Guerra sarebbe colpa tua! No, tua! Merkel, Macron, Salvini, Papa…La parola torna in bocca a tutti

di Lucio Fero
Pubblicato il 12 Novembre 2018 9:41 | Ultimo aggiornamento: 12 Novembre 2018 9:41
Guerra, sarebbe colpa tua! No, tua! Merkel, Macron, Salvini, Papa...La parola torna in bocca a tutti

Guerra sarebbe colpa tua! No, tua! Merkel, Macron, Salvini, Papa…La parola torna in bocca a tutti (nella foto Ansa, la commemorazione per i 100 anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale)

ROMA – Guerra, parlando di guerra a 100 anni esatti dalla fine della Prima Guerra Mondiale. Ci sono tutti a questo appuntamento, tutti o quasi i capi di Stato e di governo d’Europa. E Trump. E Putin. E quelli che non sono a Parigi all’appuntamento ufficiale, sulla ricorrenza si sintonizzano e in qualche modo ad essa partecipano. Come Papa Francesco. E come anche i leader politici, ad esempio e significativamente Matteo Salvini in Italia.

Ricordare e onorare i caduti. Ricordare l’orrore, le devastazioni. Rendere omaggio alle vittime civili. Onorare chi cadde in divisa. Celebrare, celebrare, celebrare. Ma stavolta c’è qualcosa di più e di diverso nei discorsi dei capi politici e dei governanti. Nei discorsi e quindi in quel che vogliono comunicare. Comunicare dopo averlo percepito. C’è qualcosa che i capi di Stato e di governo sentono, avvertono., qualcosa di diverso qui e oggi. Diverso rispetto solo a pochi anni fa.

Stavolta c’è un insistere per nulla generico e per nulla algidamente burocratico sul non ripetere gli stessi errori. Non ripetere gli stessi errori cento anni dopo? E che mai vorrà dire? Da cento anni in qua il mondo è iper cambiato. Che senso ha che dicano tutti attenti a non ripetere gli stessi errori? La gente comune, la pubblica opinione non avverte, non comprende, non sente quello che quel che resta della classe dirigente percepisce come certo lontanissimo e remoto, ma non più impossibile.

Papa Francesco dice scorato “Sembra che non impariamo nulla”. E si riferisce proprio al rapporto tra uomo e guerra, nazioni e guerra. D’altra parte è lui che ha parlato tempo fa di “terza guerra mondiale a frammenti”. Frammenti sparsi qua e là nel pianeta.

Ma il Papa quando parla non ha responsabilità istituzionali e politiche. Angela Merkel che dice nello stesso giorno come il nazionalismo è nemico della pace e porta alla guerra non è invece un’ovvietà. Rivedere oggi nel nazionalismo montante un fattore di conflitti (non solo economici) non è per nulla cosa astratta e teorica. Tanto meno denunciarlo, qui e oggi. Nazionalismo tronfio e irresponsabile. Qui e oggi. Lo stesso errore dei nazionalismi di un secolo fa.

E nemmeno è cosa banale e puramente liturgica, liturgia delle celebrazioni, che Macron parli accoppiando le parole di nazionalismo e di guerra. Qui e oggi. Macron che declina l’intima contraddizione tra il moltiplicarsi dei “prima noi” e la generale collaborazione pacifica. Se la regola di ciascuno è il “prima io” il risultato non può che essere uno spintonarsi, se va bene. O al peggio una rissa.

E nemmeno è cosa senza rilievo che Matteo Salvini si senta in dovere e in diritto di rispondere a nome di tutti i nazionalisti del qui e dell’oggi. Rispondere alla Merkel e a Macron che una guerra (usa anche lui la parola) sarebbe colpa di quelli come loro e di come hanno governato l’Europa.

Guerra, la parola torna in bocca a tutti i capi di governo e ai capi politici in un giorno di novembre 2018. E non solo per parlare della guerra di cento anni fa. Torna quella parola ad essere pronunciata perché il mai più pronunciato nel 1945 dopo la Seconda Guerra Mondiale è ancora forte, fortissimo nelle coscienze e nella volontà. Ma di quel mai più se ne stanno erodendo i pilastri. La memoria, la consapevolezza. E più in concreto si stanno erodendo le condizioni culturali e ideologiche di quel mai più. La gente non ,lo sa, non lo avverte, non ci crede. Come sempre. I governanti, anche i più lucidi, sono abbastanza impotenti. O coscientemente incoscienti. Come sempre.