Senato, Matteo Renzi sfida la fronda Pd: “La riforma va avanti”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 7 Luglio 2014 11:59 | Ultimo aggiornamento: 7 Luglio 2014 11:59

Rai Uno - Matteo Renzi ospite a  "Porta a Porta"ROMA – Sulla riforma del Senato Matteo Renzi non intende dar corda alla fronda Pd. Una ventina di senatori che, nella lettura del premier, intendono far saltare la riforma per colpire lui. Il disegno di legge, rinviato prima per la campagna elettorale delle europee e rallentato poi per tessere la tela di un accordo largo, arriva mercoledì prossimo in Aula.

Siamo ad un bivio, adesso ognuno deve assumersi la responsabilità delle proprie azioni”, è la sfida che lunedì sera, all’assemblea del gruppo, Matteo Renzi lancerà alla ventina di dissidenti dem che minacciano di votare contro il Senato delle Autonomie.

Il premier è molto determinato a raggiungere il traguardo dell’approvazione della riforma del Senato in prima lettura per incardinare, già prima dell’estate, sempre a Palazzo Madama, la legge elettorale. Per Renzi, impegnato nella insidiosissima partita europea tra nomine e battaglia sulla flessibilità, le riforme sono la cartina al tornasole della capacità del governo di saper portare a termine le riforme. Per questo non ha alcuna intenzione di far frenare proprio dai dem il cammino riformatore.

Ognuno alla prova d’aula, avverte Renzi, risponderà delle proprie azioni ma certo lui è determinatissimo ad andare avanti anche perchè, come polemizza il fedelissimo Francesco Nicodemo, non si accettano lezioni “da chi per 20 anni non ha capito nulla di ciò che serviva al paese e ora vogliono spiegarci cosa serve davvero”. Il punto che il premier chiarirà è che chi cerca di sgambettare lui attraverso le riforme ha sbagliato bersaglio per “le riforme – chiarisce il vicesegretario Deborah Serracchiani – servono all’Italia e non a Renzi”.

Il gruppo dei circa 20 senatori che in aula potrebbero non votare la riforma del Senato affilano le armi in vista dell’assemblea di lunedì sera che potrebbe concludersi con una conta sugli emendamenti dei relatori che disegnano il complesso della riforma e che non sono ancora stati discussi in una riunione di gruppo. In nome della libertà di coscienza, che lo Statuto lascia su temi costituzionali, alcuni potrebbero annunciare lo strappo in Aula.

Anche se, invece, secondo Giorgio Tonini, “lo statuto del Pd dice che la questione di coscienza  può essere sollevata alla presidenza del gruppo su questioni etiche e principi fondamentali della costituzione ma la modalità di elezione del Senato non è una questione di coscienza”. E bisognerebbe dunque attenersi alla disciplina di gruppo e al voto a maggioranza espresso in assemblea.

La vigilia si annuncia dunque caldissima. E strettissimi i margini per un accordo che tenga insieme tutto il Pd. E anche dentro Fi la situazione resta agitata con i ribelli, guidati da Augusto Minzolini, che si preparano ad un nuovo round nell’assemblea azzurra di martedì per cercare di far saltare il patto del Nazareno. Ma Renzi è convinto che l’intesa con Silvio Berlusconi reggerà la prova d’aula.