Sea Watch 3: occasione per i tedeschi per lavarsi la coscienza?

di Francesca Cavaliere
Pubblicato il 2 luglio 2019 9:30 | Ultimo aggiornamento: 2 luglio 2019 11:50

Roma- La valanga di insulti che i giornali tedeschi rovesciano in queste ore sull’Italia per il caso Sea Watch 3  fa una strana e fastidiosa impressione. Sembra un’occasione per lavarsi la coscienza.

Al coro, cui i siti fanno da amplificatore, si è unito anche il Lussemburgo, estensione territoriale della Germania, sopravvissuta a ogni annessione grazie alla funzione di paradiso fiscale.

Prendono l’arresto di Carola Rackete come una buona occasione per spostare la bilancia della storia. Dalla loro parte pendono, solo per parlare dell’Italia (trascurando quel che accadde con polacchi, russi, ebrei e altre vittime assortite) stragi come Benedicta, Marzabotto Sant’Anna di Stazzema, nonché, per dire, la celebrazione in eroe di un acclarato criminale di guerra come Albert Kesselring.

Sul piatto italiano vorrebbero far pesare l’arresto, si presume a bordo della sua nave e comunque non in gattabuia, del comandante, di genere femminile, di una nave che, in un porto italiano, ha speronato un battello militare in servizio. 

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Cosa le avrebbero fatto i suoi tedeschi?

Cosa avrebbero fatto i tedeschi se una nave italiana avesse speronato volutamente o anche non volutamente un loro mezzo militare?

Invece, ecco cosa scrivono di noi.

Come l’hanno raccontata in Germania

Sulla stampa tedesca prevale la narrazione sentimentale che dipinge la loro connazionale come una eroina, che pensa solo a salvare i migranti, che è stata arrestata per avere salvato delle vite umane, che, con l’equipaggio allo stremo delle forze e temendo che qualcuno dei profughi si suicidasse (ha fatto sapere tramite i suoi legali come riporta il Frankfurter Allgemeine Zeitung), magari gettandsi in mare senza saper nuotare, ha tentato il tutto per tutto fino ad arrivare nel porto di Lampedusa – senza autorizzazione e forzando i blocchi- dove ha fatto una manovra drammatica (la manovra che ha quasi schiacciato la motovedetta della Guardia di Finanza)  nonostante cento agenti di polizia e di guardia costiera italiana volessero impedirlo (Bild)

A ciò si opponeva l’immagine del nostro ministro dell’Interno che minacciava la confisca della nave pirata e l’arresto dell’equipaggio e che aveva attaccato pesantemente la capitana che non voleva approdare ne´in Libia ne’ in Tunisia perché non li riteneva porti sicuri, lasciando così Lampedusa come unica alternativa possibile.

La Bild online, il 29 luglio titolavaDrammatico ingresso di Sea-Watch 3 a Lampedusa”  a cui seguivano i sottotitoli:

“A bordo c’erano ancora 40 profughi. Capitana tedesca portata via. La polizia e la guardia costiera volevano bloccare l’ormeggio. Membro dell’equipaggio alla BILD: “Siamo alla stremo delle forze”.  Poi l’inizio del racconto: “Durante la notte di sabato, l’odissea durata settimane della “Sea-Watch 3” è arrivata alla resa dei conti nel porto di Lampedusa. Carola Rackete, la capitana tedesca della nave di soccorso, con una manovra drammatica ha rischiato il tutto per tutto per raggiungere il suo obiettivo: portare a riva i 40 rifugiati. Cento agenti della polizia e della Guardia costiera italiani volevano impedirlo! […]

In un altro articolo del 29 luglio, sempre della Bild, si leggeva: Sea-Watch 3 arriva a Lampedusa. Capitana della nave dei profughi arrestata. Nel frattempo tutti i profughi hanno lasciato la nave.

La narrazione proseguiva sullo stesso tono: “Dopo due settimane in mare la nave di salvataggio Sea Watch 3 con i profughi a bordo, nonostante i divieti arriva al porto […] […] La capitana è stata subito arrestata[…]. […] Da giorni infuriava la lite sul se e il dove la nave potesse attraccare. Nessun Paese voleva accettare i rifugiati.

Poi il motivo dell’entrata nelle acque territoriali italiane e della forzatura del blocco:  i profughi traumatizzati dai campi libici sarebbero stati completamente esausti dopo più di due settimane in mare e con i nervi a pezzi.

E dopo avere raccontato il gran soffrire e il gran daffare della capitana,  a proposito di Salvini si diceva:

“Il ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini ha risposto con un pesante attacco contro Rackete. Ha letteralmente accusato la capitana tedesca di “rompere le scatole” al suo Paese. Salvini ha continuato a minacciare con la confisca della “nave pirata” e l’arresto dell’equipaggio.”  

