Polizia: levateci il contratto, ma basta promozioni e straordinari non pagati

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 settembre 2014 12:40 | Ultimo aggiornamento: 5 settembre 2014 12:43
Polizia: levateci il contratto, ma basta promozioni e straordinari non pagati

Polizia: levateci il contratto, ma basta promozioni e straordinari non pagati (Repubblica)

ROMA – Un poliziotto (un carabiniere, un militare, un vigile, un finanziere) prima col rinnovo contrattuale di una certa categoria passava da uno stipendio di 100 a 105, cioè vedeva aumentare la sua busta paga del 5%, e il governo Renzi gli ha detto di no. Il rinnovo del contratto lo aspettano dal 2009.

Ma non è questo, in un momento di crisi e di contrazione generale dei salari, il vero motivo su cui dovrebbero protestare e protestano le forze dell’ordine.

Il motivo per cui si dovrebbero lamentare e si stanno lamentando è il blocco salariale: ovvero un poliziotto che viene promosso ma prende gli stessi soldi che prendeva prima. Il paradosso è che uno potrebbe diventare questore conservando la stessa busta paga che aveva come agente semplice. L’altro motivo per cui le forze dell’ordine sono sul piede di guerra è che non vengono e non verranno pagati gli straordinari.

“Riceverò personalmente gli uomini in divisa, ma non accetto ricatti”, aveva detto in serata il premier Renzi, “Volentieri apriamo un tavolo di discussione su tutto con le forze di sicurezza che sono fondamentali per la vita dell’Italia, ma siamo l’unico Paese che ha cinque forze di polizia. Non tocchiamo lo stipendio né il posto di lavoro di nessuno. Ne riparleremo nella legge di Stabilità”.

Il governo ha cercato poi di minimizzare la notizia del blocco degli stipendi pubblici, che riguarda tutti gli statali, ricordando che era già previsto nel Def, il Documento di economia e finanza. Ma, fa notare Repubblica, il governo dimentica di precisare che quella notizia è stata già smentita due volte, in aprile dal ministero dell’Economia e il mese scorso da Renzi stesso. Per poi essere a sorpresa confermata mercoledì dal ministro della pubblica amministrazione Marianna Madia.

E se la Madia aveva soffiato sul fuoco su Twitter paragonando il mancato rinnovo contrattuale al bonus da 80 euro, il sottosegretario alla Pubblica Amministrazione Angelo Rughetti rilancia. Intervistato da Repubblica, dichiara:

“Con la crescita allo 0,8%, com’è sin qui nel Def, potevamo contare su margini che ora, con il Pil negativo e l’inflazione a zero, si sono ristretti. Bisognava fare una scelta politica. Noi l’abbiamo fatta: la nostra priorità è sostenere i redditi più bassi. E non privilegiare alcuni corpi sociali a discapito di altri”.
Ma non è fuori luogo il parallelo tra bonus e contratto?
“No, parliamo sempre di lavoratori. L’unica diversità è quanto guadagnano. Se mettevamo 10 miliardi sul rinnovo del contratto anziché per gli 80 euro, avremmo accontentato tre e non undici milioni di italiani e non avremmo fatto redistribuzione sociale”.

L’altra campana è quella dei sindacati di polizia (Siap, Siulp, Coisp):

Le divise sono in subbuglio e «chiedono le dimissioni dei ministri della Difesa Roberta Pinotti e dell’Interno Angelino Alfano». A farle infuriare è stato l’ulteriore proroga del blocco dei tetti salariali previsto da una legge dell’ultimo governo Berlusconi che avrebbe dovuto congelare i salari solo per il triennio 2010-13. «Poi, però — si lamenta Tiani — il blocco è stato prorogato per il 2014 e ora il ministro Madia lo ha annunciato per il 2015. Ciò che era provvisorio, sta diventando perpetuo». Maccari risponde a Renzi, che accusa i poliziotti di fare ricatti. «Noi non chiediamo — spiega — il rinnovo del contratto, fermo dal 2009. Ma lo sblocco dei tetti salariali, ovvero quel meccanismo perverso per il quale non possiamo guadagnare più dell’anno precedente. Questo vuol dire che se uno viene promosso, guadagna come quando aveva il grado inferiore». Dal 2010, da quando è entrata in vigore la norma, 125 dirigenti superiori (questori o dirigenti di compartimento), hanno assunto l’incarico, le responsabilità, gli oneri, ma con lo stipendio che avevano prima. Tra queste vittime del blocco che non percepiscono lo stipendio adeguato al loro attuale incarico, anche funzionari che oggi fanno i questori a Crotone, L’Aquila, Isernia, Arezzo, Siracusa, Catanzaro, Cagliari, Genova, Perugia, Cosenza, Matera, Pistoia, Reggio Emilia e Varese.
«Dal 2010 — rincara la dose Lorena La Spina, segretario dei Funzionari — al comparto sicurezza sono stati tagliati 5 miliardi di euro, 3,2 dei quali riguardano i nostri stipendi».

Alle forze dell’ordine però è vietato scioperare, per legge. E allora cosa hanno intenzione di fare?

Lo spiega Felice Romano, leader del Siulp. «Vero. Non possiamo fare sciopero. Ma è nostro diritto, però, applicare il contratto. E noi chiederemo di applicarlo alla lettera, senza più concedere deroghe». Così, si bloccherà la giustizia. Ecco un esempio che spiega come e perché. «Da Reggio Calabria – dice Romano – parte un pullman con 50 migranti e 4 poliziotti diretti al Nord, un viaggio a volte di 18, 20 ore. Visto che Renzi e Madia sostengono che noi siamo statali come tutti gli altri, ci comporteremo da tali. Anziché fare il viaggio tutto in una volta, allo scadere del nostro orario, dopo sei ore, ci fermeremo. E quindi, il viaggio di un giorno durerà due o tre. Con costi alle stelle perché bisognerà dare alloggio ai poliziotti. Ma anche ai 50 migranti». Questo «no agli orari in deroga», come viene chiamato tecnicamente, è già scattato in mezza Italia, da Aosta a Varese, Verona, Vicenza, Genova, Bologna Brindisi Catania, Napoli Pavia e altre città. In questo modo sarà paralizzata la gestione dell’ordine pubblico. «Partita di calcio? — chiosa Felice Romano — manifestazione No-Tav? Black bloc infiltrati nei cortei? Dopo sei ore, qualunque cosa succeda, fine del servizio: tutti a casa».