Monti candidato premier 2013? Dice no a Berlusconi, ma 61% elettori no a lui

Pubblicato il 16 Dicembre 2012 10:10 | Ultimo aggiornamento: 16 Dicembre 2012 10:10
Monti candidato premier 2013? Dice no a Berlusconi, ma 61% elettori no a lui

Mario Monti (Foto LaPresse)

ROMA – Mario Monti si candiderà alle prossime elezioni politiche del 2013? E’ una domanda che tutti si pongono, in Italia e in Europa. Secondo il sondaggio del Corriere della Sera, firmato da Roberto Mannheimer, il 30% spera in un sì. Ma se il 44% dei democratici di Pier Luigi Bersani è favorevole, ben il 61% tra centrodestra ed altre forze politiche ribadisce un secco no. Eugenio Scalfari su Repubblica parla invece di “tentazione” per la candidatura, ma ricorda: Monti ha detto no a Silvio Berlusconiche nella sua discesa in campo aveva mostrato un interesse per il premier nella sua coalizione.

Il no più forte a Monti premier, scrive il Corriere della Sera nel suo sondaggio, arriva proprio dal centrodestra, dove il parere sfavorevole ad una candidatura raggiunge l’80% tra gli elettori del Pdl. Tra elettori del Movimento 5 Stelle e della Lega Nord il no a Monti raggiunge il 70%. Ma nonostante questi dati, un Monti candidato premier sarebbe comunque preferito alla candidatura di Berlusconi.

Mannheimer sul Corriere della Sera spiega:

“Al di là del generico favore (o sfavore) per la discesa in campo del Professore, ci si deve però domandare quale sarebbe l’effettivo seguito su cui Monti potrebbe contare nel caso formasse una sua lista e quello che otterrebbe coalizzandosi con le altre forze politiche che già hanno espresso valutazioni positive sulla sua candidatura. Oggi circa il 3-5% dell’elettorato si dichiara già pronto, senza riserve, a votare alle elezioni una lista capeggiata da Monti. È meno di quanto alcuni osservatori si aspettano, ma occorre ricordare che, anche in passato, alcuni leader sono riusciti a conquistare una platea vasta, pur partendo inizialmente da un consenso limitato. E che altri hanno influito fortemente sulla politica italiana disponendo di meno del 10%”.

Ma, ricorda ancora Mannheimer, oltre ai voti “certi” non possono essere sottovalutati i voti di coloro che prenderebbero molto seriamente una candidatura di Monti alle prossime elezioni politiche:

“Si tratta di un altro 8-10% di elettori. Naturalmente, computando anche gli attuali votanti per l’Udc (in questo momento a circa il 5-6%), per Italia Futura (attualmente attorno al 2%) e per Fermare il declino (1%), il mercato potenziale dei consensi per una coalizione che si ispiri a Monti si accrescerebbe ulteriormente”.

Un quadro complicato quello che si prospetterebbe con un’eventuale discesa in campo di Monti, che potrebbe essere il leader designato dei moderati, elettorato a cui punta Berlusconi come dichiarato la sera del 15 dicembre. Elettori che Berlusconi vorrebbe recuperare, anche porgendo una mano a Monti, mentre il premier, spiega Scalfari nell’editoriale del 16 dicembre, ha ribadito il suo no al Cavaliere:

“Ieri però ha detto al nostro giornale (Repubblica, ndr) una cosa della massima importanza: non starà mai più con Berlusconi malgrado adesso con una giravolta di grande maestria il Cavaliere si sia dichiarato montiano.

Le cose sono dunque a questo punto: Monti non starà mai più con Berlusconi; darà un contributo se richiesto. Perfetto, ma in quale ruolo? Se cederà alla tentazione il ruolo non può che essere quello di primo ministro; ma qui c’è di mezzo il popolo sovrano chiamato al voto e il presidente della Repubblica cui spetta la nomina del premier e dei ministri da lui proposti. Se dalle urne il Pd uscisse vincente, rafforzato nella vittoria dal premio previsto dalla legge che assegna al primo arrivato il 55 per cento dei seggi della Camera, la guida del governo spetterebbe a quel partito salvo il risultato raggiunto al Senato dove il premio scatta con un meccanismo del tutto diverso.

A quel punto la parola passerà al centro moderato, guidato o sponsorizzato da Monti; oppure con Monti in panchina “en réserve de la République”, pronto a contribuire sia nell’un caso sia nell’altro”.

Il tempo a disposizione di Monti per presentare la sua candidatura, ricorda però il Corriere della Sera, sta ormai scadendo. Se il premier cadrà nella “tentazione” di scendere in campo dovrà farlo, e subito, o non ci sarà il tempo di raccogliere le firme necessarie ad una sua lista.