Giù Pdl e Pd, bene Lega (11,8%) e Fini: il sondaggio di Renato Mannheimer

Pubblicato il 13 Novembre 2010 14:13 | Ultimo aggiornamento: 13 Novembre 2010 14:13

Renato Mannheimer per il Corriere della Sera analizza sondaggi, intenzioni di voto e numeri dei partiti politici italiani. Numeri in calo per Pd e Pdl, in crescita le Lefa ed i finiani.

Manifesti elettorali in una strada di Milano, alla vigilia delle elezioni politiche dell’aprile 2008. In quella tornata il Pdl (di cui faceva parte Alleanza nazionale) raccolse il 37,39% dei voti per l’elezione della Camera e il 38,17 dei voti per il Senato. Il Pd si fermò al 33,17% alla Camera e al 33,7% al Senato

In calo sia il Pdl sia il Pd. Bene la Lega. Futuristi all’8 per cento. L’asse Berlusconi-Carroccio tiene la maggioranza. Così i partiti se si andasse alle urne oggi, secondo le intenzioni di voto registrate da un sondaggio Ispo-Corriere della Sera. E se è vero che la maggioranza degli italiani auspica ormai le consultazioni anticipate, è vero anche che questa stessa maggioranza vorrebbe un sistema elettorale differente da quello attuale. Il confronto tra le diverse componenti del centrodestra pare, in queste ore, giunto a un punto morto, senza che si vedano possibili soluzioni di compromesso. La prospettiva di nuove elezioni si fa sempre più vicina.

Si tratta di uno scenario che, per certi versi, dispiace alla popolazione del nostro Paese. Poiché, se è vero che, come vedremo tra breve, la maggioranza degli italiani auspica ormai le consultazioni anticipate, è vero anche che questa stessa maggioranza vorrebbe un sistema elettorale differente dall’attuale, anche se, ovviamente, non sa indicarne con precisione il tipo e le caratteristiche. Vengono criticati sia l’attuale meccanismo del premio di maggioranza (anche perché, come si è già sottolineato, cresce il numero di coloro che vorrebbero addirittura un ritorno al sistema proporzionale), sia, specialmente, l’impossibilità di privilegiare, con la preferenza, l’uno o l’altro dei candidati proposti dai partiti. Secondo la maggioranza degli italiani, l’approvazione di una nuova legge elettorale è diventata una priorità: se, ancora nel settembre scorso, era di questa opinione il 36%, oggi l’urgenza di un provvedimento al riguardo è manifestata dal 46%, vale a dire la maggioranza relativa, con una forte accentuazione tra gli elettori del centrosinistra, ove questa posizione è condivisa da quasi il 70%.

Ma questa prospettiva è di difficile attuazione, sia perché il quadro politico non sembra consentire la possibilità di una convergenza su di una nuova normativa, sia, specialmente, perché, come si è detto, la gran parte degli elettori chiede, a questo punto, di indire nuove consultazioni.

In particolare prosegue — e si accentua fortemente proprio negli ultimi giorni — il trend di restringimento della base elettorale dei due maggiori partiti, Pd e Pdl. È il segno di una sorta di allontanamento degli elettori dalla prospettiva bipolare e di un maggior interesse in generale verso i partiti minori, più legati a identità e a interessi specifici. Ma è anche un indice della crisi di consenso di Berlusconi da una parte e dello stesso Bersani dall’altra. Il Pdl non ha mai raggiunto, in questi ultimi mesi, valori così bassi, di molto inferiori al consenso ottenuto alla ultime elezioni. Anche il Pd è ritornato indietro, sotto il livello delle ultime europee. Ma il partito di Bersani sembra poter contare su di un elettorato potenziale (composto da coloro che dichiarano di «prendere in considerazione» una forza politica, senza avere ancora deciso se votarla o meno) assai più ampio (42% contro il 31% del Pdl). Più in generale, l’esistenza di un mercato potenziale relativamente vasto per molti partiti è un indice dell’ampia disponibilità — e, al tempo stesso, del disorientamento degli elettori di fronte alle diverse proposte dei partiti.

A fronte del decremento del Pdl, si registra un forte afflusso di consensi per Futuro e libertà di Fini che supera l’8% e che, secondo alcuni istituti di ricerca, oltrepasserebbe il 9%. Ma Fli non sottrae voti solo a Berlusconi, dato che l’analisi dei flussi mostra come ne coinvolga anche da tutte le altre forze politiche e, specialmente, da quanti si dichiaravano fino a ieri indecisi e astenuti. E, sul piano dell’elettorato potenziale, Fini dispone di una base teorica di allargamento (30%) pari quasi a quella del Pdl.

Nell’insieme questi valori indicano il permanere di una maggioranza per la coalizione Pdl-Lega Nord, cui si contrappone però l’insieme Pd, Idv e Sel che la insegue da vicino. Ancora, è confermata l’esistenza di un ampio Terzo polo di centro. Un quadro che, stante l’attuale legge elettorale, porterebbe forse a una prevalenza del centrodestra alla Camera, ma a una situazione assai più confusa e contraddittoria al Senato. Con una conseguente difficilissima governabilità.