Regionali, il calo dei votanti: i sondaggisti danno i numeri

Pubblicato il 29 Marzo 2010 12:13 | Ultimo aggiornamento: 29 Marzo 2010 14:02

Un calo importante dell’affluenza alle urne: alle 22 di domenica sera è questo il dato che si impone. Un dato che viene strillato scorrettamente dai grandi quotidiani  (vedi Repubblica e La Stampa) che titolano  “-9%”. In realtà sono 9 punti percentuali di meno che si traduce in -16% circa di contrazione rispetto a quel 56% di votanti del 2005 preso come giusto termine di paragone.

Sessantanove. Anzi no, sessantacinque. Ma forse anche meno: sessantadue. Con il rischio che non si arrivi ai sessanta. I sondaggisti danno i numeri ma l’unica certezza di queste elezioni Regionali è il calo evidente dell’affluenza alle urne. Alle 22 di domenica 28 marzo, infatti, aveva votato soltanto il 47%  (quasi nove punti in meno delle ultime Regionali dopo il primo giorno) degli aventi diritto. Una percentuale destinata a salire  nella mattinata di lunedì ma che farà comunque registrare un forte passo indietro rispetto alle ultime regionali.

E sull’affluenza a dare i numeri sono soprattutto gli esperti in sondaggi che un calo lo avevano ipotizzato ma non così forte. Roberto Weber di Swg, ad esempio, fa “mea culpa”: «Abbiamo toppato tutti, il calo è più forte del previsto. Non è il bel tempo ma un brutto pasticcio e una campagna elettorale senza idee». Weber, col passare delle ore ha rivisto al ribasso i dati dei sondaggi: è partito con una stima poco sotto il 63% e alla fine ha detto: «Potremmo arrivare a meno di sei votanti su dieci».

Meno disposto all’autocritica Nando Pagnoncelli che all’inizio aveva ipotizzato un’affluenza attorno al 65%. «Non siamo chiromanti – ha spiegato l’esperto di statistiche – sull’astensionismo le proiezioni sono difficilissime perchè molti non ammettono» che non andranno a votare. Alle 22 di domenica, però, anche Pagnoncelli abbassa le stime e parla di quota attorno al 62-63%.

Renato Mannheimer, invece, parla di «un trend notevolissimo» di ribasso e prevede che alla fine il calo di presenze alle urne resterà lo stesso, ovvero 9 punti percentuali in meno rispetto alle ultime regionali. Critico, invece, Luigi Crespi dell’istituto omonimo secondo cui fare le proiezioni sull’astensione è «una follia». Crespi, per sottolineare l’anomalia del dato non usa mezzi termini: «Le serie storiche sulle quali ci regolavamo possiamo buttarle nel cesso. Alla fine il rischio è che l’affluenza si attesti sotto il 65%, forse il 63. Dubito che scenda sotto il 60%».

La pioggia di numeri, però, non finisce qua: Nicola Piepoli, uno dei più ottimisti all’inizio aveva parlato di 69%. Dopo qualche ora rivede la stima attorno al 62%. Colpa del sole e dell’ora legale. Che, ad onor del vero, era prevista anche prima dei sondaggi.

Sulle cause del calo, invece, ognuno dice la sua ma qui, più che di numeri, si parla di analisi “sociologiche” molto sui generis: si va dal sole alla già citata ora legale per passare alla campagna elettorale senza idee. Di certo c’è che nel Lazio l’astensione (12 punti in meno) è più forte che altrove: un dato che riaccenderà le discussioni sull’esclusione del Pdl dalla tornata elettorale nella Regione.