Brexit, dopo David Davis si dimette anche il ministro degli Esteri Boris Johnson. Governo May in bilico

di redazione Blitz
Pubblicato il 9 luglio 2018 17:11 | Ultimo aggiornamento: 9 luglio 2018 17:16
Brexit, dopo David Davis si dimette anche il ministro degli Esteri Boris Johnson. Governo May in bilico

Brexit, dopo David Davis si dimette anche il ministro degli Esteri Boris Johnson. Governo May in bilico

LONDRA – Doppio colpo al governo conservatore britannico di Theresa May. Prima sono arrivate nella notte le dimissioni del ministro per la Brexit, David Davis, che ha rinunciato all’incarico in polemica con la svolta verso un negoziato soft della premier. Poco dopo anche il ministro degli Esteri, Boris Johnson, ha annunciato le sue dimissioni. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play]

Al posto di Davis, uomo chiave della compagine del governo May, arriva Dominic Raab, 44 anni,un altro brexiteer finora viceministro della Giustizia e in passato elemento di punta nel fronte pro-Leave durante la campagna referendaria del 2016.

Davis, esponente di punta della corrente Tory euroscettica, ha deciso, dopo qualche giorno di riflessione, di non poter evidentemente accettare la nuova strategia più conciliante nei confronti di Bruxelles che May aveva imposto al consiglio dei ministri solo venerdì scorso. Le dimissioni del ministro negoziatore sono state un duro colpo per Theresa May, costretta a stretto giro a fare i conti con un altro eclatante forfait, quello dell’influente ministro degli Esteri Johnson, anche lui in polemica con la nuova linea del Governo di Londra. L’annuncio è arrivato a pochi minuti da un intervento di fronte alla Camera dei Comuni della stessa premier sulla Brexit ora destinato a trasformarsi in una sfida nell’arena.

Davis, 69 anni, finora responsabile per il governo britannico dei negoziati sul divorzio con l’Ue, aveva sottoscritto venerdì – come tutti gli altri ministri – il compromesso proposto da Theresa May per cercare di sbloccare le trattative con Bruxelles: compromesso sgradito ai brexiteers ultrà del suo stesso partito, considerato da qualcuno alla stregua di un tradimento del risultato del referendum poiché improntato a un’apertura sull’ipotesi di creazione di un’area di libero scambio post Brexit – con regole comuni – almeno per i beni industriali e per l’agricoltura, oltre che alla definizione di nuove intese doganali con l’Ue. Concessioni interpretate da diversi deputati della corrente dei falchi come un cedimento, ma su cui inizialmente la premier sembrava aver ricomposto una sia pur fragile unanimità in seno al gabinetto, ora rotta da Davis e Johnson.

L’uscita di scena del ministro per la Brexit rischia di essere in effetti l’inizio di un effetto domino, confermato dall’uscita di scena del titolare degli Esteri. Due dimissioni importanti che potrebbero essere in grado di mandare in pezzi l’esecutivo, la maggioranza e la compattezza del Partito Conservatore. Con tanto di scenario incombente di elezioni anticipate.

Le reazioni non si sono fatte attendere. Dal fronte dei brexititeers, plausi al gesto “coraggioso e da uomo di principi” di Davis arrivano a tamburo battente da deputati come Peter Bone, Andrea Jenkyns e Harry Smith, mentre molti osservatori danno già per scontata una sfida imminente alla leadership Tory della May.