Rassegna Stampa

“Katy Skerl, la svolta 30 anni dopo”, Fabrizio Peronaci sul Corriere della Sera

"Katy Skerl, la svolta 30 anni dopo", Fabrizio Peronaci sul Corriere della SeraROMA – Un giallo indecifrabile quello legato alla morte di Katy Skerl. Un cold case legato a fasi alterne alla scomparsa di Emanuela Orlandi e sempre ritenuto lontano dalla soluzione.

Scrive Fabrizio Peronaci sul Corriere della Sera:

Oggi però, a 30 anni esatti dal ritrovamento del corpo della «biondina» a Grottaferrata, accade l’imprevisto. Una svolta inattesa, forse decisiva. Nessuno dei tanti investigatori alle prese per decenni con la Vatican connection ci aveva pensato. Nessuno s’era preso la briga di chiedere al liceo di via Giulio Romano gli elenchi della sezione «B», frequentata da Katy.

La rivelazione al Corriere è arrivata via mail da una ex compagna di banco: «Scrivo in relazione al caso Skerl. Si è mai saputo che in classe nostra c’era una ragazzina bulgara, figlia del funzionario accusato di aver partecipato all’attentato al Papa?».

Signora, molto interessante: può spiegare meglio? Risposta: «Era l’anno 1980-1981. Io frequentavo la I B come Katy e i tanti ex alunni che ancora la ricordano. E tra noi c’era anche Snejna Vassilev, la figlia del funzionario dell’ambasciata poi finito sotto processo come complice di Alì Agca. Ricordo ancora come iniziava il suo telefono di casa: 8388… Snejna, però, subito dopo l’attentato rientrò in patria con la famiglia… ».

Alt. La novità impone un riepilogo, in modo da collocare al loro posto tutti i tasselli della triangolazione Skerl-Orlandi-Gregori. Tredici maggio 1981, dunque. Quel giorno, in piazza San Pietro, Agca fa fuoco contro Wojtyla. La piccola Vassilev nelle ore successive lascia Roma. Partono le indagini a caccia dei mandanti e presto si inizia a parlare di pista bulgara. Passano quasi due anni: il 7 maggio 1983 sparisce Mirella Gregori e un mese dopo, il 22 giugno, Emanuela Orlandi. I rapitori di quest’ultima mandano messaggi di rivendicazione con la promessa di liberare la ragazza in cambio della scarcerazione di Agca. Il terrorista turco incrocia il destino delle due quindicenni, insomma. E con lui i presunti complici bulgari che, nel frattempo, il giudice Ilario Martella ha messo nel mirino nell’ambito della pista dell’Est, quella sulla matrice «comunista» dell’attentato. E chi sono, i bulgari? Tre: il caposcalo della Balkan Air Sergej Antonov, il cassiere dell’ambasciata Todor Aivazov e il numero due dell’ufficio militare, Zhelio Vassilev, appunto, il padre di Snejna, la compagna di classe oggi disvelata (…)

Arriviamo ai giorni nostri, all’indagine in corso basata sulle rivelazioni di Marco Fassoni Accetti, il fotografo ed ex collegiale (…) che si è autoaccusato del sequestro Orlandi. Cosa ha detto, in sintesi, il teste indagato? Primo: che i due «finti rapimenti» (…) furono organizzati da una frangia di religiosi franco-lituani contrari alla linea anticomunista di Wojtyla, come strumento di pressione proprio contro le «false accuse» di Agca alla delegazione bulgara. Secondo: che la povera Katy fu uccisa per vendetta da una «fazione opposta», composta da religiosi e laici attestati su posizioni «occidentali e conservatrici». Non ha parlato, Fassoni Accetti, della compagna di classe bulgara: il nome di Snejna non è agli atti. Grazie al ricordo delle allieve della I B, però, ora è emerso. Si tratta di una dannata, incredibile coincidenza o della risolutiva chiave di volta, attesa per 30 anni dagli inquirenti e dalle famiglie coinvolte?

To Top