Protesta anti-Porcellum di Giachetti. A digiuno da 36 giorni : “Non mollo”

di Daniela Lauria
Pubblicato il 8 Ottobre 2012 - 15:51| Aggiornato il 14 Ottobre 2012 OLTRE 6 MESI FA
Il deputato Pd, Roberto Giachetti (Lapresse)

ROMA – Il deputato Pd, Roberto Giachetti, è a digiuno da 36 giorni. Sedici kg fa è cominciata la sua battaglia per la nuova legge elettorale. Ultima fermata, il giorno in cui “il Porcellum sarà abolito almeno al Senato”. Ma questo è già il secondo sciopero della fame: la prima volta, dal 4 luglio al 9 agosto, perse 13 kg. In un’intervista al quotidiano la Repubblica spiega che si nutre con “tre cappuccini al giorno, un paio di caffè, bicchieroni di Ace, quattro litri di acqua”. E che in Transatlantico tutti fanno battute in un misto di ammirazione e sconcerto, ma lui non si arrende perché “resta il 30% di chance che la nuova legge elettorale possa venire approvata”.

Il momento più difficile è stato quanto è scoppiato lo scandalo della Regione Lazio: “Quando è montata l’indignazione per il caso Fiorito – racconta – dicevano che la politica è solo un magna magna, lì m’è venuta voglia di mandare tutti a quel paese”.

Ma questo non è stato lo sciopero più duro, prima c’è stato quello con Pannella, sciopero della sete per 5 giorni contro la mancata elezione dei giudici costituzionali. “In quel caso si rischia seriamente il blocco renale – spiega – la pelle si comincia a staccare, hai le labbra spappolate”.

Quanto alla legge elettorale il primo a voler andare al voto con Porcellum, secondo Giacchetti, è Berlusconi “specie se fa il suo nuovo partito da 70-80 deputati fedelissimi. Il Porcellum gli garantisce che non ci sarà una maggioranza nelle due Camere, e quindi potrà dire la sua nel nuovo governo, e in più potrà nominare personalmente chi fare eleggere”.

Il suo sciopero non è contro Bersani che “l’ha sempre voluto abolire, gli va riconosciuto”, ma verso “pezzi di partito che invece preferirebbero tenerselo stretto, ormai disabituati a raccogliere il consenso. Dopodiché il Pd non ha la maggioranza in Parlamento, dovrà per forza trovare una mediazione”.

Ma anche se i due relatori al Senato, Bianco e Malan, annunciano un testo base per mercoledì,  Giacchetti resta pessimista: “La sintesi resta difficile. Il Pd insiste per un premio alla coalizione, il Pdl per un bonus al primo partito e vuole le preferenze. Se va bene sarà un testo di mediazione pieno di mal di pancia, se va male sarà ribaltato alla Camera, perché i più sono contrari alle preferenze. A quel punto bisognerà poi tornare al Senato. I tempi sono stretti, considerando che a metà febbraio Napolitano scioglie le Camere!”.