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Di Maio-Briatore: “Renzi sei fuori!”. Lutto Mentana-Floris

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Matteo Renzi e Luigi Di Maio

ROMA – Di Maio marchese del…Grillo. Ma Beppe Grillo c’entra nulla, non è sua la casata cui mostra di appartenere il giovane Luigi Di Maio. Il lignaggio esposto e rivendicato in azioni e parole (le ultime in ordine cronologico) da Di Maio Luigi è quello del Marchese del Grillo della cinematografia italiana. Quello incarnato da Alberto Sordi, quello rimasto nella memoria di tutti con il suo famosissimo “Io so’ io e voi non siete un c…”. Ecco Di Maio, nelle sue proporzioni e misura e per quanto madre natura gli concede in eleganza ed eloquio, il suo “io so’ io” lo ha solennemente pronunciato, manco a dirlo postandolo su facebook.

Il “voi non siete un c…” di Di Maio stavolta ha avuto un indirizzo unico e preciso: Matteo Renzi. Di Maio marchese ha comunicato che lui, candidato premier, non si abbassa a confrontarsi in tv con chi candidato premier non è, cioè Matteo Renzi. Che Matteo Renzi non si candidato premier è pure possibile, ma per sbrigarsi con questa lentezza della plebe altrui, Di Maio marchese lo ha decretato: Renzi non è, non ha il sangue blu dei candidati premier, quindi con lui non ci parlo.

Cose che voi umani…avrebbe detto il replicante del primo Blade Runner. E chi l’aveva mai visto un politico che sfida a un dibattito in tv, impone il dove del dibattito, lancia il guanto di sfida, convoca i padrini del duello e poi…si sfila? Sublime e superlativa performance del lanciare il sasso e nascondere la mano, in materia Di Maio un vero artista.

Però forse, al netto della monumentale arroganza e supponenza di Di Maio (supponenza che gli sia dovuta la credibilità popolare qualsiasi furbata allestisca), una cosa fondata e vera nella recita artefatta di Di Maio c’è. E la cosa è che Matteo Renzi forse potrebbe ancora essere candidato premier, ma di certo premier non sarà. Per sue responsabilità ed errori e per una campagna di demonizzazione nei suoi confronti e per una reazione di rigetto che ha unito anti sistema e sistema contro ogni ipotesi di riformismo anche minimo, Matteo Renzi è oggi una garanzia. Di ostilità e non voto nei suoi confronti.

Sotto il governo di Renzi e poi Gentiloni il paese ha migliorato e non di poco la sua condizione economica. Ma il paese gli vota contro come fosse di gran lunga peggiorata. E’ un fatto e con i fatti è abbastanza usuale ma altrettanto inutile polemizzare. Renzi è per l’opinione pubblica italiana (quella per così dire alta degli addetti alla comunicazione e quella per così dire bassa dei cittadini, giù fino alla rete di gallerie dei social) un punta spilli, un bersaglio per lanciar freccette, un San Sebastiano da trafiggere per nulla neanche santo.

Così dalla combinazione di un Di Maio che fa il Marchese del Grillo e un Renzi re Mida alla rovescia che quel che tocca rende ferraglia e non oro, nasce che Renzi in Sicilia ha perso come previsto, anche meno del previsto, ma ciò gli valga la lettera di licenziamento dalla politica firmata Di Maio. Di Maio-Briatore che nel suo The Apprentice del potere sentenzia “Renzi, sei fuori!”

Unica conseguenza visibile finora il lutto giornalistico verosimilmente indossato da Enrico Mentana e Giovanni Floris che dovevano, su indicazione M5S, essere la casa e lo schermo del confronto Di Maio-Renzi.

Con tutto il rispetto per il dolore di Mentana-Floris, altro e più grande lutto non viene vissuto, riconosciuto e pianto. Il lutto per la morte definitiva di ogni briciolo di serietà nella vita pubblica: Di Maio che fa Briatore senza neanche sapere che lo fa, Renzi che galoppa su cavalli di pezza e impugna spade di cartone, Salvini e Meloni sempre più sorella e fratello De Rege…Berlusconi il più serio, equilibrato, affidabile.

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