Premier, forse rispunta proprio Di Maio. Lui ci prova

di Redazione Blitz
Pubblicato il 17 maggio 2018 9:59 | Ultimo aggiornamento: 17 maggio 2018 21:21
Premier, forse rispunta proprio Di Maio. Lui ci prova

Premier, forse rispunta proprio Di Maio. Lui ci prova

ROMA – Trattativa ad oltranza tra Lega e M5s fino a che non uscirà il nome del candidato premier. [App di Blitzquotidiano, gratis, clicca qui,Ladyblitz – Apps on Google Play] Dal fortino M5s si annuncia la chiusura dell’ accordo sul contratto di governo: “Il lavoro sul contratto è finito” e l’ultima parola spetta a Luigi Di Maio e Matteo Salvini.

Quello che sembra acquisito nella trattativa è un premier targato 5 Stelle. Con Di Maio di nuovo pronto ad assumersene la responsabilità in prima persona, dopo le giravolte di queste lunghe settimane. Un tentativo estremo: Salvini chiuderebbe l’accordo solo a patto di avere mano libera nella politica anti-immigrati da ministro degli Interni, con il fido Giorgetti a marcare stretto Di Maio come sottosegretario alla presidenza del Consiglio (e con la delega del comando dei servizi segreti).

LEGGI QUI la bozza del contratto di giovedì 17 maggio.

Con Di Maio a Palazzo Chigi si ritornerebbe in pratica dal via in questo gioco dell’oca. Altri nomi grillini sono stati proposti, anche il neo-acquisto Carelli, ma la mossa è apparsa più che altro un diversivo per proteggere le reali intenzioni (un po’ come avvenuto con l’elezione di Roberto Fico a presidente della Camera). Anche Salvini otterrebbe un grande risultato, perché agli Interni è affidata la gestione degli immigrati, tema sensibile nella dialettica con l’Europa, tema sul quale il presidente Mattarella si riserva di intervenire come su altri ruoli chiave come l’Economia, gli Esteri, la Difesa.

Tra i grillini si punta segretamente su Di Maio, con la speranza che alla fine la Lega ceda davvero, anche se qualche resistenza c’è ancora. Ieri l’ultimo summit segreto tra i due leader è durato oltre tre ore. Hanno parlato di premier e di ministri. Matteo Salvini esulta perché sente che il suo nome non è più un problema per il ministero dell’Interno. Conferma che «un leghista al Viminale sarebbe una garanzia per rimpatri ed espulsioni». Sta attento, però, a non esporre se stesso, prudente fino all’ultimo. Anche perché in gioco ci sono altre poltrone importanti per la Lega: Agricoltura, Trasporti e Sviluppo economico. (Amedeo La Mattina, Ilario Lombardo, La Stampa)

 

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