Rai, Antonio Pilati: “Nominato dal centrodestra ma ora mi schiero con Renzi”

di Redazione Blitz
Pubblicato il 4 Giugno 2014 10:26 | Ultimo aggiornamento: 4 Giugno 2014 10:26
Rai, Antonio Pilati: "Nominato dal centrodestra ma ora mi schiero con Renzi"

Antonio Pilati (LaPresse)

ROMA – “Chiudersi a riccio di fronte al cambiamento non è mai una buona strategia, la televisione pubblica deve essere modernizzata”. Antonio Pilati, consigliere d’amministrazione Rai nominato in quota berlusconiana e già estensore della legge Gasparri, si schiera a favore della battaglia per il rinnovamento della tv di Stato aperta dal governo.

 

L’intervista su Repubblica:

“La Rai – spiega – è un’azienda ferma da 20-25 anni che patisce un carico di sovrapposizioni, sprechi e di cose che non funzionano attribuibili essenzialmente al rapporto con il mondo politico”.

Cosa pensa dello sciopero contro il taglio da 150 milioni voluto da Renzi?
“Lo considero un errore, in questo momento c’è da capire come rilanciare e rendere competitiva l’azienda in un quadro molto diverso rispetto a quello in cui si è creata l’impostazione che ha deciso questo sciopero”.

È d’accordo con la sforbiciata del governo?
“Avere un bilancio tagliato a metà anno non è piacevole per nessun amministratore, ma ha anche un risvolto positivo: è una misura che fa capire che la Rai è arrivata ad un punto di svolta, che non può più andare avanti come prima, che deve ripensarsi radicalmente perché altrimenti si marginalizza in un mondo in cui la concorrenza è sempre più dura e il cambiamento della tecnologia fa evolvere la domanda in tempi sempre più rapidi”.

Dunque lei, che è stato eletto nel cda con i voti del centrodestra, è d’accordo con Renzi?
“Sono d’accordo con una iniziativa che permetta alla Rai di accelerare sulla via del cambiamento”.

Come sta oggi la Rai?
“Negli ultimi 7-8 anni c’è stata una dinamica pericolosa, sono stati ridotti gli investimenti nella produzione audiovisiva, nella tecnologia e nella manutenzione delle sedi che in alcuni casi sono addirittura sotto gli standard. A fronte di questa stasi – pericolosa perché un’azienda che non investe muore – c’è stato un incremento della spesa corrente soprattutto per gli stipendi, che sono arrivati al miliardo, circa il 36% dei ricavi. Il Consiglio di cui faccio parte ha agito per invertire il trend. Ora c’è una congiuntura politica che – con le parole spesso brutali di Renzi – ci dice che il percorso intrapreso dal cda deve essere accelerato, che il rinnovamento deve essere più rapido”.