Di Maio hesitation: fermate M5S, voglio scendere

di Lucio Fero
Pubblicato il 22 Gennaio 2020 11:15 | Ultimo aggiornamento: 22 Gennaio 2020 11:15
Di Maio hesitation: fermate M5S, voglio scendere

Di Maio hesitation: fermate M5S, voglio scendere (Foto Ansa)

ROMA – Di Maio hesitation, ma non è l’esitazione mimata di un elegante passo di danza. Somiglia più all’esitare senza sbocco reale di chi sospira e mima un impossibile: fermate M5S, voglio scendere. La battuta originaria era: fermate il mondo , voglio scendere. Ed era un elegante, efficace e irrealizzabile paradosso, ne era consapevole chi lo pronunciava.

E consapevole lo è anche Luigi Di Maio. Consapevole che l’impossibile è sia scendere che fermare M5S che gira in giostra, anzi in trottola che sta perdendo energia ad ogni giro. Difficile non capire ciò che sta provando Di Maio e in qualche modo non essere umanamente comprensivi con il suo affanno. M5S gira su un’orbita di decadimento. Non solo elettorale, fosse solo quello. Certo, non sono più i tempi del 30 e passa per cento e forse mai torneranno. Ma col 15 o 20 per cento si fanno un sacco di cose.

Alla condizione però di sapere cosa si vuol fare. E cosa vuol fare M5S davvero? Sostanzialmente tornare nell’utero materno del “vaffa”. Governare, il governo corrode e consuma la fibra, la natura profonda, il perché di M5S. Governare con Salvini è stato per M5S perdere non solo la partita ma anche la purezza. Governare col Pd è per M5S bagno turco di realtà in cui sfumano ed evaporano sogni, speranze, illusioni. Governare scioglie la rete molecolare di Mt5S come sole scioglie ghiaccio. Ghiaccio non scompare, sparisce, diventa altra cosa. M5S è la forma solida, il ghiaccio del rancore e malumore popolare, al calore del governare inevitabilmente si scioglie.

Quindi i “portavoce” del popolo, gli eletti al Parlamento che stavano uniti quando erano cittadini contro, ora che devono essere pro una forma o l’altra del governare, si squagliano. Non solo se ne sono andati già una trentina dai gruppi parlamentari, è che il personale politico di M5S si squaglia davanti al decidere, allo scegliere, al governare. Esempio clamoroso ed esaustivo: i consiglieri comunali di Roma che votano in massa contro sindaca Raggi M5S perché questa, pressata dall’immondizia in strada, ha scelto e indicato siti di raccolta in città e in provincia. Mai! Mai grida M5S in Campidoglio contro la Raggi. M5S è infatti mai un sito o un impianto per i rifiuti in nessun posto, mai! Quindi mangiarsela l’immondizia? Non ponete a M5S questa obiezione all’insopportabile suono e sapore di governo.

Quindi il si stava meglio quando si stava peggio di Di Battista che vuole tornare a Salvini con cui sono evidenti le affinità di un bel po’ (ma non certo tutto) M5S. Quindi Grillo che: io vi ho creato, ha fatto tutto il possibile per voi, ma un po’ non vi riconosco più e comunque ho dato…Quindi quel po’ (ma non certo tutto) di M5S che si sente e vuole non certo sinistra ma progressista e democratica sì e quindi caso mai mangiamocelo il Pd ma stiamo da nel campo in cui sta il Pd.

Quindi ognuno dice la sua, ognuno al mattino si veste politicamente come gli pare in M5S. Quindi tutti a prendersela a torto o a ragione, a mezza voce o a voce alta, in faccia o alle spalle con Di Maio. Comprensibile la voglia, la tentazione, l’esitazione a mollare. A mollarli. Umanissima tentazione. Ma Di Maio non può scendere, per lo meno non a M5S fermo nel suo rollare impazzito. Se scende, se molla, spezza entrambe le gambe della sua vita politica.

Può solo fare la mossa di scendere ed è quello che fa. Nella speranza che M5S tutto, guardando la sua mossa, presti attenzione e rallenti, fermi la forza centripeta che lo consuma, smetta di squagliare. O, più modestamente e pragmaticamente, Di Maio fa la mossa per mettere le mani avanti di fronte a percentuali di voto misere in arrivo da Emilia e Calabria. E la comunicazione ci mette sopra, ci fa e ci fabbrica sopra la fiction dell’abbandono.