Comunali Venezia, Brunetta: “Non mi candiderò mai più”

Pubblicato il 30 Marzo 2010 16:02 | Ultimo aggiornamento: 30 Marzo 2010 16:02

«Non ci riproverò più». Dopo due sconfitte, la prima nel 2000 al ballottaggio contro Paolo Costa e oggi a distanza di dieci anni al primo turno contro Giorgio Orsoni, Renato Brunetta non tenterà una terza volta di diventare sindaco di Venezia.

«Tra cinque anni qualcun altro raccoglierà la bandiera del cambiamento. Oggi è prevalso il conservatorismo rispetto al nuovo», ha detto il ministro, che comunque non si è pentito di essersi gettato in questa avventura: «È stata una campagna elettorale entusiasmante. Ho fatto un po’ fatica ma ne è valsa la pena. Era quasi una missione impossibile e solo un generoso come me, abituato alle sfide impossibili, poteva farlo. Adesso torno a fare il mio lavoro di ministro”, ha dichiarato il ministro nella sede del suo comitato elettorale, senza nascondere l’amarezza per i voti del Carroccio che gli sono mancati.

«Negli elettori della Lega è prevalsa una sorta di miopia. Non hanno tenuto conto della possibilità di realizzare la “filiera” Pdl-Lega tra governo nazionale, Regione, Provincia e Comune di Venezia». Il ministro comunque non sospetta minimamente che al popolo leghista, che gli ha fatto mancare i voti, possa essere arrivato qualche ordine “dall’alto”: «Non esiste – ha risposto Brunetta alla domanda dei giornalisti – qui è venuto anche Bossi. È stata comunque una grande battaglia. A Venezia il centrodestra partiva da meno 15%».

Brunetta è convinto che anche l’idea di mantenere il doppio incarico di ministro e sindaco non l’abbia penalizzato. La sua amarezza per la sconfitta è mitigata dal risultato delle regionali: «Uno straordinario successo, da cui il governo esce rafforzato, ottenuto – ha sottolineato il ministro – dopo cinque sanguinose pugnalate che avrebbero ammazzato anche un toro».

Brunetta non è affatto preoccupato del trionfo della Lega nel Nord, anzi: «Spero che il Comune di Venezia sarà ancora per poco un’isola rossa nel mare azzurro-verde. Il Pd, del resto, è ridotto ad essere un partito appenninico».