Lega in piazza coi Sì Tav: il nord chiede il referendum

di Redazione Blitz
Pubblicato il 11 gennaio 2019 11:32 | Ultimo aggiornamento: 11 gennaio 2019 11:45
Lega in piazza coi Sì Tav: il nord chiede il referendum

Lega in piazza coi Sì Tav: il nord chiede il referendum

ROMA – La Lega sarà in piazza, sabato prossimo a Torino, partecipando al flash mob per il Sì alla Tav. Lo conferma Riccardo Molinari, capogruppo alla Camera. “Siamo pronti a sostenere con forza le ragioni dei Sì Tav – spiega – anche sabato in piazza Castello, a fronte della dichiarata scelta di apoliticità del comitato promotore della manifestazione. La Lega non ha mai avuto dubbi – dice Molinari – la Tav va realizzata: è una risorsa preziosa per lo sviluppo strategico dell’economia piemontese, e di tutto il Paese”.

Il sostegno politico alla realizzazione della Tav apre di fatto un altro fronte di contrapposizione fra alleati nella maggioranza di governo. La manifestazione di sabato è solo il primo passo: contratto o non contratto, il partito di Salvini è deciso ad ascoltare la voce dei cittadini, impegnandosi a sostenere anche la proposta di referendum del presidente della Regione Piemonte, Chiamparino, esponente Pd. I presidenti leghisti di Lombardia e Veneto, Fontana e Zaia, più Toti in Liguria, sono pronti ad unirsi al Piemonte. 

“Se venisse chiesto un referendum con un governo che si basa sulla partecipazione diretta, sulla democrazia e sull’ascolto dei cittadini – ha dichiarato Matteo Salvini- nessuno vorrebbe e potrebbe fermare la richiesta di referendum ovviamente. Io sono a favore, l’ho sempre detto che se c’è un’opera a metà è bene finirla, vediamo i tecnici che numeri ci portano in dote”.

Un fronte del nord, è l’idea, compatto nel chiedere al governo di almeno pronunciarsi, invece di nascondersi dietro l’attesa dei risultati dell’analisi costi-benefici, dossier chiuso nei cassetti del ministero delle Infrastrutture e che, non è più un segreto, ha già dato parere negativo. Per i 5 Stelle, contrari ideologicamente alla grande opera, la proposta di referendum è “una vergogna, una provocazione” (il senatore M5S Airola), mentre secondo il ministro Toninelli, più cauto per non offendere l’alleato di governo, “andava fatto 15 o 20 anni fa” e comunque, aggiunge, rimettere in discussione faceva parte del contratto di governo.