Fornero ai giovani: “Laurearsi per forza non serve. Meglio formazione tecnica”

Pubblicato il 1 ottobre 2012 12:48 | Ultimo aggiornamento: 1 ottobre 2012 14:40
Elsa Fornero

Elsa Fornero (Lapresse)

TORINO – Inutile inseguire la laurea se non si è motivati. Ne è convinta il ministro del Welfare, Elsa Fornero intervenuta alla cerimonia di premiazione degli studenti eccellenti delle università torinesi. ”In un mercato aperto come quello europeo laurearsi per laurearsi serve a poco – ha detto – Se ci si laurea male si hanno competenze modeste, che portano poco lontano, meglio non inseguire il titolo per essere dottori per forza. Meglio avere una formazione tecnica spendibile”.

Fornero parla a coloro i quali rincorrono il titolo universitario con scarsi risultati o magari impiegandoci più tempo del necessario. Quelli che a inizio mandato il suo vice, Michel Martone, aveva definito “sfigati”, riferendosi ai laureati fuori corso, e lei lo bacchettava per essersi espresso in modo non proprio politically correct.

Ma ora Fornero spiega che: “C’è un percorso da fare perché abbiamo svilito la formazione tecnica e professionale e indotto tutti a pensare che se uno non frequenta l’universita’ e fa una scuola professionale vale meno di un dottore. Non è così”, abbiamo bisogno di ridare dignità al lavoro operaio e tecnico. Un Paese non può pensare che il lavoro operaio sia s0cialmente meno valido. Un percorso di studio che valorizza il merito capisce le attitudini personali e le valorizza senza appiattire tutti in una realtà di scarsa soddisfazione e scarso reddito”.

Il ministro ha poi difeso, ancora una volta la riforma del mercato del lavoro: “E’ complicato e non funziona bene per magia, ma per buone regole. E credo che la nostra riforma ne abbia” ha sottolineato Fornero, ricordando la necessità di far tornare l’economia a crescere, con strumenti adeguati a fare incontrare domanda e offerta. Una situazione che in alcune regioni è così, mentre in altre c’è ancora da costruire, individuando dei requisiti minimi, e ricordando che sempre di più in futuro il lavoro verrà dalle imprese e non dal settore pubblico che restringerà la sua area di occupazione.