“La Buona Scuola” di Renzi: 150mila prof assunti, scatti per i più bravi (il testo)

di Warsamé Dini Casali
Pubblicato il 3 settembre 2014 10:19 | Ultimo aggiornamento: 3 settembre 2014 12:04
"La buona scuola" di Renzi: 150mila prof assunti, scatti per i più bravi (il testo)

“La buona scuola” di Renzi: 150mila prof assunti, scatti per i più bravi (il testo)

ROMA – “La Buona Scuola” di Renzi, il piano: 150mila prof assunti, scatti per i più bravi. I soldi, le risorse finanziarie (3 miliardi di euro) per assumere 150mila docenti nel 2015 saranno messi a bilancio nella prossima Legge di Stabilità, il piano in 11 punti della riforma Renzi definita “La buona scuola” (qui il video sul sito governativo passodopopasso)sarà recepito da un decreto legge da presentare al massimo entro gennaio prossimo, affinché a settembre prossimo l’anno scolastico 2015-2016 inizi già riformato. Voci, rumors, annunci e smentite lasciano quindi il posto al documento ufficiale che impegna il Governo (leggi qui il testo).

La riforma mira a cambiare volto alla scuola e soprattutto alla figura dell’insegnante: si procederà alle assunzioni promesse per mettere fine alla precarietà e alla “supplentite” (neologismo renziano) ma il nuovo docente sarà valutato sul merito, sarà flessibile e disponibile alle esigenze funzionali perché non assegnatario di cattedra certa, salirà i gradi una gerarchia professionale, non avrà scatti di carriera garantiti dall’anzianità ma dal merito appunto, cioè dal livello di competenza acquisito che premierà i più bravi. D’ora in avanti si diventerà docenti di ruolo solo per concorso: 40 mila giovani qualificati nella scuola fra il 2016 e il 2019. Mai più dunque liste d’attesa che durano decenni.

Legge di stabilità e decreto legge rappresentano il veicolo legislativo scelto dal Governo per procedere con rapidità al varo della riforma: il primo assicura le risorse nel rispetto della compatibilità finanziaria, il secondo consentirà uno spazio di consultazione pubblica da metà settembre a metà novembre aperto a tutti (“con le forze politiche, sociali, economiche, produttive e con tutti i cittadini”).

Il decreto legge sottrae quindi l’iter legislativo di approvazione della riforma ai tempi lunghi della negoziazione politica in Parlamento, una scelta che si giustifica anche con la necessità di fare presto, essendo pendente la minaccia di costosissime multe da parte della Commissione europea per la mancata regolarizzazione dei precari. Esclusi anche i sindacati (ammessi solo alla consultazione) da una trattativa diretta perché non si parlerà di rinnovo contrattuale.

Tra le maggiori novità, a parte la redifinizione del ruolo degli insegnanti (tra cui l’estensione di compiti e funzioni di quelli di sostegno), l’apertura prolungata delle scuole fino alla sera (nel senso di farle diventare poli attrattivi di socialità nei quartieri), l’apertura di “mille asili entro mille giorni”, più poteri ai prèsidi, ripristino dei fondi per l’autonomia scolastica mangiati dalle coperture per gli scatti di stipendio, la digitalizzazione delle aule a partire dalla banda larga su tutto il territorio.