Medio Oriente. Nella bufera l’Arabia Saudita si sente isolata ed ha paura

di Licinio Germini
Pubblicato il 20 Febbraio 2011 15:18 | Ultimo aggiornamento: 20 Febbraio 2011 16:43

Il re saudita Abdullah

WASHINGTON, STATI UNITI – Nel tumulto generale che sta scuotendo il Medio Oriente dalle fondamenta i governanti dell’Arabia Saudita, il grande baluardo regionale politicamente e religiosamente conservatore, si stanno sentendo sempre più isolati e spaventati dall’idea che gli Stati Uniti non possano più essere sostenitori e protettori attendebili.

L’Arabia Saudita è molto meno vulnerabile dai movimenti democratici in atto in altri Paesi della regione, grazie alla sua vasta ricchezza petrolifera, al suo potente establishment religioso e alla popolarità del re Abdullah. Ma i dirigenti di Ryadh sono stati colpiti dal rovesciamento del presidente egiziano Hosni Mubarak, un prezioso alleato, e stanno costantemente monitorando le continue proteste nel Bahrain e nello Yemen, con i quali l’Arabia Saudita ha un confine per lo più aperto di 1.770 km.

Le preoccupazioni saudite sono aggravate dalla situazione in Iraq, dove la caduta di Saddam Hussein ha giocato a favore dell’Iran, grande rivale e nemesi di Ryadh. La sensazione di insicurezza saudita è stata anche rafforzata dalle condizioni di salute del re Abdullah, 87 anni, assente da tre mesi per cure mediche negli Stati Uniti e in Marocco.

”I sauditi sono completamente circondati da problemi, dalla Giordania, all’Iraq, al Bahrain, allo Yemen”, ha dichiarato al New York Times un diplomatico arabo, che ha voluto conservare l’anonimato, echeggiando quanto si dice nelle stanze del potere a Ryadh, ”e sono l’ultimo grande alleato regionale degli Stati Uniti nei problemi , con l’Iran”.

Ha aggiunto: ”Ryadh tende a considerare qualsiasi minaccia all’ordine prestabilito nella regione un vantaggio per il suo acerrimo nemico iraniano ed i suoi alleati,la Siria e gli Hezbollah”. Quanto agli Stati Uniti, il sauditi temono che si stiano orientando verso l’appoggio a movimenti per il cambiamento i cui esiti non possono essere garantiti.

Allo stato dei fatti i governanti sauditi cercano di apparire imperturbabili nel tumulto generale. Il ministro dell’Interno, principe Nayef bin Abdel Aziz, ha invitato un gruppo di preminenti intellettuali e giornalisti per discuterne, e si è detto fiducioso che il suo Paese è ”immune” alle proteste perchè è guidato da leggi religiose sunnite che i cittadini non mettono in dubbio. ”Non paragonateci alla Tunisia o all’Egitto”, ha dichiarato il ministro. Ma molti dei presenti hanno avuto la sensazione che stesse solo cercando di nascondere le sue ansietà.

La stampa saudita ha cautamente appoggiato le rivolte in Tunisia ed Egitto elogiando gli auspici per il cambiamento non violento. Ma la musica potrebbe cambiare ora che le proteste sono scoppiate anche nel Bahrain,