Perchè la Sea Watch 3 è entrata in porto  forzando il blocco?

Il motivo della entrata  in porto  sarebbe stato dettato da “uno stato di necessità”, come ha affermato la Rackete, di cui però non ci sono prove.

Come ha infatti detto il ministro Salvini, nessuno dei 40 migranti a bordo aveva problemi di salute. Due erano stati portati a terra in precedenza (in origine quindi i migranti a bordo erano 42) proprio per essere curati.

Per la Procura di Agrigento,  la comandante di Sea Watch Carola Rackete non ha agito in stato di necessità e ha chiesto la convalida per i reati 1.100 del codice della navigazione- che è resistenza a nave da guerra- e 337 del codice penale – resistenza a pubblico ufficiale-.  Il Viminale è intanto pronto a espellerla dal nostro Paese.

Tra l’altro, la Rackete aveva fatto rotta verso le acque territoriali italiane e verso Lampedusa già mercoledì,  nonostante il divieto dell’Italia. Ma la capitana  sapeva cosa stava rischiando ed era disposta ad andare in prigione per le sue decisioni , come riporta lo stesso articolo della Bild del 29 giugno .

E  dopo l’attracco, lo stesso 29 giugno, l’amministratore delegato di Sea Watch Johannes Bayer aveva  sostenuto la Rackete dicendo  via Twitter che la Rackete aveva agito nel modo giusto attenendosi alla legge del mare e portando così i rifugiati in salvo.

Il sostegno delle Istituzioni tedesche

A Carola Rackete sono state indirizzate le espressioni di solidarietà del presidente federale tedesco Frank-Walter Steinmeier, che, nel corso di una intervista rilasciata il 30 giugno al canale televisivo ZDF, ha difeso la Rackete dicendo chiaramente che chi salva vite umane non può essere considerato un criminale. Ha però anche sottolineato, il presidente Steinmeier, che, indipendentemente dal caso specifico, sarebbe stato importante dare una risposta europea all’afflusso di rifugiati, e che l’afflusso di migranti dal Mediterraneo è destinato a continuare se la situazione in Nord Africa non si calmerà;

E’ intervenuto a sostegno  della Rackete anche il ministro degli esteri tedesco Heiko Maas (SPD), come riporta anche lo Spiegel. Mass, in un twitter del 29 giugno, chiedeva alla magistratura italiana di chiarire velocemente le accuse, dopo avere ribadito che salvare vite umane è un obbligo umanitario e che il salvataggio in mare non deve essere criminalizzato.

Interviene il Lussemburgo che sperimenta la diplomazia via social

Il ministro degli esteri del Lussemburgo Jean Asselborn  dalla sua pagina Facebook – scrivendo in francese e in tedesco, ma non in italiano- invita il suo omologo italiano Enzo Moavero Milanesi invitandolo a lavorare per il rilascio di Carola Rackete;

Il sostegno dei VIP tedeschi

Due moderatori della televisione tedesca, Jan Böhmermann e Klaas Heufer , per aiutare la capitana a sostenere le spese legali, hanno lanciato una raccolta di denaro e domenica sera avevano raccolto più di 500mila euro.

Il loro commento, riportato dalla FAZ il 30 giugno:

Jan Böhmermann: “Con gli eventi degli ultimi giorni, questa politica disumana, fredda e senza scrupoli ha toccato nuovamente il fondo.”

Poi Böhmermann e Heufer insieme: “Chiunque salva vite umane non è un criminale”.

Ancora la Faz nello stesso articolo riporta

“Sea Watch”: Salvini chiama  la capitana “Criminale”

Il ministro dell’Interno italiano Matteo Salvini aveva considerato una collisione della “Sea-Watch 3” con una barca della Guardia di Finanza, mentre entrava nel porto di Lampedusa,   come prova che i soccorritori del mare sono “criminali”. 

