Omofobia, La Stampa: la legge che non chiarisce i reati

Omofobia, La Stampa: la legge che non chiarisce i reati
Ivan Scalfarotto (Foto Lapresse)

ROMA – Omofobia, la legge non chiarisce i reati. Il motivo lo spiega Flavia Amabile sulla Stampa. Il provvedimento, relatore Ivan Scalfarotto (Pd), approvato dalla Camera lo scorso 19 settembre punisce chi insulta e discrimina in base all’orientamento sessuale, ma solo se lo fa da solo, e non in gruppo. Una norma che, secondo Movimento 5 Stelle e Sel, diventa un “salvacondotto” per associazioni e partiti omofobi, razzisti, nazifascisti.

L’emendamento “salva-associazioni” è quello proposto da Gregorio Gitti di Scelta Civica. Stabilisce che “non costituiscono discriminazione la libera espressione di convincimenti o opinioni riconducibili al pluralismo delle idee” anche nel caso siano “assunte in organizzazioni politiche, sindacali, culturali, religiose”. Un emendamento che ha fatto parlare gli M5s di rischio di “discriminazione dei lavoratori omosessuali”.

Quando meno il dibattito si è riacceso su un tema su cui l’Italia, quasi unica in Europa, non aveva ancora una legge. Questo perché quando, nel 193, si approvò la legge Mancino sulla discriminazione razziale, etnica e religiosa si eliminarono i riferimenti all’orientamento sessuale previsti nella prima stesura del provvedimento ma scomparvero nella stesura definitiva.

Un emendamento a firma di Walter Verini ha inserito nella legge Mancino un’aggravante per i reati “fondati sull’omofobia o transfobia”, che prevede per l’omofobia e la transfobia sanzioni come per il razzismo, la xenofobia e l’antisemitismo.

Flavia Amabile, però, si chiede: “Dove finisce la libertà di opinione e dove inizia l’omofobia? Dove il pensiero dei singoli deve fermarsi per non diventare discriminazione?”

 

 

 

 

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