Crocifisso a scuola, tutti contro Fioramonti: “Toglierlo sarebbe un favore a Salvini”

di Daniela Lauria
Pubblicato il 1 Ottobre 2019 13:23 | Ultimo aggiornamento: 1 Ottobre 2019 13:23
Crocifisso a scuola, tutti contro Fioramonti: "Toglierlo sarebbe un favore a Salvini"

Un crocifisso affisso in un’aula scolastica – Foto archivio Ansa

ROMA – Togliere il crocifisso dalle scuole “sarebbe un favore a Salvini”. Lo dice l’arcivescovo di Monreale Michele Pennisi, a proposito dell’ultimo exploit del ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti (“Meglio una carta geografica”). Ma con lui c’è un folto gruppo trasversale che va dal centrodestra ai cattolici del Pd.

La levata di scudi si deve a un’intervista rilasciata dal ministro ai microfoni di Un Giorno da Pecora. “Credo in una scuola laica – ha detto – che permetta a tutte le culture di esprimersi”. Fioramonti precisa che nessun provvedimento al riguardo è stato pensato dal governo: “E’ una questione divisiva, che può attendere”. Ma non è bastato a tenere chiuso il vaso appena scoperchiato.

Una controversia mai sopita tra cattolici e laici, partita quasi un ventennio fa con una crociata da parte di Adel Smith, presidente dell’Unione musulmani d’Italia e del giudice Luigi Tosti, promotori di una battaglia anti-crocefisso. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, con una sentenza definitiva, nel 2011 aveva sancito che il crocifisso poteva restare affisso nelle scuole pubbliche italiane. Ma Fioramonti, pur consapevole delle controindicazioni, ancora una volta non ha saputo trattenersi. Di più, ha detto che non è favorevole nemmeno alla foto di Mattarella nelle aule perché, a suo dire, “neanche il presidente la vorrebbe”.

Quel che fa specie è che quasi tutto l’arco costituzionale, dalle opposizioni alla maggioranza, si è scagliato contro di lui. Abbastanza scontate le reazioni del centrodestra. Primo fra tutti Matteo Salvini che lapidario twitta: “Prima le merendine, ora il crocifisso, ma questo è un ministro o un comico?”. Quindi Maria Stella Gelmini (Forza Italia) che si augura che “il ministro nella sua smania di tassare non proponga un balzello per i professori che indossano un crocifisso al collo”. E Paola Frassinetti, di Fratelli d’Italia, che non teme di rivendicare una egemonia culturale cattolica: “I fedeli di altre religioni devono per prima cosa rispettare i simboli della nostra fede, altrimenti, se ne sono infastiditi, nessuno li obbliga a rimanere qua”.

Ma pure nel centrosinistra le esternazioni di Fioramonti sono state accolte con freddezza. Il primo è Giuseppe Fioroni, della direzione nazionale del Pd: “Mi sembra opportuno ricordare che duemila anni di storia costituiscono un “patrimonio indisponibile” dell’Italia in quanto tale”. “Dunque – sostiene Fioroni – rientra nella saggezza di un governo escludere dal perimetro delle sue operazioni un azzardo manipolatorio della coscienza nazionale”.

Poi è la volta di Debora Serracchiani: “Non ricominciamo polemiche inutili sul crocifisso e non apriamone di nuove sulla foto di Mattarella. Ci sono troppi problemi da risolvere nella scuola per andare a ingolfarsi in un dibattito di principio che abbiamo già visto”.

Storcono il naso anche i renziani di Italia Viva: “Ministro Fioramonti – esorta Davide Faraone – lascia stare merendine, crocifisso, foto di Mattarella, giustificazioni. E pensa a fare il Ministro. Ripristiniamo l’Unità di Missione sull’edilizia scolastica? #ItaliaViva”. 

Alla fine Fioramonti guarda e passa: “Non voglio rispondere, le trovo polemiche sterili”, dice ai giornalisti che gli chiedono un commento. Ma allora perché parlarne?

Fonte: Ansa