Italia autunno caldo, ma Monti è speranzoso: “Parti sociali, nelle vostre mani”

Pubblicato il 5 settembre 2012 11:16 | Ultimo aggiornamento: 5 settembre 2012 12:35
Giorgio Squinzi e Mario Monti

Giorgio Squinzi e Mario Monti (Ansa)

ROMA – “Siamo ripartiti, l’Italia sarà presto fuori dalla crisi”. Mario Monti svela il suo ottimismo in un’intervista a Tg Norba 24. Poi lancia un appello alle parti sociali: “molto mature e consapevoli e il governo li aiuterà a rendersi veramente conto che molto della sorte dei lavoratori degli imprenditori e del paese è nelle loro mani e non soltanto nelle mani del governo”. Il premier ha spiegato che la “ripresa non si vede, ma è dentro di noi”. Ottimismo che si contrappone alla preoccupazione di Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, che a “La Telefonata”, in onda su Canale 5, parla di “autunno bollente” per la crisi delle aziende e che chiede al governo la detassazione dei salari.

Monti, in occasione dell’inaugurazione della Fiera del Levante di Bari, manda un messaggio alle parti sociali e a Squinzi: “Ci siederemo con loro per fare in tempi brevi un ragionamento sul fatto che la produttività italiana non sta andando bene e questo è vero da diversi anni”.

“OTTIMISMO” MONTIANO – Parlando della crisi Monti si mostra fiducioso: “La ripresa non la si vede nei numeri ma io invito a constatare che la ripresa, se riflettiamo un attimo, è dentro di noi ed è una cosa che adesso è alla portata del nostro Paese e credo anche che arriverà presto. Siamo ripartiti“.

Mentre la 76° edizione della Fiera del Levante a Bari si avvicina, Monti ricorda come l’anno precedente l’Italia rischiasse di essere travolta “da una crisi finanziaria come era avvenuto al di là del mare”. Il premier ha poi aggiunto: “Quest’anno tale prospettiva è decisamente allontanata, siamo tra i Paesi che decidono insieme in Europa come risolvere il problema greco, siamo reinseriti in un circuito di decisioni, siamo rispettati. Questo non è piovuto dal cielo, questo è stato il risultato di una presa di coscienza da parte della classe politica, da parte del governo, da parte dei cittadini della necessità di mettere su una base più sicura l’economia italiana, di togliere alcune deviazioni rispetto alla saldezza di lungo periodo. Questo naturalmente ha comportato, ed era inevitabile, dei sacrifici”.

SQUINZI PREOCCUPATO– “‘L‘autunno è già caldo, è bollente“. Squinzi lo ha detto ai microfoni di “La Telefonata” parlando delle crisi aziendali in corso, ed ha aggiunto: “Il problema è avere una politica industriale chiara, per il momento questo non sta succedendo”. Per il presidente di Confindustria la soluzione potrebbe essere nella detassazione dei salari, in modo da dare uno stimolo ai consumi  interni e far ripartire la crescita, perché “il calo della produzione industriale italiana è legato principalmente alla flessione dei consumi interni, dovuta in particolare al prelievo fiscale”.

Squinzi ha poi spiegato che oltre alle vertenze emblematiche dell’Alcoa, dell’Ilva e del CarboSulcis “ci sono migliaia di casi di piccole e medie aziende che stanno soffrendo, mediaticamente in silenzio, ma sono quelle che ci preoccupano di più. L’Ilva – ha proseguito – è un esempio evidente della complicazione normativa e burocratica del Paese: la Regione può imporre parametri più stringenti di quelli europei”. Un caso, quello di Taranto, che “dobbiamo essere capaci di risolvere per dare futuro e speranza a chi vuole portare avanti investimenti nel nostro Paese”.

Squinzi ha poi sottolineato il peso della burocrazia in Italia: “Finora abbiamo assistito ad aperture più che altro di principio, non abbiamo visto ancora provvedimenti concreti. Mi auguro che ci sia qualcosa sul tavolo di oggi con il governo. Abbiamo bisogno di semplificazioni. Abbiamo bisogno di un Paese normale. Se il Paese non assicura condizioni normali in linea con l’Europa e con il mercato globale, non andremo molto lontano”.

Ultima stoccata infine sulla riforma del lavoro, già bocciata in passato: “Non la giudichiamo in maniera positiva, perché ha tolto molta flessibilità in entrata senza dare una svolta alla flessibilità in uscita. E’ stata un’occasione persa, anche se è ancora possibile intervenire per migliorarla”.