Celentano fa papa Francesco che scrive a Grillo-Bersani e assolve Corona

Pubblicato il 28 Marzo 2013 13:03 | Ultimo aggiornamento: 28 Marzo 2013 13:21
Celentano fa papa Francesco che scrive a Grillo-Bersani e assolve Corona

Celentano fa papa Francesco che scrive a Grillo-Bersani e assolve Corona (foto Lapresse)

ROMA – In una lettera-fiume  a tutta pagina sul quotidiano la Repubblica, Adriano Celentano irrompe nuovamente sulla scena pubblica, vestendo i panni di papa Francesco che scrive a Bersani e Grillo e assolve Fabrizio Corona. Come i padri della Chiesa che scrivevano le epistole ai fedeli, Celentano impugna la penna pontificia ed esorta i “nemici in politica” ad amarsi in nome del “bene del popolo italiano”.

”Cari fratelli, amate i vostri nemici, almeno in quei TRE punti di governo che piacciono a Grillo e sui quali entrambi siete d’accordo per la fiducia. Tralasciate, per ora, i punti che vi separano a causa dei quali il governo potrebbe cadere ancora prima di nascere. Non c’è ”Amore” più grande di due nemici che, per il bene del popolo italiano, decidessero di incontrarsi sulla via di Damasco. Abbandonate quindi i rancori, anche se motivati, verso quei politici che secondo voi hanno sbagliato, affinché il vostro comportamento sia di sprone per la loro purificazione”. Questo direbbe il Papa e ne sono certo, altrimenti non avrebbe scelto quel nome così singolare di cui oggi la Terra ha tanto bisogno.

Tutto il tono dell’epistola di papa-Celentano è quello di chi impartisce saggio e riflessivo pensiero sui grandi problemi del paese. Generalmente le lettere di San Paolo si aprivano coi saluti di Pace e Bene, ecco allora che le parole di Celentano assumono analogo significato quando invitano Grillo e Bersani ad incontrarsi sulla via di Damasco. L’invito alla fratellanza però è universale: “Si è perduta l’eleganza, infuriano soltanto scontri e polemiche. L’obiettivo è distruggere ogni avversario”.  Vale per l’amico comico, come per il segretario, ma anche per i vari “Marco Quotidiano a Servizio Pubblico” che sparano a zero sul nuovo presidente del Senato Pietro Grasso, e per i Flores D’Arcais che invocano l’ineleggibilità di Berlusconi soltanto ora.

Quello che conta (giornalisti, mercanti, edicolanti e conduttori) di cosa parla? Di emergenza? Si un po’… ma più che altro di come sminuire, per esempio, l’ascesa di Pietro Grasso alla presidenza del Senato. La prima cosa che hanno fatto, sia lui che la Boldrini, (seguendo l’input di Grillo) si sono dimezzati lo stipendio. Ma pare che neanche questo sia bastato a fermare la lingua del «Marco Quotidiano » a «Servizio pubblico». Perchè lasciare intatta la credibilità del nuovo presidente del Senato, «potrebbe fare qualcosa di buono e dopo noi ci intristiamo» deve aver pensato Travaglio. Pensieri di questo tipo hanno l’unico scopo di appesantire l’aria, mentre invece dovremmo orientare la luce del sole ovunque spuntano, anche se piccoli, i segni del cambiamento. Ma questa non è che una delle tante inquadrature della politica italiana ben al di fuori di quell’Amore universale di cui parla il Papa, che come in un film, tutt’altro che di successo, si susseguono una dopo l’altra sul viale delle «STRONZATE». Come quella di Flores d’Arcais e il suo appello all’ineleggibilità di Berlusconi. Una cazzata non soltanto fuori luogo ma decisamente fuori «TEMPO musicale». Se Berlusconi, che tutti davano per finito, compreso me, non avesse preso quei 10 milioni di voti e fosse crollato, mi domando se a Flores d’Arcais gli sarebbe venuta lo stesso la fulminante idea da «meschina campagna elettorale ». Che a quel punto, con un Berlusconi finito sarebbe stato giusto, poiché si invocava una legge che da quel momento in poi era per tutti e non solo per sbarazzarsi del vincitore. Ma adesso no d’Arcais. Adesso è solo una scorrettezza elettorale.

