Banche: tribunale arbitro deciderà (e risarcirà) chi è stato raggirato

di Edoardo Greco
Pubblicato il 11 Dicembre 2015 9:52 | Ultimo aggiornamento: 11 Dicembre 2015 9:54
Banche: tribunale arbitro deciderà (e risarcirà) chi è stato raggirato

La proposta del governo Renzi: un tribunale arbitro deciderà chi ha diritto ad essere risarcito dal fondo salva-obbligazionisti

ROMA – Il compromesso del governo Renzi per risolvere il pasticcio salva-banche (e affossa-risparmiatori) è un fondo di garanzia fra i 50 e i 100 milioni di euro per risarcire chi è stato raggirato, sottoscrivendo 800 milioni di euro di obbligazioni e prodotti spazzatura di Banca Etruria, Banca Marche, Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio di Chieti. Per distinguere chi è stato raggirato da chi ha soltanto speculato (e quindi non ha diritto a nessun risarcimento) ci sarà un tribunale che farà da arbitro finanziario. Spiega Alessandro Barbera sulla Stampa:

Per essere chiari: una cosa è tutelare un risparmiatore a basso reddito, raggirato da un prospetto poco chiaro, o che ha investito in obbligazioni subordinate prima dell’entrata in vigore delle nuove regole europee. Altra cosa è aver consapevolmente sottoscritto quei titoli da gennaio 2014 in poi, o in ogni caso in cambio di rendimenti molto alti: basti dire che alla Popolare di Vicenza e a Veneto banca nei mesi scorsi sono circolate obbligazioni che valevano attorno al dieci per cento.
Insomma, il governo stanzia sì un fondo per risarcire i risparmiatori traditi, ma non distribuisce soldi a pioggia. A valutare i singoli casi ci penserà l’arbitro finanziario, un mini tribunale in cui siederanno cinque persone scelte dai consumatori, le banche, la Consob. Nasce per sostituire la Camera di conciliazione, un vecchio organismo che non ha mai funzionato perché non obbligava le banche a sedersi al tavolo; funzionerà invece come l’arbitro bancario, che oggi si occupa via Bankitalia di dirimere controversie legali sulla concessione di mutui o conti correnti.

Il piano del governo segue un modello che è già stato sperimentato in Spagna. Il fondo che potrebbe salvare una parte dei soldi investiti dagli obbligazionisti non crea al governo problemi di quadratura dei conti. Il problema infatti non è trovare 50 o 100 milioni di euro. Il problema è che non si possono più usare i soldi dei contribuenti per salvare le banche.

Non si possono usare non perché c’è “l’Europa cattiva” che sanziona l’Italia e stringe i cordoni della borsa. Ma perché tutti, compresi la Lega Nord e il Movimento 5 Stelle, hanno deciso che dopo 3 mila miliardi di soldi pubblici alle banche è ora di finirla. Per fare un esempio, quando al Parlamento europeo hanno votato la (oggi) contestata legge del “bail in”, ovvero quella che fa pagare la crisi delle banche ai risparmiatori che ci hanno messo i soldi dentro, né Matteo Salvini né Mario Borghezio hanno votato contro. Si sono semplicemente astenuti.