Gasparri: “Altro che razzismo, anche mio nonno era immigrato”

Redazione Blitz Quotidiano
Pubblicato il 6 Settembre 2015 11:03 | Ultimo aggiornamento: 6 Settembre 2015 11:35

Prosegue il programma di incontri ed approfondimenti ad #Everest015 nella splendida cornice di Giovinazzo.

Forte entusiasmo anche nella giornata di sabato che ha visto susseguirsi interventi importanti, tra i quali quelli di Elisabetta Gardini, Mara Carfagna, Lara Comi, segnati dalla grande partecipazione della platea presente alla manifestazione organizzata dal centro-destra.

Non è mancato, tra gli argomenti principali, quello dell’immigrazione. Tematica fortemente all’ordine del giorno nel nostro paese ed oggetto di discussione accesa per i protagonisti presenti in Puglia.

In tal senso, è da sottolineare l’aneddoto raccontato dall’ On. Maurizio Gasparri, relativamente a suo nonno Clemente. Gasparri, nel ribadire le sue pesanti critiche alle politiche del governo e alla richiesta di reintrodurre urgentemente il reato di immigrazione clandestina, ha rispedito al mittente le accuse di razzismo. Ha rivelato che anche suo nonno è stato un immigrato e poi ha fatto un paragone tra l’immigrazione italiana del primo dopoguerra e quella attuale sottolineando come, a differenza di allora, venga gestita in modo approssimativo e poco organizzato. Citando il sito “Ellis Island: The Statue of Liberty“, l’Onorevole di Forza Italia ha evidenziato di aver ritrovato la scheda relativa a suo nonno Clemente che ne attestava tutti i dati al momento dello sbarco. Come si vede dall’immagine, per tutti i nuovi arrivati venivano archiviate, tra le altre informazioni personali, l’anno di arrivo, l’età, il sesso, la nazionalità, ed alle navi veniva assegnato un nome identificativo (nel caso in questione Conte Rosso).

L’aneddoto aiuta a comprendere, secondo Gasparri, quanto possa essere auspicabile l’uso di un metodo analogo ed archiviare gli immigrati al fine di favorirne l’integrazione nel nostro paese, sia a livello burocratico che lavorativo, per una corretta gestione da parte dello Stato. E, conseguentemente, come siano infondate le accuse di razzismo per chi auspica questo tipo di “sistema”, che ha consentito a Clemente Gasparri, come a tanti altri, l’inserimento nella società americana ed una vita lavorativa serena fino al ritorno in patria.