Sondaggio Swg. Montezemolo ha un potenziale del 9% di voti. Con lui il “terzo polo” salirebbe al 21%

Pubblicato il 25 Novembre 2010 11:27 | Ultimo aggiornamento: 25 Novembre 2010 11:43
Luca Cordero di Montezemolo

Luca Cordero di Montezemolo

Se Luca Cordero di Montezemolo entrasse in politica il cosiddetto “terzo polo” salirebbe al 21 per cento nelle intenzioni di voto. A confermare la potenzialità elettorale del presidente della Ferrari è un sondaggio di Swg, effettuato il 12 novembre su un campione di mille italiani. Secondo i risultati di Swg un’ipotetica lista Montezemolo otterrebbe fino al 9 per cento dei voti. La cosa non stupisce perché da mesi i sondaggi spontanei del settimanale l’Espresso puntavano a Montezemolo in modo indiscusso come leader della sinistra e anche come possibile successore di Berlusconi alla guida del paese, accettato e stimato anche dagli elettori di destra. Umberto Bossi all’eventualità di una leadership del centrodestra targata Montezemolo aveva risposto con una pernacchia.

Il presidente della Ferrari da sempre ha una altissima opinione di sé e questo spiega il suo rifiuto di un ministero offertogli da Berlusconi, considerandosi adatto agli Esteri ma non al turismo o allo sport, come un Pescante o una Brambilla qualunque. Montezemolo è quindi stato sempre consapevole della sua popolarità e della sua potenzialità elettorale avendo alcune delle caratteristiche di carisma e popolarità che hanno costituito e ancora costituiscono la forza di Silvio Berlusconi. Anche per questo negli ultimi mesi, al crescere dell’ipotesi di Montezemolo in politica, si sono alzate le contraeree di molti proprio dall’area della destra, a cominciare da Tremonti, nonché da Emma Marcegaglia, che gli è succeduta alla guida della Confindustria e che probabilmente soffre nell’impari confronto.

Mentre avanza il “terzo polo”, i partiti maggiori, Pdl e Pd, perdono invece consensi e sono entrambi al 24,5 per cento. Il nuovo soggetto politico, che ancora non esiste, formato da Udc, Fli, Api e Mpa, avrebbe il 14,5 per cento: l’8 per cento portato da Gianfranco Fini, poi il 5 per cento da Pier Ferdinando Casini, l’1 per cento da Raffaele Lombardo e da Francesco Rutelli lo 0,5 per cento.

Nel caso in cui si aggiungesse anche Montezemolo, porterebbe via agli altri il 2 per cento e potrebbe anche strappare la stessa percentuale ai partiti maggiori. Inoltre si potrebbe “giocare” anche il 5% della cosiddetta area di non-voto.

Cosa farà allora Montezemolo? Finora ha sempre negato e smentito le voci di un suo ingresso in politica e l’atteggiamento è corretto, frutto di un banale ed elementare buon senso, per evitare che il dibattito sulla sua candidatura si trasformi in un tiro al piccione.

Ora, però, dal suo ultimo intervento pubblico sembra invece si stia verificando il contrario. Mentre Italiafutura aveva parlato solo di fantasie riguardo all’ipotesi di Montezemolo nel “terzo polo” e lui stesso domenica scorsa, ospite a “Che tempo che fa” di Fabio Fazio aveva chiarito secco che non aveva  “intenzione di fondare un partito né di entrare in un partito”, in un discorso datato 24 novembre, alla presentazione del rapporto sui giovani di Italia Futura, la sua fondazione, ha detto: “Ho il dovere di fare qualcosa per il mio paese. E’ finita l’era dei one man show e vale anche per me”.

Ha affermato che bisogna “uscire dal proprio particolare recinto per contribuire al bene comune”. Poi ha lanciato un messaggio: “Entrare in politica da soli non significa niente, ci vuole la squadra. In politica non si può pensare ad una sola persona perché oggi la squadra è fondamentale e nel rinnovamento della politica bisogna pensare a tante persone. E fondamentale nelle aziende, nella società e anche nella politica”.

“Veniamo da 15 anni di non scelte, il Paese va ricostruito sotto tanti aspetti. Si sta chiudendo, e male, un ciclo storico, quello della Seconda Repubblica. Il nostro orizzonte deve essere quello del paese reale, non di una politica miope e autoreferenziale, l’orizzonte di una nazione stanca di piangersi addosso che vuole trovare già oggi le idee e le energie per costruire il domani. L’Italia deve farcela e ce la farà”, ha spiegato ancora. E verso la fine dell’intervento Montezemolo si è fatto scappare una battuta, o meglio un lapsus, sulle ultime dichiarazioni di Silvio Berlusconi che ha annunciato “fatti e non chiacchiere”: E’ bene, bene, che il governo agisca, anzi spero che continui a bruciarsi… ops, a bruciarci sui tempi”.

Che queste dichiarazioni siano i giri di prova del presidente Ferrari, nonostante – come lui stesso ha detto a “Diva e Donna”- la moglie Ludovica sia contraria? Per ora non è chiaro, ma come scrive Ettore Colombo sul Riformista, se ci fossero elezioni anticipate troppo presto il “think-thank Italia Futura avrebbe il tempo di organizzarsi al meglio, mentre per il turno delle amministrative di aprile 2010 i montezemoliani stanno già alacremente lavorando o a sponsorizzare candidati in proprio (Napoli) o appoggiarne altri (Albertini a Milano è cosa quasi fatta: sabato 27 verrà incoronato da lui, Casini e Rutelli) mentre i contatti con ambienti sia centristi (Rutelli) che liberal (il manifesto ‘Verso Nord’ di Massimo Cacciari, forte sostenitore della sua discesa in campo) spingono tutti per il ‘gran gesto’”.