Un Borbone santo per dispetto allo Stato, tentazione poco tricolore dei vescovi campani

di Lucio Fero
Pubblicato il 13 Gennaio 2021 9:34 | Ultimo aggiornamento: 13 Gennaio 2021 9:34
Un Borbone santo per dispetto allo Stato, tentazione poco tricolore dei vescovi campani

Un Borbone santo per dispetto allo Stato, tentazione poco tricolore dei vescovi campani (Foto Ansa)

Un Borbone santo, un Borbone da santificare e chi tra i Borboni? Niente meno che l’ultimo re delle due Sicilie, forse, anzi senza forse, proprio perché fu l’ultimo re delle due Sicilie. Zitti zitti, quatti quatti i vescovi campani stanno allestendo e appoggiando l’operazione Francesco II di Borbone niente meno che santo.

Non fosse che una lettera al Corriere della Sera…

Una lettera al Corriere della Sera, la firma Ciro Romano che si qualifica come postulatore delle cause dei santi. Rapido controllo sulla autenticità delle referenze e della qualifica (in giro è pieno di matti) e sì, effettivamente Ciro Romano è quel che dice, sa di cosa parla, è informato e competente. E cosa sa e scrive Ciro Romano? Che arcivescovo Sepe e vescovi campani tutti sono favorevoli, favorevolmente attivi a che Francesco II di Borbone sia riconosciuto come servo di dio. Servo di dio primo step, poi Francesco salirà al rango di beato e finalmente di santo. Vescovi campani favorevoli ad aprire la pratica, il processo, la scalata, l’ascensione.

Francesco, mai più franceschiello

Francesco II di Borbone, spesso tendente a passare alla storia come franceschiello, secondo iniziativa e giudizio dei vescovi campani bypasserebbe invece la storia, con lui non generosa, approdando nell’eternità per altre vie. Quelle della trascendenza che spetta ai santi. Ma perché santo Francesco II di Borbone? Miracoli? Opere pie? Azioni missionarie? Già, perché farlo santo?

Santo per il supplizio di aver perso un regno

Sempre il nostro Ciro Romano domanda nella sua lettera: “Quale autentica fama di santità e quale segno riscontrati?”. Retoricamente Ciro Romano domanda: “Perdere un regno e morire in esilio sono esercizio eroico delle virtù cristiane?”. Già, pare proprio che la santità in divenire dell’ultimo re Borbone abbia motivazioni molto terrene, anzi terrigne. Il martirio, il patimento che rendono santi sarebbero nel caso dell’ultimo re Borbone quello appunto di essere stato l’ultimo. Reso martire e vittima dal Risorgimento, dall’unità d’Italia. Spodestato dagli “italiani”, Francesco II di Borbone in fondo l’ultima vestigia in trono del tempo della verità e dell’unità, i tempi del Papa Re. Per aver subito oltraggio laico mondano e tricolore, per questo merita santità.

L’ultimo Borbone, né santo né macchietta

Francesco II di Borbone nella realtà storica nulla a che vedere con la santità e neanche con la macchietta cui la narrazione spicciola lo ha ridotto. Una personalità e un regno a loro modo drammatici, entrambi incapaci di mantenere equilibrio e stabilità. Farne o dichiarare di volerne fare un santo non ha nulla a vedere con il messaggio cristiano. La proposta, proporre l’ultimo re dei Borboni come santo è un atto politico. E’ il cedere alla tentazione. Cedono i vescovi campani alla tentazione del dissacrare lo Stato, quello italiano e unitario. Cedono alla tentazione, tutta terrena, di una storiografia artefatta, artificiale, rancorosa e a suo modo prepotente. La tentazione di fare un dispetto allo Stato, quello sabaudo allora, quello unitario e nazionale oggi.

Il messaggio politico di quei vescovi

Il messaggio politico che viene, che viaggia con l’idea del Borbone servo di dio e beato e santo è che se lui era concentrato di virtù e bontà cristiane, gli altri…Il messaggio è quello del rimpianto per una fittizia età dell’ordine cristiano, quando non c’erano gli “italiani”. Messaggi che l’episcopato campano dovrebbe essere più cauto nell’elaborare e inviare. Non fosse altro che per esperienza vissuta.

Più e più volte il clero meridionale si è distinto negli ultimi secoli per grande indulgenza e comprensione verso ogni forma di modernità, politica, culturale o tecnologica o scientifica che fosse. Una di queste volte il clero meridionale, calabro e campano un prima fila, si mise alla testa di chi voleva galere, forca e decapitazione per chi non amava il Re e il Papa. La storia, la loro storia, reclamerebbe un po’ di attenzione prima di cadere in tentazione anti tricolore.