Pd, Bersani chiede “unità e chiarezza ai suoi”. I veltroniani dicono no

Pubblicato il 13 Gennaio 2011 11:56 | Ultimo aggiornamento: 13 Gennaio 2011 13:32

Pier Luigi Bersani

Unità e prima ancora chiarezza da esprimere con un voto preciso sulla sua relazione. E’ quello che chiede al Partito Democratico il segretario Pier Luigi Bersani aprendo i lavori della direzione. Bersani ha annunciato di voler riformare le primarie “per salvarle” e di voler proporre una nuova legge elettorale basata sul doppio turno.

Il suo discorso, però, non ha convinto i veltroniani di “Movimento democratico” che per bocca di Paolo Gentiloni annunciano il voto contrario alla relazione.

”I prossimi mesi – ha detto Bersani – decideranno per i prossimi anni. Sono alla ricerca del massimo di unità visto il passaggio delicato ma serve anche chiarezza e chiederò che la direzione assuma una responsabilità attraverso il voto”.

Quanto alle riforme Bersani punta sulla proposta di una nuova legge elettorale basata sul doppio turno e una quota proporzionale. Difficile, però che il sistema piaccia al centrodestra. I radicali invece, prima ancora di ascoltare la proposta di Bersani, protestano con un sit in fuori dalla sede del Partito. ”Noi Radicali – ha affermato il segretario Staderini – siamo qui per ricordare ai dirigenti del Pd una scomoda verità ovvero che nel 2008 chiesero il voto per una riforma maggioritaria con collegi uninominali. Contro tentazioni proporzionaliste chiediamo il rispetto della parola data”.

Primarie logore, riformare per salvarle.Quindi le primarie, presentate dal segretario come uno strumento da “salvare” dalla minaccia del logoramento. . Come? Rivedendole. Il segretario ha detto nella sua relazione che le primarie in corso, per scegliere i candidati per le amministrative di primavera, verranno tutte svolte. Quanto alle future ”la parola d’ordine è riformarle per salvarle”. Bersani ha poi annunciato che del tema si parlerà in una grande assemblea; l’importante però, ha concluso, e’ riconoscere che questo strumento ”si va logorando” come dimostra il forte calo di partecipazione.

”Il Pd- ha esortato il segretario-  si metta alla guida di una riscossa italiana o il paese si disgrega. “‘Non siamo di fronte a un passaggio ordinario. La situazione è molto seria e per certi versi pericolosa. C’è una perdita di orizzonte”. Per il segretario del Pd ”se vogliamo rimontare un decennio berlusconiano dobbiamo lavorare immaginando un’agenda riformista per i prossimi dieci anni”.

Il paese ”ha forze e energie per reagire ma non basta liberarle. E’ necessario che la politica indichi una nuova strada a queste risorse”. Solo il Pd, ha insistito Bersani, è capace di riforme ”perché la destra non è stata capace”.

Fiat, “operai abbandonati dal governo”. Bersani quindi ha dedicato tempo ad uno degli argomenti più caldi del giorno, il referendum Fiat di Mirafiori. ‘Seguiamo con rispetto questa consultazione che ha esiti anche drammatici. Noi teniamo molto agli investimenti e i lavoratori stanno mettendo in gioco parte delle loro condizioni in nome di quegli investimenti e quindi del loro futuro”. Bersani denuncia poi ”l’incredibile solitudine a cui sono stati lasciati i lavoratori e i sindacati in un paese in cui le stock option galoppano, l’evasione è al massimo e le riforme professionali sono state affidate agli ordini professionali”.

Rispetto alle divisioni interne al Pd sulla Fiat, Bersani ha invitato ”a non affrontare questo problema come se fossimo delle tifoserie di Milan o Inter”. E attacca il governo: ”Ieri Berlusconi avrebbe dovuto farsi spiegare dalla Merkel come ha gestito la crisi dell’auto e della Opel. Anche Obama ha fatto lo stesso e così Sarkozy. Solo Berlusconi è stato con le mani conserte”.

Il no dei veltroniani. Il segretario del Pd non fa in tempo a chiedere “chiarezza e unità” che subito nel Pd arrivano i primi “distinguio”. Movimento democratico, la corrente di Walter Veltroni voterà infatti  contro la relazione del segretario Pier Luigi Bersani. Lo ha annunciato, a nome dei “Modem”, Paolo Gentiloni al termine del suo intervento.

“Dobbiamo stare dalla parte di Marchionne? – si chiede Gentiloni – Non è questo il punto. Ma il Pd dovrebbe essere a sostegno del ‘sì all’accordo di Mirafiori in maniera esplicita”. Per quanto riguarda poi il tema delle alleanze, Gentiloni invita il partito ad “evitare di rinchiudersi all’angolo”. “E’ giusto guardare avanti però dobbiamo farlo sapendo che l’accordo con il terzo polo non c’è e in ogni caso non ci garantisce sulla possibilità di iscrivere in questa ricerca dell’accordo la limpida forza riformista che noi rappresentiamo”.

Infine Gentiloni affronta il tema del voto finale: “Io avrei esclusa l’esigenza di un voto finale Bersani tuttavia lo chiede e noi anticipiamo a questo punto la nostra decisione di votare contro”.