Rien ne va plus, i voti son fatti: Bersani e Grillo protagonisti

di Emiliano Condò
Pubblicato il 22 Febbraio 2013 19:30 | Ultimo aggiornamento: 22 Febbraio 2013 19:39

San Giovanni, la ressa dei giornalisti che provano a guadagnare il palco (foto Ansa)

ROMA –  Uno, Pier Luigi Bersani,  ha scelto il teatro Ambra Jovinelli di Roma, un regista “di classe” come Nanni Moretti e la cara vecchia lotta di classe come tema: “Io figlio di meccanico, Grillo miliardario”. L’altro, Beppe Grillo,  ha scelto (scippato, penserebbero dalle parti del Pd) quella piazza San Giovanni di Roma che del Partito Democratico è per anni stata casa naturale della chiusura di campagna elettorale. Il terzo, Silvio Berlusconi, ha scelto di non esserci. Quale colpo di scena più a effetto dell’assenza?

Ora, o meglio in tarda serata, rien ne va plus, i voti sono fatti. Tocca al silenzio e all’attesa delle urne. Tocca ufficialmente alla riflessione dei tanti indecisi che potrebbero riscrivere decimali decisivi che hanno ballato nei sondaggi diffusi fino a un paio di settimane fa.

Tre ore prima che Beppe Grillo parli piazza San Giovanni (per la diretta clicca qui)  è già colma di gente. C’è spazio per tutto, la musica e la “agiografia” nella forma del racconto di “Beppe Star” che attraversa a nuoto lo stretto di Messina e arriva  “20 minuti prima del traghetto”. Un ponte a Cinque Stelle. Non c’è invece spazio, almeno fino all’ultimo,  per chi l’evento politico più atteso  di questa campagna elettorale (non ci voleva tanto, ma è indubbiamente questo) vorrebbe raccontarlo, ovvero i giornalisti italiani.

Grillo, infatti, in un primo momento decide che il “tutti fuori dalle palle” vale prima di tutto per loro, per i giornalisti italiani fatti “accomodare” fuori dal palco chiamando i Carabinieri. Restano solo la stampa straniera e Sky Tg24 che immediatamente offre gratis il servizio a tutti gli altri. Poi si tratta a oltranza, Grillo forse capisce che la mossa puzza di censura, di voglia di far chiudere i giornali non allineati e alla fine apre il palco e l’area stampa anche alla stampa italiana. Che non si spacci per “concessione” ciò che è diritto, non dei giornalisti, ma delle persone, degli italiani che anche Grillo voteranno: l’elementare diritto di essere informati.

Davanti all’oceano di gente che aspetta Grillo Bersani all’Ambra Jovinelli ha il piglio dimesso dell’inquilino che esce per fare la spesa e scopre che qualcuno gli ha occupato casa. Bersani è quello di tutta la campagna elettorale, quello dell’Italia giusta che sarà anche tale ma che non scalda il cuore di nessuno, quello dei “mica siam qua” e delle frasi tronche. Quello del “noi siam qui per vincere gli altri per non farci vincere”. Come se lui fosse Guardiola e Grillo e Berlusconi, invece, Mondonico e Sonetti. Non torna, ma fa lo stesso.

Simbolo di una campagna elettorale non fatta è la foto finale: in fondo al palco compare la scritta “smacchiamolo”, il tormentone giaguaro che perseguita chiunque ascolti Bersani per più di 10 minuti. E anche alla fine il leader del Pd ricorda: “Lo smacchieremo”. Ma per non venir meno alla vocazione lacrime e sangue anche una battuta diventa un atto di dolore: ”Noi proponiamo una svolta più profonda, di chiudere 20 anni di berlusconismo ma poi bisogna ricostruire. Smacchiare è  un’operazione piuttosto lunga”. Della serie, soffrire anche quando si gioca.

A Napoli, invece, per i milianti del Pdl c’è stata la delusione. Si attendeva Berlusconi è arrivato Angelino Alfano, che è un po’ come pagare il biglietto per Elvis Presley e sentirsi un concerto di Little Tony. Il Cavaliere non c’era, ufficialmente per una congiuntivite, problema agli occhi che lo colpisce nel punto che Berlusconi di più cura, ovvero l’immagine. Quindi niente presenza ma un videomessaggio. Con un grottesco effetto di scatole cinesi televisive: a vederla nei tg è una tv che inquadra una tv in cui parla il Cavaliere. Troppo persino per Berlusconi.

E Berlusconi assente è anche un Berlusconi senza colpi di scena: le cartucce sono state tutte sparate prima, nello sforzo della rimonta. Alla fine rimane solo l’invito ai militanti: “Nelle urne siate missionari di libertà e di verità. Fossi con voi al seggio vi darei una pacca sulla spalla destra, sulla sinistra non ce la faccio”. Risate in sala, ma Berlusconi in carne e ossa è un’altra cosa.