Genny ‘a carogna, capo Ultras del Napoli citato da un pentito per scontri di Pianura

di Redazione Blitz
Pubblicato il 5 Maggio 2014 8:52 | Ultimo aggiornamento: 5 Maggio 2014 9:14
Espulso dagli stadi, poi alzò la Coppa

Genny ‘a carogna, il capo ultras del Napoli

ROMA – Genny ‘a carogna è diventato un simbolo che fa impazzire il web. C’è tutto dentro. Il boss tatuato. Il palestrato abbronzato. L’uomo che non deve chiedere mai. E l’uomo che non si cura della legge, a dispetto anche dei morti.

Sui social network nelle ultime ventiquattro ore si sono rincorse le variazioni ironiche dei gesti di quell’uomo che da capo degli ultrà napoletani sabato si è trasformato in un’icona mediatica. Chi li ha visti in diretta, li ha stampati nella mente come un flash i fotogrammi di quello scambio di parole tra Hamsik e De Tommaso, e poi quel pollice alzato, il suo, in segno di via libera alla partita di Coppa Italia, come se davvero anche la nostra polizia stesse aspettando un gesto di Genny ‘a carogna per decidere che fare.

Chi non li ha visti in diretta, li ha rivisti per forza ovunque quei fotogrammi, e poi quella faccia di Genny, al quale è bastato un segnale impercettibile per far tacere tutta la sua curva in trasferta all’Olimpico quasi fosse una specie di direttore d’orchestra. State zitti, ha detto il capo. E una folla di tifosi scatenati ha trattenuto anche il respiro. Potenza di Genny ‘a carogna.

Scrive Alessandra Arachi sul Corriere della Sera:

Napoletano di Forcella da generazioni, Genny cresce sotto lo stesso tetto di papà Ciro ed è da lui che, suo malgrado, erediterà quel nomignolo che non lo abbandonerà mai più, nella vita. È papà che viene chiamato Ciro ‘a carogna, Genny ci deve fare semplicemente i conti, come fosse un cognome. È papà Ciro che le sentenze della magistratura vogliono affiliato al clan dei Misso, camorra doc. Per lui invece la fedina penale comincia da un arresto per droga. Poi quella citazione negli scontri a Pianura per la storia dell’emergenza dei rifiuti nel 2008 che portò a quaranta arresti. È un pentito che tira in ballo il tifo organizzato in quegli scontri. Per questo il nome di Gennaro De Tommaso finisce in quelle carte in cui si organizzano attacchi alla polizia e violenze.

Cresce a Forcella il giovane Gennaro e impara presto le regole della strada, e prestissimo quelle degli stadi. Una vera passione gli stadi per Genny capo dei Mastiffs, uno dei gruppi organizzati più importanti della curva del Napoli, la curva A, quella per definizione più aggressiva e violenta. Quella dove Genny trova lo spazio e il tempo per nuotare come un pesce nel suo acquario. E crescere.

Non ci si diventa per caso capo di un gruppo come quello dei Mastiffs, tifosi che non esitano a scontrarsi con gli hooligans a Londra come con i tifosi nostrani, senza differenza. Sempre con la stessa determinata violenza. Gennaro De Tommaso ci è arrivato attraversando (quasi) indenne ben due Daspo che, fuori dal gergo sportivo, altro non sarebbero che i divieti dati dalle forze dell’ordine di frequentare lo stadio. Sono punizioni che vengono date a chi negli stadi non si comporta bene, per usare un eufemismo.

Genny a’ carogna ha avuto il suo battesimo di Daspo nel 2001 dal questore di Napoli. Il secondo è arrivato durante una trasferta, nel 2008, dal questore di Siena. Avrebbe dovuto durare ben cinque anni questo secondo divieto a frequentare gli stadi. Ma la verità è che nel 2012 Genny non ha esitato a farsi immortalare sul campo dell’Olimpico con la Coppa Italia fra le mani, radioso. L’aria di chi ancora una volta ha avuto la meglio sulla legge. Aveva avuto due anni di sconto per la sua pena. Aveva avuto un’altra consacrazione ad una leadership ormai indiscussa da anni.
Non si diventa per caso il capo di un gruppo di ultrà turbolenti e indisciplinati come lo sono i Mastiffs napoletani. Bisogna avere almeno un tatuaggio lungo tutto il braccio e un altro lungo tutto l’avambraccio. Bisogna sapersi muovere con quel piglio che ti permette di alzare soltanto un sopracciglio e far tacere un’intera curva. Bisogna essere duri. Ieri però raccontano di un Genny trasformato. Lo descrivono al rientro da Roma con l’angoscia nel cuore per quel tifoso di trent’anni che dentro un ospedale della capitale sta lottando per rimanere in vita. È dicono sia stato lui, Genny ‘a carogna, il primo a soccorrerlo dopo gli spari (…)