Mario Borghezio: “Devo dare 58mila euro alla Kyenge. Qualcuno mi compra casa?”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 6 giugno 2018 12:23 | Ultimo aggiornamento: 6 giugno 2018 12:23
Mario Borghezio: "Devo dare 58mila euro alla Kyenge. Qualcuno mi compra casa?"

Mario Borghezio: “Devo dare 58mila euro alla Kyenge. Qualcuno mi compra casa?”

ROMA – “Sto cercando qualcuno che mi compri casa perché devo tirar fuori questi 58 mila euro, ormai diventati  definitivi. Li devo dare alla signora Kyenge e ai suoi avvocati. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] In parte glieli ho già dati, perché altrimenti mi pignoravano i mobili. Ne ho già versati 28 mila”. A La Zanzara su Radio 24 l’europarlamentare leghista Mario Borghezio rivela l’ultima condanna subita per diffamazione e odio razziale nei confronti dell’ex ministro del governo Letta Cecile Kyenge.

Ma Borghezio è esaltato dalla partenza del governo Lega-Cinque Stelle. “Salvini – dice Borghezio – finora ha iniziato piano, è stato anche cauto. Togliere i soldi per l’accoglienza? Mi sembra il minimo. Gli immigrati che dormono per strada possono andare nelle sedi del Pd che a differenza di noi è per l’accoglienza. Oppure nelle case di quelli di Liberi e Uguali, lì c’è tutta una bella genoria di persone portate molto più di noi per l’accoglienza. Ma non a spese del popolo italiano”.

Cosa farebbe lei per questo governo?: “Mi vedrei capo della Polizia, questo sì. Penso a Fouchet, ci vuole severità. Sì, è vero, tagliava le teste ma adesso non c’è neanche più la ghigliottina. Mancava il garbo di far rotolare le teste su un tappetino pulito. E poi non disinfettavano mai la mannaia.Adesso bisogna far rotolare qualche testa”. Poi attacca il presidente della commissione europea Juncker: “Il presidente Juncker in quelle rare occasioni in cui è lucido e non ha bevuto comunque dice sempre delle stronzate. Dare dell’ubriacone ad uno notoriamente ubriacone non è reato. E’ oggettività, la sua bevanda preferita è il whisky da quello che si sa”.