Al-Baghdadi venduto dai turchi a Trump in cambio del via libera in Siria

di Redazione Blitz
Pubblicato il 28 Ottobre 2019 13:42 | Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre 2019 13:42
Al-Baghdadi, il prezzo del via libera in Siria a Erdogan

Il Califfo Al-Baghdadi (Ansa)

ROMA – Impossibile non collegare il blitz Usa che ha portato all’eliminazione del Califfo dell’Isis al-Baghdadi con il via libera di Trump a Erdogan in Siria. Inevitabile pensare a uno scambio premeditato: il sacrificio dei curdi siriani lasciati in balia dei turchi per la testa del terrorista più pericoloso. E la conferma arriva anche da Ankara dove apertamente si certificano i contatti tra i servizi segreti dei due paesi. L’intelligence turca ha fornito le informazioni necessarie a individuare la primula rossa che teneva nel cassetto. Trump può rivendicare un successo militare per galvanizzare un’opinione pubblica pericolosamente distratta dall’impeachment. 

Ankara: “Contatti intensi con la Cia”

I servizi segreti del Mit e i militari turchi “sono stati in contatto con i loro omologhi americani, si sono coordinati. Possiamo dire che c’è stato uno scambio intenso tra i responsabili militari la notte dell’operazione” che ha portato all’uccisione del leader dell’Isis Abu Bakr al-Baghdadi. Lo ha detto Ibrahim Kalin, portavoce e consigliere diplomatico del presidente Recep Tayyip Erdogan, definendo “una vittoria” l’operazione, avvenuta nel nord-ovest della Siria a pochi chilometri dalla frontiera turca. Kalin ha inoltre negato il ruolo attribuito dallo stesso Donald Trump sul piano dell’intelligence alle milizie curde Ypg. “Alcuni pretendono di aver condiviso informazioni o aiutato nell’operazione, ma è una manovra che mira a legittimare il gruppo terroristico Ypg” ed è “inaccettabile”, ha aggiunto il portavoce di Erdogan.

Polemiche su Trump, troppi dettagli e dem al buio

Donald Trump annuncia la morte del leader dell’Isis Abu Bakr al Baghdadi ed è subito polemica. Molti accusano il presidente di essere stato “irresponsabile” a diffondere così tanti dettagli del raid perché mette in pericolo le truppe. Gli insulti e la sua descrizione dei fatti rischiano inoltre, aggiungono i critici, di alimentare l’antipatia verso gli Stati Uniti nel mondo arabo. “Gli Stati Uniti non si rallegrano per una morte come fanno i terroristi”, ha twittato ad esempio l’ex ambasciatrice americana in Qatar, Dana Shell Smith. Ma è soprattutto il non aver avvertito la speaker della Camera Nancy Pelosi e i democratici del Congresso del raid a suscitare le critiche maggiori in patria. Il non aver comunicato preventivamente il raid indica che Trump, sostengono alcuni osservatori nei dibattiti in corso sulle reti all news americane, sembra fidarsi più della Russia e della Turchia che del Congresso. (fonte Ansa)