Siria, Daily Mail: “Contatti tra curdi e Russia già nel 2018”

di Caterina Galloni
Pubblicato il 18 Ottobre 2019 7:10 | Ultimo aggiornamento: 18 Ottobre 2019 8:26
Siria, Daily Mail: "Accordo tra curdi e Russia per lasciare gli Usa già nel 2018"

(Foto Ansa)

ROMA – Le forze curde che temevano un attacco della Turchia se gli USA si fossero ritirati da più di un anno erano in contatto con il governo siriano e i russi, dunque ben prima che Trump ordinasse alle truppe statunitensi di lasciare il Paese.

In Siria, i combattenti curdi sono stati a lungo alleati degli americani nella guerra contro lo Stato islamico e quando nel fine settimana hanno annunciato che stavano cambiando schieramento unendosi a Damasco e Mosca è stato una sorta di evento traumatico a livello geopolitico. In realtà l’iniziativa era in cantiere da più di anno, secondo quanto riportato dal Daily Mail.

Nel 2018 i curdi avrebbero aperto un canale secondario con il governo siriano e i russi e i colloqui sono aumentati in modo significativo nelle ultime settimane, secondo quanto riferito all’Associated Press da agenti americani, curdi e russi. “Abbiamo avvertito i curdi che gli americani li avrebbero mollati”, ha detto l’ambasciatore russo presso l’Unione europea, Vladimir Chizhov, all’agenzia di stampa russa Tass.

Il cambiamento di alleanze è un chiaro esempio di quanto i nemici degli americani, come la Russia e la Siria, stiano costantemente lavorando per colmare il vuoto lasciato dal ritiro del presidente Donald Trump nel Paese. Emerge anche l’ansia degli alleati degli Stati Uniti in tutto il mondo di fronte alle decisioni apparentemente impulsive di Trump nella politica estera, che spesso sorprendono sia gli sostenitori che i critici.

Il 6 ottobre, quando Trump ha annunciato che stava ritirando le truppe americane dalla Siria nord-orientale, aprendo la strada a un assalto da parte della Turchia, i curdi sapevano esattamente a chi rivolgersi. I curdi siriani hanno riconosciuto pubblicamente di aver corteggiato nell’ultimo anno il governo siriano e i suoi alleati ma gran parte della diplomazia è avvenuta dietro le quinte.

In base a quanto riferito da agenti curdi, i contatti con il governo siriano e Mosca sarebbero stati avviati all’inizio dell’anno scorso quando i curdi si sono irritati per un possibile allontanamento degli USA. Il ritiro delle truppe statunitensi dalla Siria nord-orientale avrebbe lasciato i curdi direttamente sulla linea di tiro della Turchia, poiché gli americani fungevano come una sorta di cuscinetto tra i due fronti.

La Turchia da tempo voleva avere l’opportunità di entrare in Siria e stanare le milizie curde dell’Unità di Protezione Popolare (YPG), che considera terroristi, vicine al Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), la formazione guerrigliera curda inserita nella black list delle organizzazioni terroristiche dagli Stati Uniti e dall’Unione europea e considerata nemico mortale del presidente turco Tayyip Erdogan.

I curdi stavano perdendo fiducia nell’alleanza con gli americani. Per cinque anni, i curdi hanno combattuto al fianco dei soldati statunitensi ed erano considerati vitali per sconfiggere il gruppo dello Stato Islamico e Trump ha più volte ribadito che la considera una vittoria della sua presidenza. E dopo tutto questo, gli americani davvero li avrebbero abbandonati?

Trump ha inviato segnali che l’avrebbe fatto, sfogandosi regolarmente sulla presenza delle truppe statunitensi in Siria e chiedendosi perché i soldati fossero in Medio Oriente. Il rapporto con gli americani, dunque, stava vacillando.

Percependo un’opportunità, Mosca ha contattato i curdi e chiesto loro di rinunciare all’alleanza con gli Stati Uniti. Ciò che è accaduto successivamente, per molti versi, è stato un momento cruciale. La Turchia ha lanciato un’operazione militare – con il placet della Russia – ad Afrin, una zona curda della Siria nordoccidentale. I curdi si sono lamentati del fatto che gli Stati Uniti non stessero facendo nulla mentre venivano colpiti dalla Turchia. A quel punto hanno preso il via i colloqui con il canale secondario.

Una delegazione curda si è recata a Mosca nel novembre 2018, dove lo stesso giorno era presente una delegazione turca della sicurezza. All’epoca, i giornali arabi avevano riferito che la Turchia aveva proposto una zona di sicurezza di 30 chilometri lungo il confine. La Russia aveva sostenuto una zona di 5-9 chilometri ma la delegazione curda l’aveva respinta.

Giorni dopo, la stessa delegazione guidata da un leader della milizia curda è volata a Damasco, dove, secondo quanto riferito, ha incontrato il capo dell’intelligence siriana e altri alti funzionari della sicurezza alla presenza di una delegazione russa di alto livello.

L’incontro segreto è stato segnalato ad Ashraq al-Awsat, un giornale saudita, da un reporter siriano, il quale ha affermato che la delegazione curda aveva riferito a Damasco che non volevano ripetere l’errore Afrin ed erano pronti a mostrare flessibilità. L’incontro ha portato alla prima cooperazione tra il gruppo curdo e il governo siriano e ha messo in luce i rapporti ormai logori con gli Stati Uniti.

Nel dicembre 2018, Trump, contro il parere dei suoi consiglieri politici, aveva annunciato che avrebbe ritirato le truppe americane dalla Siria. Un annuncio a sorpresa che aveva provocato le dimissioni del ministro della Difesa James Mattis e di Brett McGurk, incaricato speciale per la lotta all’ISIS.

Anche se il team della sicurezza nazionale di Trump è riuscito a ritardare il ritiro delle truppe, i curdi erano tuttavia abbastanza preoccupati al punto di ampliare i contatti con Damasco e Mosca. Un agente USA, che ha parlato mantenendo l’anonimato, ha dichiarato che i curdi avevano descritto l’iniziativa come una polizza assicurativa a guardia della Turchia nel caso in cui gli USA avessero lasciato il paese.

Dopo le dimissioni di Mattis e McGurk, Ilham Ahmed, presidente del Comitato esecutivo del Consiglio democratico siriano, ha riferito che i curdi hanno presentato a Mosca un piano per possibili colloqui con Damasco. Gli 11 punti includevano il riconoscimento dell’integrità territoriale della Siria e l’inclusione delle forze a guida curda all’interno dell’esercito siriano. In cambio, i curdi avrebbero ottenuto un accordo politico che prevedeva uno Stato curdo decentralizzato, con un certo livello di autogoverno. Ma la proposta non si è mai concretizzata.

L’accordo che i curdi hanno concluso lo scorso fine settimana con la Siria e la Russia è stato negoziato ad Aleppo e definito a Damasco, ha affermato Razan Hiddo. Le forze curde lavoreranno fianco a fianco con l’esercito siriano per cercare di scongiurare l’offensiva turca.

I risultati del canale secondario, martedì scorso sono stati ben visibili: la Russia si è mossa per riempire il vuoto lasciato dagli Stati Uniti nel nord della Siria, schierando le truppe per tenere separate le forze del governo siriano e quelle turche.

Trump, nel frattempo, ha portato a termine la decisione di ritirare le truppe, ritenendo di adempiere a una promessa fatta nella campagna elettorale del 2016 e, secondo tre agenti repubblicani vicini alla Casa Bianca, sarà una carta vincente nelle elezioni del 2020. (Fonte: Daily Mail)