Terroristi latitanti, la nuova crociata di Salvini: 30 in totale, 14 in Francia

di Redazione Blitz
Pubblicato il 19 gennaio 2019 12:50 | Ultimo aggiornamento: 19 gennaio 2019 13:57
Terroristi latitanti, la nuova crociata di Matteo Salvini: 30 in totale, 14 in Francia

Terroristi latitanti, la nuova crociata di Salvini: 30 in totale, 14 in Francia (nella foto Ansa, Salvini a Ciampino all’arrivo di Battisti in Italia)

ROMA – Dopo l’arresto di Cesare Battisti, Matteo Salvini ha individuato la sua nuova crociata: quella contro i terroristi latitanti all’estero: trenta terroristi latitanti, 27 di sinistra e tre di destra. I loro nomi sono sul tavolo del vicepremier e ministro dell’Interno. “Se serve, sono pronto a partire per Parigi per incontrare Macron, pur di riportare in Italia questi assassini”.

Quello dei 30 nomi è l’elenco aggiornato che Intelligence e Forze dell’Ordine hanno rielaborato dopo l’arresto di Cesare Battisti. Dei 30, 14 sono in Francia. Il governo italiano, su impulso di Salvini, è pronto a passi ufficiali per chiedere collaborazione ai Paesi che stanno ospitando i latitanti. A partire da Parigi. L’obiettivo è assicurare i terroristi alla giustizia italiana.

Proviamo a vedere chi sono alcuni di questi latitanti.

I latitanti in Francia. Dei latitanti “francesi” fanno parte, tra gli altri, Giorgio Pietrostefani, fondatore con Adriano Sofri, di Lotta Continua, condannato a 22 anni per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi; Sergio Tornaghi, della colonna milanese Walter Alasia, condannato all’ergastolo per partecipazione a banda armata; Marina Petrella, br accusata di concorso nell’omicidio di un agente ma graziata da Sarkozy per motivi di salute; Enrico Villimburgo, condannato all’ergastolo nel processo Moro ter. Oltralpe hanno trovato accoglienza anche due altre brigatisti di spicco come Simonetta Giorgeri e Carla Vendetti, della colonna toscana, condannate nel processo Moro ter.

I latitanti in Sudamerica. Il caso probabilmente più eclatante è quello di Alessio Casimirri, ex br, condannato all’ergastolo per la strage di via Fani costata la vita ad Aldo Moro e agli uomini della scorta: vive da anni in Nicaragua, dove gestisce un ristorante di pesce. A Managua trovò rifugio anche Manlio Grillo, ex di Potere Operaio, condannato per il rogo di Primavalle insieme con Achille Lollo, scappato invece in Brasile: la loro condanna a 18 anni è caduta in prescrizione. In Sud America, forse in Perù, fuggì anni fa il militante di Prima Linea Oscar Tagliaferri, anche lui ricercato per omicidio e rapina

Perché non vengono estradati: il mandato d’arresto europeo. Il governo assicura: “le richieste di estradizione saranno esaminate in modo approfondito”. “La situazione dei militanti di estrema sinistra italiani rifugiati in Francia – ha spiegato all’ANSA un portavoce della ministra della Giustizia, Nicole Belloubet – riguarda essenzialmente fatti commessi in epoca antecedente il 1 novembre 1993 e che non possono rientrare sotto il mandato d’arresto europeo ma nella normale procedura di estradizione prevista dalla Convenzione del 1957”.

Per chiedere l’estradizione di tutti i fuoriusciti di quegli anni, infatti, l’Italia dovrà rifarsi a quella convenzione, in base alla quale – fra l’altro – la domanda viene trasmessa “per via diplomatica”. “Non è una procedura semplice – ammette una fonte di giustizia – può andare anche molto per le lunghe. Ed è soggetta a ricorsi e appelli”. Fonti legali tradizionalmente vicine agli ambienti dei fuoriusciti, confermano all’ANSA che “la decisione quadro sul mandato d’arresto europeo non riguarda nessuno dei rifugiati in Francia. La richiesta viene trasmessa per via diplomatica e va poi al ministero della Giustizia, quindi si verifica se non sia già irricevibile per questioni di forma o altro.

Se supera questa fase va in aula, alla Chambre de l’Instruction”. “Negli anni 2000 – prosegue il portavoce della Guardasigilli Belloubet – il governo francese avviò un dialogo con le autorità italiane, nel quadro del quale furono riesaminate diverse richieste di estradizione presentate dall’Italia e riguardanti ex membri delle Brigate rosse, in particolare le situazioni riguardanti i fatti più gravi, i reati di sangue. In quell’occasione, la situazione di Cesare Battisti fu individuata come quella che avrebbe dovuto essere trattata in modo prioritario”.

Adesso che l’ex latitante numero 1 è finito nelle carceri italiane, torna fra gli ex terroristi in Francia – che ormai da molti anni hanno voltato pagina – il timore di dover tornare a fare i conti con il proprio passato: “non si parla più di dottrina Mitterrand – spiegano le fonti legali vicine agli ambienti dei fuoriusciti – ma la Francia dovrebbe ignorare secondo noi la domanda di estradizione a 40 anni dai fatti. Ognuno ha i suoi documenti emessi in Francia, ha la propria vita, punto e basta. C’è anche una prescrizione morale, si tratta di vicende chiuse”.

Più che il caso eclatante di Battisti, che proprio per aver commesso fatti di sangue non rientrava nella dottrina Mitterrand, ad agitare i sonni dei reduci c’è il caso di Paolo Persichetti, l’unico di quegli anni ad essere estradato. Per lui, però,accusato e poi prosciolto dall’accusa di coinvolgimento nell’uccisione di Marco Biagi, “i fatti di cui era accusato – dicono i legali – erano posteriori alla dichiarazione di Mitterrand e la dottrina non fu applicabile”.