Come l’hanno raccontata in Francia

Allo scoppiare del caso Sea Watch 3 , contro la politica anti immigrazione clandestina  dell’Italia si è  subito pronunciato il ministro dell’Interno francese Christopher Castaner, che in passato si era scontrato con Matteo Salvini per via degli “sconfinamenti” della gendarmeria al confine. Ricordiamo i migranti abbandonati nei boschi italiani dalla gendarmeria francese nell’ottobre 2018;

Per Macron, che ha parlato per bocca di  Sibeth Ndiaye, la portavoce del presidente francese Macron e da lui direttamente nominata, il Governo italiano avrebbe “utilizzato la strategia dell’isteria oltre a strumentalizzare politicamente  fatti dolorosi  e affermando che la Francia e l’Unione europea non sono solidali”.  E’ la stessa Francia che, come ha ricordato Matteo Salvini, ha chiuso Schengen, era in prima fila per bombardare la Libia, abbandonava immigrati nei boschi italiani;

Su Le Monde il 29 giugno si dice che “la qualifica di reato attribuita alla Rackete per avere forzato il blocco pare esagerata se confrontata con le immagini, esagerazione che non avrebbe impedito a Salvini di andare ancora più lontano con l’iperbole assicurando che la Rackete con la sua manovra ha rischiato di uccidere le forze dell’ordine assimilando il suo gesto a un atto criminale, un atto di guerra”.

Cosa c’è di nuovo sulla pagina Twitter della Sea Watch

Sulla pagina Twitter  di Sea-Watch.org (international) compare un documento secondo il quale la colpa dello sfiorato incidente con la motovedetta della Guardia di Finanza sarebbe in realtà dei militari che, nonostante la Rackete avesse effettuato la manovra molto lentamente, si sono infilati di nel cuneo tra la banchina e la nave al fine di ostacolare la manovra di attracco. Anche se la nave era ormai in porto.

Nel documento  (in inglese e in francese nell’originale) vengono evidenziati i punti che vogliono siano ritenuti importanti:

[…] Innanzitutto non è mai stato nelle intenzioni del Capitano danneggiare qualcuno o qualsiasi altra nave. Al contrario, ogni azione che Carola Rackete ha intrapreso in qualità di capitano della Sea-Watch 3- incluso l’ingresso nelle acque territoriali e infine nel porto,  aveva l’unico scopo di proteggere il benessere delle persone sotto la sua responsabilità. […]

Poi, a proposito del contatto con la barca della Guardia di Finanza, sulla pagina twitter viene evidenziato questo punto:

[…] Il Capitano Rackete ha eseguito tutte le manovre molto lentamente, in modo non conflittuale, in modo da dare alla barca della GdF  tutto il tempo per spostarsi dalla sua posizione tra la Sea-Watch 3 e il molo. […]

Il punto scabroso è in realtà questo in cui dice che se i militari hanno rischiato è stata solo colpa loro:

[…] “Chiaramente l’equipaggio della barca GdF ha deciso di continuare l’azione ostruttiva e cercare di ostacolare la nave molto più grande e più lenta nel suo tentativo di attraccare. Alla fine, la barca GdF ha calcola male il momento giusto per spostarsi. Le due navi si sono toccate solo leggermente. La barca GdF, che stava già uscendo dallo spazio tra la SeaWatch 3 e il molo, ha continuato questa manovra subito dopo.

In fondo al documento il commento  (in tedesco nell’originale):

Ci sono molte accuse fuorvianti contro Carola Rackete a causa di un incidente con una barca della GDF mentre portava la SeaWatch3 in sicurezza nel porto.

Noi siamo dalla parte del nostro capitano. Qui è la nostra versione dei fatti.

E poi le foto della capitana (occhi grandi, sguardo pensieroso, buio in sala) e le foto dei migranti portati via dalla nave per problemi di salute.

Il 13 giugno sulla stessa pagina Twitter si pubblica la risposta della Libia che metteva a disposizione il porto di Tripoli e il commento della Sea Watch che giudica scandalosa la richiesta dell’Italia di spostare i profughi a Tripoli dato che non è un porto sicuro

Qualcuno in Francia spezza una lancia a favore di quello che viene chiamato “metodo Salvini.

Nel corso di un’intervista a France TV del 30 giugno infatti, il senatore Stéphane Ravier, del partito di estrema destra Rassemblement national, esprimendosi in merito alla crisi migratoria, ha detto che per evitare i drammi nel Mediterraneo il solo metodo è il metodo Salvini o il metodo utilizzato in Australia: “Fuori questione”, non avrete alcun diritto. Se poserete un solo piede da noi, non potrete posare il secondo perché sarete espulsi.

Alla luce delle accuse che sono state mosse alla Rackete è da chiedersi se una motovedetta dell Gdf  sia una nave da guerra

“È stata fatta una manovra in condizioni di estrema difficoltà, ma non c’è stato alcun atto criminale, solo la necessità di salvare delle vite”, ha spiegato la capitana al suo legale, Salvatore Tesoriero, ricostruendo la manovra che ha portato al suo arresto e sottolineando che “non c’è stato alcun contatto” con la Gdf.

L’avvocato ha detto che una possibile strategia difensiva sarà quella di contestare il fatto che la motovedetta della Gdf sia una “nave da guerra”.

