Tav, parere negativo. Ma la tirano per le lunghe, fino alle elezioni

di Redazione Blitz
Pubblicato il 10 gennaio 2019 11:21 | Ultimo aggiornamento: 10 gennaio 2019 13:52
Tav, parere negativo. Ma la tirano per le lunghe, fino alle elezioni

Tav, parere negativo. Ma la tirano per le lunghe, fino alle elezioni

ROMA – La famosa (o famigerata a seconda dei punti di vista) analisi costi-benefici sulla realizzazione del tratto Tav Torino-Lione c’è, è stata completata e si è risolta in una sonora bocciatura della grande opera ma il documento è chiuso nei cassetti del ministero delle Infrastrutture. Non possono esaminarlo la Francia che condivide la responsabilità dell’impresa, Bruxelles che senza una scadenza ai lavori ritira gli investimenti già stanziati, i residenti della Val di Susa, i cittadini in genere.

Il dossier (che fosse una bocciatura l’aveva già spifferato Bloomberg qualche settimana fa) infatti divide gli alleati del governo Lega-M5S, con i secondi che non la vogliono fare, coerentemente con il loro programma ma in imbarazzo perché il tema è elettoralmente sensibile. 

Uno degli esperti nominati dal governo nella commissione incaricata di analizzare pro e contro dell’opera, il professor Marco Ponti, ha annunciato oggi che la documentazione è stata consegnata al governo. Ma il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture è intervenuto per precisare: “Il documento ricevuto dal professor Ponti e dalla sua task force è una bozza preliminare di analisi costi-benefici sul Tav Torino-Lione e che è allo studio della Struttura tecnica di missione del Mit per un vaglio di conformità rispetto alle deleghe affidate ai consulenti del ministero”.  

Diverse fonti anche interne al governo dicono invece che quello è il rapporto definitivo, dietro il paravento della “bozza preliminare” si può cogliere invece solo la volontà di tirarla per le lunghe, di prendere tempo magari fino a maggio, quando ci saranno le elezioni europee. Una cifra, a dispetto della patina di segretezza imposta dal ministro Toninelli, circola con insistenza: la Tav è sotto al 3,5% di redditività associato all’opera, soglia tecnica sotto la quale la Tav non conviene, costa più di quanto farebbe guadagnare in termini di produttività generale.

Un no finale che modifica e ribalta l’analisi costi-benefici del 2012 commissionato dal soggetto promotore (Telt): quella del professor Ponti, segnala La Stampa, “avrebbe radicalmente ridimensionato i benefici apportati dalla maggiore sicurezza (in relazione agli incidenti) derivante dal passaggio dal trasporto su gomma a quello su ferro”. Viceversa, nel calcolo dei benefici derivanti dalla deviazione del traffico merci, l’analisi di Ponti non tiene conto solo dei costi, ma anche delle “variazioni del surplus sociale”.