui ci si avvicinerà sempre di più al punto di non ritorno.

E vedremo finalmente la decrescita (sarà contento Grillo).

Ma di felice non ci sarà proprio niente.

Turani raccontava: qualla sera che Andreatta

Ultimo in ordine di tempo prima del fatale appuntamento questo “Piccolo flash sull’attività politica italiana”. Intitolato “GOVERNO, WHISKY, E CARTE”.

Lo Stato italiano andrebbe visto funzionare “dal di dentro” per capire il caos nel quale ci si muove. Capita poche volte, ma quando succede si può anche rimanere sconvolti.

Racconta Turani. Anni fa ero a Roma, quando chiama, verso sera, il ministro Andreatta, allora al bilancio: “Venga al ministero, è urgente, non prenda impegni”.

Vado. E Andreatta mi mette in mano uno scartafaccio di un centinaia di pagine, tutte di formato e colori diversi. E una bottiglia di whisky (“Spero di aver indovinato la marca…”).

Problema. “Queste sono le proposte dei vari ministeri per la loro attività futura. Non ci si capisce niente e alcune non sono nemmeno scritte in italiano. Lei deve fare l’impossibile: ricavare da questa roba qualcosa che abbia un senso. Dopo domani la devo presentare in Parlamento”.

Inutile spiegare a Andreatta che io non sono quel tipo di giornalista. Sono più da articoli dettati da cabine telefoniche senza averli nemmeno scritti che un revisore di testi. Ma lui è un amico, e non si può deluderlo.

Convoco allora una mia collega, bravissima in queste cose. Alla mattina alle 7 Andreatta si presenta e noi siamo alla fine. ”Professore, a essere onesti ci sarebbe da buttare tutto fuori dalla finestra. Ma tanto non lo leggerà nessuno. E una volta ribattuto a macchina, farà anche la sua figura”.

Così è nato, quell’anno, uno dei documenti-chiave della legislatura.

Le intenzioni e i programmi del governo per l’anno successivo. Credo che non sia cambiato niente.