Cameron cambia idea sulla Brexit. Fisco: la rivolta dei Lord

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Ottobre 2015 14:39 | Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre 2015 14:39
Cameron cambia idea sulla Brexit. Fisco: la rivolta dei Lord

Cameron cambia idea sulla Brexit. Fisco: la rivolta dei Lord

LONDRA –  In poche ore David Cameron e il suo governo conservatore hanno subito un doppio colpo che ha messo fine alla ‘luna di miele’ iniziata col successo elettorale di maggio. Alla Camera dei Lord si è consumata una insolita ‘rivolta’ contro l’esecutivo da parte dei ‘pari’ che hanno deciso a colpi di mozioni di rinviare il taglio agli sgravi fiscali, un provvedimento sbandierato come misura di austerità fondamentale dal primo ministro e dal suo cancelliere dello Scacchiere, George Osborne.  Come se non bastasse, oggi sono usciti i deludenti dati sul Pil del terzo trimestre, che con un +0,5% rispetto allo 0,7% precedente, segna un insidioso rallentamento dell’economia britannica.

Frenata sulla Brexit. Fuori dall’Ue per la Gran Bretagna “non c’e’ la terra del latte e miele”, ma costi che potrebbero incidere per “milioni di sterline” sull’economia del regno. L’ammissione, inedita in questi termini e anticipata dal Daily Telegraph, arriva dal premier conservatore David Cameron che dall’Islanda chiude la porta alla Brexit in vista del referendum dal lui stesso promesso entro il 2017 per placare il fronte euroscettico. Cameron insiste nel chiedere a Bruxelles riforme, ma il suo – commenta la Bbc – appare un “cambio di tono”.

Lord contro i tagli agli sgravi fiscali. I due voti dei Lord contro il governo hanno scatenato un acceso dibattito in cui si è parlato addirittura di “crisi costituzionale”, con toni che si sono sentiti poche volte a Westminster. Cameron ha chiesto che venga condotta una “rapida revisione” dei poteri di cui dispone la camera alta. Secondo il premier e Osborne, è venuta meno la lunga convenzione secondo cui i Lord, parlamentari non eletti, non cercano di bloccare le decisioni in materia finanziaria già approvate dalla Camera dei Comuni, composta da deputati votati dai cittadini.

I pareri degli esperti si dividono fra chi sostiene le obiezioni del governo e chi invece non vede alcuna violazione da parte dei Lord. “E’ comunque successo – ha detto Osborne – e ora dobbiamo affrontarne le conseguenze. Ho detto che avrei ascoltato e questo è proprio quello che intendo fare”. Parlando poi alla Camera dei Comuni ha mostrato doti da equilibrista.

Da un lato, infatti, non rinuncia alla sua politica economica basata su una riduzione del welfare per arrivare al tanto atteso surplus di bilancio entro il 2020. E il taglio dei crediti fiscali era molto importante perché permetteva di risparmiare 4,4 miliardi di sterline, mettendo però in difficoltà circa 3 milioni di famiglie.

Dall’altro, invece, Osborne si è detto pronto a “diminuire l’impatto” del provvedimento, di fronte all’opposizione dei Lord. Resta, comunque, il forte colpo all’immagine dell’esecutivo. Il Times e il Daily Mirror hanno parlato di “umiliazione” per Cameron e Osborne. Ma il danno maggiore sembra proprio subirlo il secondo se si considera che viene indicato come il ‘delfino’ di Cameron, già sicuro di non candidarsi per la terza volta a premier.

Pil, trimestre deludente. Il rallentamento del Pil – nuovo segnale di una ‘locomotiva’ costretta nel binario di una ripresa lenta – non aiuta Osborne che anche oggi ha ribadito la necessità di “prendere decisioni difficili” per tenere l’economia in carreggiata. Intanto si prepara a sfruttare ogni momento di debolezza il suo avversario più accreditato nella sfida alla leadership dei tory.

Boris Johnson, altro capitombolo. E’ il sindaco di Londra, Boris Johnson, che ribadendo la sua vocazione di sportivo maldestro oggi si è cimentato, a pochi metri del suo ufficio nella capitale, in una gara di tiro alla fune che, come già accaduto con altre discipline, si è conclusa con una sua rovinosa caduta a terra fra le risate fragorose del pubblico e dei passanti.