Ripicca Erdogan: “E’ la Russia a lucrare con petrolio Isis”

di Anna Boldini
Pubblicato il 3 Dicembre 2015 13:09 | Ultimo aggiornamento: 3 Dicembre 2015 13:10
Erdogan replica: "E' la Russia a lucrare con petrolio Isis"

Recep Tayyip Erdogan (Foto Lapresse)

ROMA – “Abbiamo le prove del coinvolgimento russo nel commercio del petrolio dell‘Isis”: il giorno dopo le accuse mosse dal presidente russo Vladimir Putin nei confronti dell’omologo turco, Recep Tayyip Erdogan, Ankara replica con un attacco esattamente speculare.

Erdogan, che il 2 dicembre si era vigorosamente difeso dall’accusa di commerciare petrolio con i terroristi del cosiddetto Stato Islamico, oggi fa il nome dell’imprenditore siriano George Haswani, cristiano e, sottolinea il “sultano” turco, “titolare di un passaporto russo”.

Haswani, con la sua compagnia HESCO, è stato recentemente accusato dagli Stati Uniti di essere l’uomo che gestisce la compravendita di petrolio dalla Siria al cosiddetto Isis.

L’ACCUSA DI MOSCA – Le accuse turche seguono a stretto giro quelle, analoghe, di Mosca. Mercoledì 2 dicembre il vice ministro della Difesa russo, Anatoli Antonov, ha affermato che Erdogan e la sua famiglia, nonché le più alte autorità politiche della Turchia, sono coinvolti nel “business criminale del traffico illecito di petrolio proveniente dai territori occupati dall’Isis in Siria e in Iraq. Antonov ha quindi definito la Turchia “il consumatore principale di questo petrolio rubato ai proprietari legittimi della Siria e dell’Iraq”.

La Russia sostiene di aver individuato tre percorsi attraverso i quali il petrolio dell‘Isis giunge in Turchia. “Sono state individuate – ha detto il vice capo di Stato maggiore russo, Serghiei Rudskoi – tre rotte principali per il trasporto del petrolio verso il territorio turco dalle zone controllate dalle formazioni dei banditi in Siria e in Iraq”.

I proventi dell’Isis dal traffico illegale di petrolio ammontano a due miliardi di dollari l’anno, sostiene Antonov, precisando che gli jihadisti si servono di questo denaro “per arruolare militanti in tutto il mondo, equipaggiandoli con armi, attrezzature militari e armamenti”.

Decisa la presa di posizione del Pentagono. “Rifiutiamo categoricamente l’idea che la Turchia stia lavorando con l’Isis. E’ totalmente assurdo”, ha detto il portavoce del Pentagono, Steve Warren, secondo cui “la Turchia partecipa attivamente ai raid della coalizione contro gli jihadisti”.

Il presidente turco aveva replicato alle accuse arrivate da Mosca bollandole come calunnie e dicendosi disposto a dimettersi nel caso fossero state provate. Ma nei giorni scorsi, quando il giornale Cumhiriyet ha pubblicato un’inchiesta in cui si mostra come Ankara trasporti armi in Siria, per i combattenti di Daesh, il direttore e il caporedattore del quotidiano sono stati arrestati.