Papa Francesco preferisce il calcio ai potenti, Tony Damascelli sul Giornale

di Redazione Blitz
Pubblicato il 3 febbraio 2014 9:56 | Ultimo aggiornamento: 3 febbraio 2014 9:56
Papa Francesco preferisce il calcio ai potenti, Tony Damascelli sul Giornale

Papa Francesco preferisce il calcio ai potenti, Tony Damascelli sul Giornale

ROMA – Papa Francesco preferisce il calcio ai potenti. “Diego Armando Maradona – scrive Tony Damascelli sul Giornale – si inventò la mano de Dios . Pa­pa Francisco è la voz de Dios e dunque parla di football quan­do e appena può. Riceve capi di Stato e rappresentanti di go­verno, sbriga la pratica in mi­nuti cinque, poi quando è l’ora del football allora torna nella sua terra di origine, alla passione antica e rinnovata nel Paese che non onora il pa­dre e la madre ma il pallone sempre, a qualunque ora del giorno”.

L’articolo di Damascelli:

In Argentina hanno capito che è l’uomo giusto nell’anno giusto, lo hanno preso al volo, come farebbe un arquero , nel senso di portiere, e così un’ emittente sportiva, Tyc Sport, ha confezionato uno spot, dal titolo «Jogo Bendito » (« Gioco Beato») , per i Mondiali in Bra­sile, mettendo assieme, come in un collage, immagini di Ma­radona e di Messi e di Higuain, della nazionale argentina che fu, che è e che sarà, unendole alle frasi pronunciate da papa Francisco a Rio de Janeiro in occasione delle Giornate per la Gioventù: «Voi siete il futu­ro, voglio che usciate fuori, at­tenti agli attaccanti, giocate in avanti e siate prota­gonisti. E se un ar­gentino ( che sareb­be Lui , ndr ) è riusci­to a fare questo in Brasile, immagina che cosa possono fare 23». E invita a non fidarsi dei falsi cristiani mentre ap­paiono le immagi­ni di Cristiano nel senso di Ronaldo. Blasfemia? Ma mi facciano il piacere. Piuttosto fiesta de pueblo, Bergoglio sta in cima ai cuori della gente di Bai­res ma anche qui in Italia sfoglia il suo album di figurine Panini al naturale, apre le por­te d’oro del Vaticano agli uomi­ni d’oro del calcio. Ha conces­so udienza al San Lorenzo, che non è il martire perseguitato dall’ imperatore Vale­riano ma è il nome della squadra del barrio Boedo di Buenos Aires di cui è socio e tifoso, poi ha raccolto e con­cesso autografi di Roma e Lazio, del­la Sampdoria, dei nazionali azzurri e argentini, ha dialo­gato con il papa del calcio, al secolo Sepp Blatter, ha ri­cevuto le delega­zioni del Chievo e della Lega Pro, ha incontrato Carlos Tevez ma anche Pe­dro Pablo Pasculli con il Mirabello Sannitico di cui il campione del mondo dell’86 è stato allenatore, ha concesso l’onore a quelli della Scafatese e ha lasciato in so­speso una udienza, ma fuori casa, allo stadio San Paolo, su invito di Aurelio De Laurentiis per Napoli-Juventus, un cine­papanettone.
Con tutta questa bella gente si è divertito a parlare di fede e di pallone, un po’ meno, come tempo e contenuti, ha conces­so ai vari Hollande e Putin, Abu Mazen e a Cristina Fer­nandez de Kirchner, presiden­te della Nazione argentina; si è intrattenuto, come da proto­collo, con vari delegati del cen­tro e sudamerica ma sempre roba piccola in confronto al piacere delle udienze con quelli del football. Perché, in fondo, Bergoglio è uno dei pa­renti, stretti o larghi, dipende dall’araldica e dal tifo, di Enri­que Omar Sivo­ri, dettoEl Cabe­zon , uno dei tre angeli dalla fac­cia sporca ( gli al­tri due erano Humberto Ma­schio e Antonio Valentin Angelil­lo), l’idolo di Agnelli e poi del popolo napole­tano, calciatore geniale e perfi­do, di origini li­guri, nel sito di Lavagna, area dei Bergoglio e affini, essendo la madre di Bergoglio con co­gnome Sivori e il nonno del Ca­bezon proprio di Lavagna.
Ora al di là delle coinciden­ze, papa Francisco passa i week end tra pane e pallone, in modo appunto francesca­no. Sempre meglio di certe fac­ce di bronzo che sfilano in Vati­cano portando oro, incenso e altro non meglio definito. Lui è uno da viva il parroco, anzi da W il Papa.