E sarà questo uno degli elementi che potrebbe essere stato sollevato nell’interrogatorio di convalida davanti al Gip: una tesi volta a contrastare l’accusa della Procura di Agrigento.

Il giurista Michele Comenale Pinto, esperto in diritto della navigazione, concorda invece con la Procura. “La Corte Costituzionale – spiega il professore– ha chiarito che le unità di navi della Guardia Costiera e della Guardia di Finanza sono tecnicamente navi da guerra perché il suo equipaggio fa parte degli equipaggi militari marittimi”.

Sussisteva davvero lo stato di necessità?

Per quanto riguarda ciò che hanno sostenuto la comandante e i suoi legali – e cioè l’aver forzato il blocco per uno “stato di necessità”, e in particolare per il rischio che i migranti a bordo, prostrati dalla lunga permanenza in mare, potessero compiere gesti autolesionistici, fino al suicidio – il professor Comenale Pinto risponde: “da un lato abbiamo una certezza, ovvero lo speronamento della motovedetta della Gdf, dall’altro un’interpretazione personale tutta da accertare. La situazione di pericolo per i naufraghi era stata inoltre esclusa qualche giorno prima dalla Corte europea diritti umani”.

Lo stesso Salvini ha commentato: “la comandante fuorilegge ha giustificato il folle attracco che ha messo a rischio la vita degli agenti della Guardia di finanza dicendo che c’era uno ‘stato di necessità’. Ma se nessuno dei 41 immigrati a bordo aveva problemi di salute, di quale necessità parlava?”

Il professor Comenale Pinto ricorda infine alcune analogie – anche se a ruoli invertiti – con il caso della nave della Marina militare ‘Sibilla’ che nel 1997, di fronte alle coste albanesi e in una situazione di interdizione navale, tagliò la strada ad una unità navale carica di migranti, provocando nell’impatto la morte di 108 persone. Il comandante di quella nave militare – ricorda il docente – è stato condannato per naufragio con sentenza definitiva della Cassazione. (Fonte Ansa)

La proposta di Di Maio

Il vicepremier Di Maio dopo il caso Sea Watch ha annunciato una proposta, allo studio dell’M5s, per confiscare le navi che “provocano” il nostro Paese. “Se entri nelle nostre acque violando la legge – spiega – , perdi definitivamente l’imbarcazione, senza attenuanti e multe che incidono ben poco”. (Fonte Ansa)

Il buon senso del presidente Sergio Mattarella e la difesa della Costituzione Italiana

ll presidente Sergio Mattarella rispondendo ad una domanda sulla Sea Watch 3 da Vienna ha risposto che serve un abbassamento generale dei toni che consenta di affrontare con maggiore serenità e concretezza la questione dei migranti e che le toghe sono autonome. In una breve registrazione video da Vienna Mattarella ha detto:

“Per quanto riguarda il problema della condizione della giovane comandante della nave Sea Watch, vedete, l’Italia ha una costituzione a cui io sono molto, non soltanto per dovere personale e di istituzione, ma per convinzione personale, molto legato, che prevede una assoluta separazione dei poteri, La nostra magistratura è di assoluta indipendenza. E’ la magistratura nella quale io nutro fiducia. La questione è nelle mani della magistratura, e questa sua indipendenza assoluta è l’unico criterio che in questo momento può guidare il presidente della Repubblica Italiana” (Fonte Ansa)

Le ultime tappe della vicenda: la nave Sea Watch 3 entra nel porto di Lampedusa il 29 giugno 2019. 

Il 29 giugno la Sea Watch 3,  ferma da tre giorni al largo di Lampedusa, entra nel porto dell’isola nonostante la mancanza di autorizzazioni da parte delle autorità. “Basta, dopo 16 giorni entriamo in porto”, ha scritto la ONG su Twitter.

I militari della Guardia di Finanza sono saliti a bordo e hanno prelevato la comandante della Sea Watch 3 Carola Rackete portandola in caserma per avere violato i divieti e aver fatto entrare la nave in porto,

I 40 migrati a bordo della Sea Watch 3 sono sbarcati. I primi quattro sono saliti su uno dei mezzi che li trasferirà al centro di accoglienza sull’isola mentre proseguono le procedure di sbarco A bordo della nave ci sono anche gli uomini della Guardia di Finanza e della Polizia che hanno posto sotto sequestro l’imbarcazione. (Fonte Ansa)

La capitana della nave, la tedesca Carola Rackete, viene posta agli arresti domiciliari.

Il 1 luglio viene sentita dal Gip Alessandra Vella per l’udienza di convalida e la procura  ha chiesto la convalida dell’arresto.

Il 2 luglio si è in attesa dell’ordinanza del giudice.