I politici non mollano l’osso, tutti gli altri prendono esempio

di Lucio Fero
Pubblicato il 4 Luglio 2011 15:19 | Ultimo aggiornamento: 4 Luglio 2011 16:58

foto Lapresse

ROMA – I politici non mollano l’osso e… fanno scuola. Tutti gli altri prendono esempio ed è una avvincente gara ad emulare i “maestri”. Si favoleggia di stipendi per i parlamentari ridotti della metà o giù di lì, il giorno in cui saranno retribuiti al livello medio dei loro omologhi in Europa. Si favoleggia di pensioni ai parlamentari non più dopo una sola legislatura, si favoleggia di soldi ai partiti ridotti di un terzo, anche di più. Ma quando? Dalla prossima legislatura, dai prossimi parlamentari. Quelli che oggi parlamentari sono già non si fanno toccare i “diritti acquisiti”, stipendi e pensioni in primis.

Ipocrita, offensivo, furbastro ripararsi dietro i “diritti acquisiti” e infatti sui politici che non mollano l’osso cala la disapprovazione generale. Ma generale è anche l’idea secondo cui “ciò che ho preso me lo tengo”. Idea che distorce e inquina anche la difesa dei diritti acquisiti dai pensionati. In tempi di inflazione crescente amputare le pensioni della rivalutazione, bloccare insomma le pensioni anche di mille, millecinquecento euro al mese è, come dice Vendola, “patrimoniale sui poveri” e mani ben affondate nelle tasche del ceto medio. Infatti insorge Vendola e con lui Bossi e Bersani e Di Pietro e Casini e i sindacati, la Cgil della Camusso pronta allo sciopero e la Cisl di Bonanni pronta alla lotta. Bene, bravi: le pensioni, quelle vere, non possono essere bloccate. Vale anche per le pensioni “aggiustate”?

In Italia tra pensioni di invalidità e di reversibilità si arriva ad una quota che è il triplo di quella degli altri paesi europei. Diventiamo invalidi il triplo, vedovi e o vedove il triplo? Ovvio che no, ovvio che i criteri di concessione di queste pensioni sono da noi da sempre molto larghi. Ma nessun Bossi eo Bonanni, nessun Vendola o Camusso, e neanche nessun Tremonti, dice che le pensioni “aggiustate” vanno bloccate se non revocate. Anche queste, anche le pensioni aggiustate vengono arruolate a pieno titoli tra i “diritti acquisiti”.

Per non toccare le pensioni vere, per non lobotomizzarle rispetto all’aumento del costo della vita, sarebbe facile e pure giusto. Basterebbe abolire le pensioni di anzianità. Nessuno farebbe la fame:chi ha un posto di lavoro lavorerebbe qualche anno in più, lo Stato risparmierebbe sul monte pensioni quel che serve a ridurre il deficit, le pensioni “acquisite” non sarebbero toccate. Ma a proporlo è solo un uomo che non ha bisogno di voti, quel Cirino Pomicino che può dire la verità tanto nulla conta più, una voce che viene dal passato, una voce di chi contribuì all’esplosione del debito pubblico italiano. Ed è tremendo paradosso quello che da tale pulpito debba venire giusta e inutile predica.

E se non si toccano le pensioni, allora si aumenta l’Iva? Giammai: i commercianti non ci stanno, si dicono certi che l’aumento di un un per cento del prezzo delle merci renderebbe deserti i negozi. Sono gli stessi che all’epoca del cambio di moneta dalla lira all’euro non si spaventarono ad aumentare i prezzi medi del cinquanta per cento. Non ci stanno i commercianti, non ci sta la Cgil. Quindi l’Iva non si tocca.

Si tocca allora la spesa di Regioni e Comuni e Province? Giammai dice Vasco Errani del Pd a nome della Regioni e Osvaldo Napoli del Pdl a nome dei Comuni. Errani è riuscito a dire che “si taglia la spesa a chi fa politica industriale”. La politica industriale la fanno Regioni e Comuni?

Allora si faranno pagare le tasse agli evasori. Ma non agli allevatori che votano Lega e abitano in “padania”, il governo ci ha rinunciato. E niente più ganascia fiscale o visite a casa di quelli di Equitalia. Gli evasori sì, quelli debbono pagare, ma gli evasori “altri”. I sondaggi dicono che la maggioranza degli italiani ritengono di “avere già dato” e tutto il paese difende i suoi diritti acquisiti, privilegi, facilitazioni ed esenzioni rigorosamente compresi. Nessuno molla l’osso, a partire dai politici. Il civile dibattito è su quale sia l’osso più grosso e su chi abbia i denti più forti o almeno ringhi di più. Se però qualcuno trasforma tutto questo in un “rating” ci offendiamo.