Presidente della Repubblica FAQ: come e quando si elegge. Grandi elettori, quorum…

di Antonio Sansonetti
Pubblicato il 29 Gennaio 2015 11:06 | Ultimo aggiornamento: 29 Gennaio 2015 11:13
Presidente della Repubblica FAQ: come e quando si elegge. Grandi elettori, quorum...

Tutti i presidenti della Repubblica Italiana. ANSA

ROMA – Presidente della Repubblica: come si eleggeQuando iniziano le votazioni? Giovedì 29 gennaio alle 15 ci sarà la prima votazione per eleggere il nuovo presidente della Repubblica, il dodicesimo in 69 anni di vita repubblicana. Facendo il presidente del Senato Piero Grasso le funzioni di presidente supplente, il compito di convocare l’assemblea di Camera e Senato in seduta plenaria con i 58 rappresentanti delle regioni toccherà alla presidente della Camera Laura Boldrini.

Chi elegge il presidente della Repubblica? I “grandi elettori”, che quest’anno sono 1009. Chi sono, quanti sono i “grandi elettori” e come vengono scelti? Sono i 630 deputati e i 315 senatori, più 6 senatori a vita (Napolitano compreso) e 58 rappresentanti delle Regioni. I rappresentanti sono 3 per ogni Regione, di solito il presidente più 2 cariche importanti. La Valle D’Aosta ha solo un rappresentante: il suo presidente.

Quanti voti ci vogliono per eleggere il presidente? Il quorum, ovvero i voti che servono per eleggere il presidente della Repubblica, cambia. Nelle prime tre votazioni servono i due terzi dei voti dei componenti dell’assemblea per eleggere il presidente. La “quota magica” è 673. Dalla quarta votazione in poi il quorum si abbassa: basta il 50% + 1 dei voti dei componenti per eleggere il successore di Napolitano. Serviranno quindi 505 voti. Piccolo dettaglio: il “galateo” istituzionale vuole che presidente della Camera e presidente del Senato non votino. Il che abbassa il numero dei votanti a 1007. Ma non cambia comunque il quorum, perché si riferisce ai componenti dell’assemblea e non ai votanti.

Come avviene la votazione? Per consuetudine voteranno prima tutti i senatori, poi i deputati e quindi i delegati regionali. La ”chiama” dei grandi elettori sarà ripetuta due volte. Ognuno, per assicurare la segretezza del voto, entrerà nelle cabine poste sotto il banco della presidenza e scriverà il nome del candidato che intende votare nella scheda che gli viene consegnata dal commesso e che è timbrata e firmata dal segretario generale di Montecitorio. Quindi, uscito dalla cabina, l’elettore depositerà la scheda, ripiegata in quattro, nell’urna di vimini e raso verde, ribattezzata ”l’insalatiera”, davanti alla quale c’è un segretario di presidenza.

Come avviene lo spoglio? È fatto dal presidente della Camera, che legge in Aula i nomi dei candidati uno ad uno ad alta voce. Il conto delle schede viene tenuto dai funzionari della Camera e dai componenti dell’ufficio di presidenza di Montecitorio, che si assumono il compito di scrutatori. Nel 1992 Oscar Luigi Scalfaro era presidente della Camera e lesse le schede della votazione che lo portò al Quirinale; ma, poco prima che il quorum fosse raggiunto, lasciò il posto al vicepresidente della Camera, Stefano Rodotà, e aspettò il risultato definitivo nel suo ufficio.

Quando vengono letti i risultati? Per ogni votazione vengono letti all’Assemblea al termine dello spoglio. Per essere messe a verbale, le preferenze ai candidati devono essere almeno due. Chi riceve un solo voto viene conteggiato genericamente tra i voti dispersi.

Come sono composti i Grandi elettori? Il partito più rappresentato è il Pd, con 446 grandi elettori. Segue Forza Italia con 147, quindi il Movimento 5 Stelle con 139. Il Nuovo Centro Destra-Udc (Alfano e Casini) ha 73 Grandi elettori, la Lega Nord 38, Sel 34, Fratelli d’Italia con 12. Il Gruppo Misto ne conta 30.

Con quali accordi si può eleggere il nuovo presidente? Il “patto del Nazareno” può reggere? Se votassero uniti sin dal primo scrutinio, Pd, Forza Italia, Ncd, Gal e Scelta Civica potrebbero eleggere il presidente anche nelle prime 3 votazioni. Ma Renzi sembra puntare alla scheda bianca nelle prime tre votazioni per poi eleggere il presidente nella quarta, quando il “patto del Nazareno” potrebbe sopportare anche la defezione di 230-240 dissidenti fra Pd e Forza Italia.