Ora legale, i paesi del Nord Europa vogliono abolirla: davvero fa male?

di Redazione Blitz
Pubblicato il 8 febbraio 2018 8:55 | Ultimo aggiornamento: 8 febbraio 2018 8:55
Ora legale, la crociata per abolirla in Ue dei paesi del Nord Europa

Ora legale, i paesi del Nord Europa vogliono abolirla: davvero fa male?

ROMA – Al motto di “rispettare i ritmi circadiani”, una larga coalizione di eurodeputati – quasi tutti del Nord, Centro ed Est Europa – propone domani al voto di Strasburgo una risoluzione comune che chiede alla Commissione Ue di “condurre una valutazione approfondita” della direttiva comunitaria sull’ora legale. Il testo, composto da un paio di paragrafi, invita inoltre Bruxelles a “formulare, se necessario, una proposta di revisione” della stessa direttiva.

Nella risoluzione si legge che “numerosi studi scientifici non sono riusciti a dimostrare alcun effetto positivo del cambiamento orario. Al contrario, hanno rilevato effetti negativi sulla salute umana, l’agricoltura e la sicurezza della circolazione stradale”.

L’obiettivo finale degli eurodeputati promotori dell’iniziativa, tutti membri dell’Intergruppo ‘Fine del cambio biannuale d’ora’, è abolire il cambio orario e, di fatto, di seppellire l’ora legale. Una decisione che però spetta alla Commissione Ue. “Turbare due volte all’anno l’orologio interno degli individui porta danni alla salute”, ha affermato ieri in conferenza stampa a Strasburgo l’eurodeputata verde finlandese Heidi Hautala, “la nostra richiesta è basata su decine di studi”.

In realtà non c’è ancora una bibliografia univoca sui presunti danni apportati dal cambio orario a uomini ed animali, ma già il fronte dei Paesi del Nord Europa è estremamente attivo nella campagna anti-ora legale. La ministra dei trasporti finlandese Anne Berber ha infatti chiesto a fine gennaio a Bruxelles di eliminare il cambio orario o, almeno, di lasciare libero ogni Paese di decidere il da farsi. Domani anche il Parlamento si esprimerà, quasi sicuramente, per riaprire il dibattito, anche se senza mettere in dubbio la necessità di avere una decisione unitaria per tutta la Ue.

Secondo quanto rilevato da Terna – la società che gestisce la rete elettrica nazionale– grazie a quell’ora quotidiana di luce in più che ha portato a ritardare l’accensione delle lampade dal 26 marzo 2017 al 27 ottobre, l’anno scorso l’Italia ha risparmiato, complessivamente, 567 milioni di chilowattora (quanto il consumo medio annuo di elettricità di oltre 200mila famiglie), un valore corrispondente a minori emissioni di Co2 in atmosfera per 320mila tonnellate. Ma non tutti sono d’accordo. Secondo uno studio dell’Università della California, il passaggio dall’ora solare a quella legale non rappresenterebbe un risparmio: il caldo estivo porterebbe, infatti, ad un maggiore uso dei condizionatori e dispendio di elettricità che la differenza di luce non riuscirebbe a compensare. (Laura Cavestri, Sole 24 Ore)

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