Benedetto XVI, l’angelus: “Soccorrere il popolo libico”

Pubblicato il 6 Marzo 2011 12:35 | Ultimo aggiornamento: 6 Marzo 2011 12:35

Benedetto XVI

CITTA’ DEL VATICANO – Alla Libia, ”dove i recenti scontri hanno provocato numerosi morti e una crescente crisi umanitaria” il Papa rivolge un ”accorato pensiero”. E ”a tutte le vittime e a coloro che si trovano in situazioni angosciose”, dice Benedetto XVI, ”assicuro la mia preghiera e la mia vicinanza, mentre invoco assistenza e soccorso per le persone colpite”. Lo ha detto dopo la preghiera dell’Angelus.

”Seguo continuamente e con grande apprensione – ha detto Benedetto XVI dopo l’Angelus – le tensioni che, in questi giorni, si registrano in diversi Paesi dell’Africa e dell’Asia. Chiedo al Signore Gesù che il commovente sacrificio della vita del Ministro pakistano Shahbaz Bhatti svegli nelle coscienze il coraggio e l’impegno a tutelare la libertà religiosa di tutti gli uomini e, in tal modo, a promuovere la loro uguale dignità. Il mio accorato pensiero si dirige poi alla Libia, dove i recenti scontri hanno provocato numerose morti e una crescente crisi umanitaria. A tutte le vittime e a coloro che si trovano in situazioni angosciose assicuro la mia preghiera e la mia vicinanza, mentre invoco assistenza e soccorso per le popolazioni colpite”.

Ratzinger ha quindi affrontato tematiche più generali ricordando che spesso l’uomo anziché costruire la propria vita sulla ”roccia”, ”preferisce le sabbie delle ideologie, del potere, del successo e del denaro, pensando di trovarvi stabilità e la risposta alla insopprimibile domanda di felicita’ e di pienezza che porta nella propria anima”.  Solo la Parola di Dio, ha aggiunto, mette al riparo da un ”attivismo superficiale” che soddisfa l”’orgoglio” ma ”lascia vuoti e insoddisfatti”.

Contro le ”sabbie” del potere il Papa invita a costruire la propria vita sulla ”roccia”, incitando anche a ”mettersi al riparo da un attivismo superficiale, che può soddisfare per un momento l’orgoglio ma che alla fine – ha rilevato – lascia vuoti e insoddisfatti”. ”Quando Gesù insegnava, ha detto il Papa nella sua riflessione che partiva dal posto che la Parola di Dio deve avere nella vita dei cristiani, ”la gente riconosceva nelle sue parole la stessa autorità divina, sentiva la vicinanza del Signore, il suo amore misericordioso, e rendeva lode a Dio. In ogni epoca e in ogni luogo, – ha proseguito – chi ha la grazia di conoscere Gesù, specialmente attraverso la lettura del santo Vangelo, ne rimane affascinato, riconoscendo che nella sua predicazione, nei suoi gesti, nella sua Persona Egli ci rivela il vero volto di Dio, e al tempo stesso rivela noi a noi stessi, ci fa sentire la gioia di essere figli del Padre che è nei cieli, indicandoci la base solida su cui edificare la nostra vita”.

”Ma spesso l’uomo – ha osservato Benedetto XVI – non costruisce il suo agire, la sua esistenza, su questa identità, e preferisce le sabbie del potere, del successo e del denaro, pensando di trovarvi stabilità e la risposta alla insopprimibile domanda di felicità e di pienezza che porta nella propria anima. E noi, su che cosa vogliamo costruire la nostra vita? Chi può rispondere veramente all’inquietudine del cuore umano? Cristo è la roccia della nostra vita!”. ”Possa la Parola di Dio – ha esortato – permeare tutta la nostra vita, pensiero e azione”. ”Cari fratelli, – ha concluso – vi esorto a fare spazio, ogni giorno, alla Parola di Dio, a nutrirvi di essa, a meditarla continuamente. Ô un prezioso aiuto anche per mettersi al riparo da un attivismo superficiale, che può soddisfare per un momento l’orgoglio, ma che, alla fine, lascia vuoti e insoddisfatti”.