Mattarella, minacce di morte sui social. Vittorio Di Battista, padre di Alessandro, nell’inchiesta sul post Quirinale-Bastiglia

di redazione Blitz
Pubblicato il 29 maggio 2018 8:42 | Ultimo aggiornamento: 29 maggio 2018 12:24
Mattarella, minacce di morte sui social. Vittorio Di Battista, padre di Alessandro, indagato

Mattarella, minacce di morte sui social. Vittorio Di Battista, padre di Alessandro, indagato (Foto Ansa)

ROMA – Insulti e minacce contro il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella: la polizia postale monitora il web per segnalare all’autorità giudiziaria dichiarazioni che configurino reati.  [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play] L’inchiesta riguarda anche un post pubblicato sulla pagina Facebook di Vittorio Di Battista, padre del pentastellato Alessandro Di Battista, che però non risulta indagato, secondo quanto scrive l’Ansa.

Un fascicolo è stato aperto nei giorni scorsi per offese al prestigio e all’onore del presidente della Repubblica per un post pubblicato quando già Mattarella aveva dato l’incarico a Giuseppe Conte, ma prima che il caso Savona facesse crollare tutto: “Mister Allegria, fai il tuo dovere e non avrai seccature”, aveva scritto il padre di Alessandro Di Battista, aggiungendo che il Quirinale avrebbe potuto trasformarsi nella Bastiglia. Il reato contestato prevede condanne dai cinque ai quindici anni di carcere.

In base a quanto si apprende, inoltre, oltre a Vittorio Di Battista, ancora non formalmente indagato, sono al vaglio della magistratura capitolina altre posizioni che dovranno essere identificate dai carabinieri. Si tratta anche di soggetti che hanno commentato il post pubblicato a firma Di Battista, poi rimosso da Facebook.

La polizia postale ha acquisito anche il video postato su Facebook e poi rimosso da un poliziotto di Catania, Giovanni “Nanni” Circonciso, che critica Mattarella per la decisione di affossare i ministri proposti da Lega e M5s e affidare l’incarico a Carlo Cottarelli. La questura di Catania ha incaricato la polizia postale di acquisire il video per capire se nelle parole del poliziotto ci sono eventuali risvolti penali e disciplinari.

Nell’inchiesta della postale a livello nazionale sono confluite varie minacce postate sui social al capo dello Stato, a cui qualcuno a persino augurato di fare la fine del fratello, Piersanti Mattarella, ucciso dalla mafia nel 1980. Toni simili quelli dei commenti sulla pagina Facebook “Mattarella non è il mio presidente”, mentre su Twitter gira l’hashtag #ilmiovotoconta” contrapposto a quello di chi si schiera a favore del capo dello Stato nel nome di #iostoconmattarella.

Il presidente della Repubblica incassa il sostegno del Pd, che ha indetto per venerdì primo giugno una contromanifestazione rispetto alla mobilitazione del 2 giugno del Movimento 5 stelle e del 2 e 3 giugno della Lega. Anche il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, e quello della Cei, Nunzio Galantino, danno il loro appoggio a Mattarella, che riceve anche il plauso del presidente francese, Emmanuel Macron, e del New York Times, che aveva usato toni duri per il mai nato “governo populista” giallo-verde.

Intanto, l’inchiesta sulle minacce sul web va avanti. E rischia anche Vittorio Di Battista, che il 23 maggio aveva scritto un post, poi censurato da Facebook, senza mai citare esplicitamente Mattarella: “È il papà di tutti noi. È quello che si preoccupa di varare un governo. È quello che ha avallato la legge elettorale che impedisce di varare un governo. Poveretto, quanto lo capisco. (…) Per questo mi permetto di dargli un consiglio a costo zero. Vada a rileggere le vicende della Bastiglia, ma quelle successive alla presa. (…) Quando il Popolo di Parigi assaltò e distrusse quel gran palazzone, simbolo della perfidia del potere, rimasero gli enormi cumoli di macerie che, vendute successivamente, arricchirono un mastro di provincia. Ecco, il Quirinale è più di una Bastiglia, ha quadri, arazzi, tappeti e statue, Se il popolo incazzato dovesse assaltarlo, altro che mattoni. Arricchirebbe di democrazia questo povero paese e ridarebbe fiato alle finanze stremate”. Il post era stato rimosso da Facebook e Di Battista senior si era giustificato con amici e follower dicendo che non era sua intenzione fare marcia indietro.