Da qui l’epistola si fa trattato giuridico-filosofico: il papa molleggiato osserva che “prima è necessario azzerare il passato. In tutti i settori anche nel campo della giustizia, naturalmente escluse ogni tipo di agevolazioni per i criminali”. Per questo, auspica un sistema penale più severo e contemporaneamente assolve Fabrizio Corona dai suoi peccati. Perché le sue bravate non possono essere giudicate più gravi di un omicidio.

Non come adesso, che basta un po’ di buona condotta e l’AS-SASSINO esce bel fresco e riposato dopo solo pochi anni di galera. Un azzeramento di questo tipo avrebbe un duplice scopo: perdonare chi ha sbagliato e nello stesso tempo mettere in serio allarme coloro che dall’azzeramento in poi si azzarderebbero a fare i FURBI. Ma oggi c’è molto di sbagliato. Si danno cinque anni alle bravate di Fabrizio Corona mentre chi ha ucciso e commesso stragi, solo qualche annoin più. Due sono le cose: o Corona esce dal carcere o a chi uccide, bisogna dare almeno 200 anni di prigione.

Infine, l’omelia torna a tracciare il sentiero politico per Grillo e i suoi cinque stelle. Celentano chiede al comico di mettere da parte gli insulti e per spingere l’amico tra le braccia del leader del Pd, fa questo ragionamento:

Però attento amico parlante! Lo sai che io ti voglio bene e sono orgoglioso per quello che sei riuscito a fare. Ma mi preoccupa il fatto che se non cambi marcia e aspetti ancora ad innescare quella del vero STATISTA anche se comico (una virtù che manca ai politici) ho paura che il motore si imballi e questo sarebbe un vero peccato. Praticamente tu spingi Bersani ad allearsi con Berlusconi. Hai mai pensato ai vari risvolti di una così curiosa alleanza? Tutti e due, per come li hai ridotti, sarebbero costretti a venirsi incontro, anche se nell’animo di entrambi auspica l’idea di tornare il più presto possibile felici e separati più di prima. Ma nel frattempo ci sarà una gara a chi dei due lavorerà meglio per il bene degli italiani. Se ciò avvenisse è chiaro che il merito sarà ancora tuo. Ma se poi questi due si divertono a stare insieme? Perchè magari gli italiani sono contenti di come hanno governato… E allora la strana alleanza che doveva durare solo il tempo di una o due riforme, potrebbe protrarsi e durare magari qualche anno, o addirittura cinque di anni… E poi?… Tu dirai si ritorna alle elezioni, ma se poi questi due e anche il resto dei partiti non fanno più tutti quegli sbagliche hanno fatto fino adesso?”

Non è la prima volta che Celentano esterna, questo è il terzo o il quarto episodio nel giro di poche settimane e i protagonisti della scena politica si rincorrono a dialogare con lui sui pubblici giornali. Dopo aver indossato la tunica papale nell’afflato ecumenico di chi è pronto ad indicare la via dell’Amore; dopo aver consigliato a Bersani e Grillo dall’alto pulpito di showman come allearsi e formare un governo; dopo aver arbitrato la lite tra  Pietro Grasso e Marco Travaglio; dopo aver spiegato la sua idea dei delitti e delle pene. Ed essendo la terza o la quarta volta che Celentano interviene e pontifica, si può dire che aspiri al ruolo che fu di Norberto Bobbio, uno dei punti di riferimento più fecondi della filosofia giuridica e politica italiana. Papa Adriano, altri non è che il maître à penser del nuovo millennio?