Sigarette nei film, registi contro stop di Beatrice Lorenzin

di Redazione Blitz
Pubblicato il 15 Gennaio 2015 12:16 | Ultimo aggiornamento: 15 Gennaio 2015 12:16
Sigarette nei film, registi contro stop di Beatrice Lorenzin

Sigarette nei film, registi contro stop di Beatrice Lorenzin

ROMA – Da Daniele Luchetti a Paolo Sorrentino, da Gabriele Muccino a Francesca Archibugi a Paolo Virzì: tutti i registi in campo contro il ministro della Salute Beatrice Lorenzin che vuole cancellare le sigarette anche nella fiction e nei film d’autore. “Legittimi gli interventi per contenere il danno nelle auto con bambini a bordo o nelle spiagge”, dicono i firmatari della lettera. “Ma che senso ha limitare le azioni di un personaggio immaginario? L’espressione artistica non ha la missione di educare”.

La lettera riportata da Repubblica.

Da qualche settimana circola un’idea che non sapremmo ancora se definire una proposta normativa, a quanto pare nata da un gruppo di oncologi insieme al Codacons, e ripresa dal Ministro Lorenzin, che auspicherebbe di controllare, limitare o addirittura vietare l’uso del fumo delle sigarette dei personaggi dei film italiani. Per onestà va aggiunto anche che questa ipotesi, questo provvedimento paventato, viene associato ad una serie di altri legittimi interventi indirizzati a contenere il danno del fumo negli spazi fisici: litorali, spiagge, auto con bambini a bordo.

Noi non ci occupiamo di questi interventi, per molti versi sacrosanti, perché cerchiamo di dedicarci modestamente al nostro lavoro che è quello di immaginare, scrivere e girare storie per il cinema. E a questo specifico proposito, con grande franchezza, sentiamo di dover esternare il nostro stupore e la nostra preoccupazione che ne possa venir fuori una norma che limiti in modo — scusate — davvero ridicolo la possibilità di raccontare la vita delle persone nei film.

Peraltro questa ipotesi di norma, per fatale coincidenza, emerge proprio in giorni nei quali siamo tutti scioccati da orribili eventi che feriscono a morte la libertà d’espressione, vicende che ammutoliscono e che sembrano lontanissime da questa sciocchezza, ma che, a ben guardare, non sono poi così lontane.

A differenza di come si usa fare nelle trasmissioni politiche, all’invito di entrare nel merito, serenamente e a cuor leggero, non entreremo nel merito. Non spenderemo parole per canzonare chi ritiene vi sia un nesso causale tra i comportamenti reali e le suggestioni letterarie e cinematografiche. Non compileremo alcun elenco di opere immortali che hanno contribuito a formare il sentimento della vita delle persone proprio per la loro capacità e potenza di evocare qualcosa della natura umana e delle sue imperfezioni. Non elencheremo nemmeno tutto ciò che di sconveniente, seguendo questa logica, andrebbe limitato o vietato nei nostri racconti.

Vogliamo soltanto ricordare che tale iniziativa se destinata — ma speriamo di no — a diventare disegno di legge dello Stato, chiamerebbe in causa questioni molto delicate: solo nella orribile tradizione degli Stati etici e/o confessionali l’ordinamento giuridico determina i comportamenti privati de- gli essere umani trattandoli non come cittadini ma come bambini da proteggere e da guidare. L’idea che un legislatore possa intervenire, anche solo su un dettaglio, nelle vicende dei personaggi raccontati in un’opera, bella o brutta che sia, in nome di una “missione pubblica”, provoca più di uno scombussolamento nelle nostre convinzioni liberali.

Il cinema, la letteratura, l’espressione artistica in generale non rispondono e non dovrebbero mai rispondere ad alcun indirizzo, anche il più onorevole, il più giusto, il più sano, il più edificante. Il racconto degli essere umani arricchisce l’avventura dei nostri giorni e delle nostre notti non perché ci ammaestra su come vivere salubremente, o perché ci consiglia cosa mangiare, come amare, come provare piacere. Per queste cose il Ministero dovrebbe avere a disposizione mezzi e canali di comunicazione che magari andrebbero resi più efficaci e moderni. Ma nulla c’entra con il cinema e con la letteratura. Non chiedete ad un macellaio il sedano, perché vi verrà indicato un fruttivendolo. Al cinema e alla parola scritta, si dovrebbe chiedere ed esigere altro, soprattutto di raccontare la gioia, il dolore, la grandezza, la pochezza ed il mistero di cui siamo fatti. E se per fare questo al nostro meglio sentiremo la necessità di inondare lo schermo di nuvole di fumo, come di altre cose in fondo molto più disdicevoli, continueremo a farlo, perché questo è il nostro lavoro.

Vi pregheremmo dunque di occuparvi della salute pubblica e di una vita più decente, avanzando proposte e soluzioni entro i limiti di uno Stato che non si incaponisca in modo tragicomico a contare la frequenza delle accensioni e delle aspirazioni di una sigaretta in un film, in un libro, in un fumetto, in un’affissione stradale.