Elezioni: Pd morto, che respira. Aveva 57 sindaci, ne ha 31. Destra cresce da 23 a 42. M5S sale da 4 a 5.

di Riccardo Galli
Pubblicato il 26 giugno 2018 13:23 | Ultimo aggiornamento: 26 giugno 2018 13:23
Pd elezioni ansa

(foto Ansa)

ROMA – Elezioni: Pd morto, che respira. Perché politicamente oggi senza dubbio morto, ma 31 Comuni comunque li conquista. Male, malissimo. Eppur respira

Quest’ultima tornata elettorale è certamente finita male per il fu centro-sinistra e ora Pd, ma in verità meno peggio di quello che le cronache raccontano [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,- Ladyblitz clicca qui –Cronaca Oggi, App on Google Play]. I dem hanno infatti vinto in 31 comuni superiori ai 15mila abitanti contro i 42 del centro-destra. Ne hanno persi tanti altri e soprattutto alcuni ‘pesanti’ come quelli toscani, ma hanno in sostanza replicato il risultato che proprio il centro-destra realizzò 5 anni fa. Anche se questo non vuol dire che il Pd, nei prossimi 5 anni, riesca a tornare maggioranza.

Nessun dubbio che il partito che è stato di Matteo Renzi sino al 4 marzo viva una crisi profonda di uomini, di leader e ancor più e peggio di idee. Meno in crisi sono però i numeri che possono dare qualche speranza di rinascita al Pd. Le sconfitte a Pisa, Siena e Imola pesano e fanno dei dem gli sconfitti di queste elezioni. Ma per quanto rumorose, accanto a queste debacle ci sono le vittorie a Brescia al primo turno e a Brindisi ed a Ancona al secondo, per un finale 42 a 31 che calcisticamente varrebbe zero punti ma un’uscita dal campo a testa alta. Il centro-sinistra che governava in 57 comuni, di cui 15 capoluoghi, adesso ne amministra 31 di cui 5 capoluoghi.

Sul partito retto ora da Maurizio Martina pesa l’incapacità di attrarre voti, specie al ballottaggio. Caratteristica speculare al Movimento5Stelle decisamente affaticato in queste comunali ma che, quando riesce a raggiungere il secondo turno, vince quasi sempre. Cinque su sette le vittorie grilline in questi ballottaggi grazie alla capacità di attrarre voti da destra come da sinistra. I dem invece faticano persino a fare il pieno dei voti di quella che sarebbe la loro area di riferimento.

Il vincitore di queste elezioni è e resta il centro-destra a decisa trazione leghista, passato da 23 a 42 comuni amministrati e a livello di capoluoghi da 1 a 10, rovesciando il risultato del 2013. E poi ci sono le liste civiche che vincono in 20 comuni. Fotografia questa che cristallizza la realtà italiana all’indomani delle comunali, ma che non riesce e non può cogliere l’umore del Paese e dei suoi elettori. Se numericamente parlando il Pd è meno ‘morto’ di quanto lo si racconti, le sue difficoltà politiche sono molto più grandi di quanto il risultato elettorale lascia intendere.

Apparentemente ancora tramortito dal k.o. del 4 marzo, i dem sono quasi quattro mesi che sembrano muoversi senza strategia e senza idee. Incapaci di ribattere ad un governo distante da loro come mai e incapaci persino di fare opposizione. Cosa che da che mondo è mondo sarebbe più semplice che governare. Se questa situazione non cambierà, se la barra del timone del partito non verrà ripresa, la deriva del Pd continuerà ad essere pericolosa e la prossima sconfitta sarà peggiore di questa.

Nel 2013 i comuni al voto erano sostanzialmente gli stessi e la tempistica del voto fu simile. Si votò prima alle politiche e qualche mese dopo alle amministrative con il centro-destra che passò da 62 comuni – di cui 10 capoluoghi – a 22 e nessun capoluogo. Indubbiamente un pessimo risultato che fu però la premessa di una rivincita che 5 anni dopo porta la Lega ad un passo dall’essere il primo partito e il centro-destra maggioranza nel Paese. Sullo sfondo i grillini che, nonostante un’enorme dote elettorale, sembrano essere in balia di Matteo Salvini.