Frattini: un ministro troppo prudente. Inutilmente tiene calda la sedia per l’Iran al G8 di Trieste

Pubblicato il 22 Giugno 2009 15:58 | Ultimo aggiornamento: 22 Giugno 2009 16:06

Franco Frattini è un uomo prudente, l’unica imprudenza della sua vita è stata, con tutta evidenza, quella di fare il ministro degli Esteri. Un’attività, un compito, una missione, un lavoro e un ruolo che richiedono, come direbbe un cronista sportivo, “personalità in campo”. Personalità che il buon Frattini non ha.

Quando un ministro degli Esteri di uno Stato estero convoca gli ambasciatori di mezzo mondo e dichiara che i tuoi alleati, gli inglesi, gli americani, i tedeschi, hanno organizzato un complotto, allora, se tu sei ministro degli Esteri qualcosa devi dire e fare. Soprattutto se il caso vuole che tu stia organizzando un G8 dei ministri degli Esteri. È quanto sta capitando a Frattini con l’Iran. E cosa ha fatto Frattini? Ha fatto prima sapere che lui conferma l’invito agli iraniani per l’appuntamento di Trieste, poi, visto che da Teheran neanche gli rispondono, ha fatto sommessamente sapere che, se non arriva risposta, allora lui lo interpreterà come un no.

Ministro degli Esteri prudente quello italiano, saggezza diplomatica quella di Frattini? Non proprio, il mestiere di ministro degli Esteri non è quello di un “butta dentro” alle riunioni internazionali. Se il regime di Teheran accusa l’occidente di complotto, qualche reazione bisogna averla e non può essere solo quella di confermare l’invito a pranzo.

Tanto più che Frattini è recidivo: aveva organizzato una sua visita a Teheran, annullata poi perchè gli iraniani lo volevano ricevere nella cittadina da dove era partito l’ultimo missile dimostrativo. Hillary Clinton ha fermato allora il disponibile Frattini. Un caso quello iraniano, giustificato dalla delicatezza della questione iraniana appunto? No, un metodo quello di Frattini: da due mesi il nostro ministero degli Esteri attende in tranquillità che i pirati somali si stanchino di tener sequestrati dieci marinai italiani.

E, quando Gheddafi a Roma si è divertito a raccontare gli Usa e gli occidentali come terroristi pentiti, Frattini ha, si fa per dire, alzato la voce: «Non siamo d’accordo su tutto» è stata la stentorea dichiarazione. Dunque un uomo tranquillo e prudente, buon per lui. Ma un ministro degli Esteri avrebbe gà fatto sapere all’Iran che a Trieste, al G8 in Italia, non c’è posto per chi accusa i governi esteri di sovversione e caccia e arresta i giornalisti stranieri. Stavolta, se l’Iran non viene è meglio, anche per Frattini. Sarebbe imbarazzante vedere a Trieste in azione la sua prudenza verso il regime e l’uomo di Teheran.