Pfizer taglia dosi vaccino all’Italia (-29%). Arcuri: “Danno gravissimo”, azienda: “Solo un problema tecnico”

di FIlippo Limoncelli
Pubblicato il 16 Gennaio 2021 12:02 | Ultimo aggiornamento: 16 Gennaio 2021 12:02
Johnson e Johnson, presto gli studi sulla fase tre del vaccino (che necessita di una sola dose)

Johnson e Johnson, presto gli studi sulla fase tre del vaccino (che necessita di una sola dose) (foto Ansa)

Pfizer, taglio del 29% delle dosi del vaccino all’Italia. Da lunedì 18 gennaio centomila in meno. In difficoltà le regioni che non hanno fatto scorte per i richiami. Il commissario Arcuri: “Danno gravissimo, ci tuteleremo nelle sedi legali”. La multinazionale chimica: “Riavrete tutta la fornitura appena possibile”.

Vaccino, Pfizer taglia le dosi all’Italia. Arcuri: “Grave decisione”

“Alle 15,38 di oggi la Pfizer ha comunicato unilateralmente che a partire da lunedì consegnerà al nostro Paese circa il 29 per cento di fiale di vaccino in meno rispetto alla pianificazione che aveva condiviso con gli uffici del Commissario e, suo tramite, con le Regioni italiane”, tuona Domenico Arcuri. “Non solo: ha unilateralmente deciso in quali centri di somministrazione del nostro Paese ridurrà le fiale inviate e in quale misura. Analoga comunicazione è pervenuta a tutti i Paesi della Ue. La Pfizer ha altresì annunciato che non può prevedere se queste minori forniture proseguiranno anche nelle prossime settimane, né tantomeno in che misura”.

Una decisione “grave”, dalla “incredibile tempistica”, che ha spinto Arcuri a inviare “una formale risposta a Pfizer Italia, nella quale esprime il proprio disappunto, indica le possibili conseguenze di una riduzione delle forniture e chiede l’immediato ripristino delle quantità da distribuire nel nostro Paese. Riservandosi, in assenza di risposte, ogni eventuale azione conseguente in tutte le sedi”.

A Pfizer il Commissario chiede di “rivedere i propri intenti”, auspicando “di non essere costretto a dover tutelare in altro modo il diritto alla salute dei cittadini italiani”. Le conseguenze del rallentamento della consegna delle dosi possono essere molto gravi (su un arrivo di circa 490 mila dosi a settimana si tratta di circa 140 mila in meno), avverte la struttura guidata da Arcuri, secondo cui “iniziare senza la totalità delle dosi necessarie la somministrazione del vaccino agli ‘over 80’, di provvedere alla seconda dose per il personale sanitario e socio sanitario e per gli ospiti delle Rsa”, mette a rischio il proseguimento della campagna.

Pfizer: “Solo un problema tecnico”

Dietro le “fluttuazioni” nel rifornimento, ha spiegato Pfizer, c’è la necessità di ristrutturare l’impianto belga di Puurs per aumentare il ritmo produttivo. “Appena ho saputo del ritardo nella produzione di Pfizer – ha dichiarato la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen -, ho chiamato l’amministratore delegato: mi ha rassicurato che tutte le dosi previste per l’Ue saranno consegnate nel primo trimestre”.

Secondo Danimarca, Estonia, Finlandia, Lettonia, Lituania e Svezia il ritardo è “inaccettabile” e “diminuisce la credibilità del processo di vaccinazione”. Forse non a caso, alla vigilia dell’annuncio del cambio di programma, Pfizer aveva ufficialmente ‘suggerito’ alle autorità italiane di estrarre anche la sesta dose dalle fiale, come già succede negli hub vaccinali dove sono state fornite le siringhe di precisione. Una soluzione che avrebbe consentito di ottenere il 20% di dosi in più rispetto al milione finora iniettate (1.002.044), il 66% di quelle disponibili.

Seconda dose vaccino Pfizer non a rischio

Intanto chi ha partecipato al V-Day del 27 dicembre, fra domenica e lunedì riceverà la seconda dose: per i richiami già programmati si utilizza la riserva del 30%, ma in diverse regioni Pfizer-BioNTech è in via di esaurimento e, se necessario, si utilizzeranno le fiale dell’altro vaccino disponibile, Moderna, che è compatibile. Per questo nell’ultima parte della settimana c’è stato un rallentamento strategico nella copertura (da completare entro marzo) delle prime categorie target, 2 milioni fra operatori sanitari, personale e ospiti delle rsa, seguiti da 4,4 milioni di anziani. La fase 2 poi sarà la vera campagna di massa.

“Si deve evitare una guerra tra categorie. Le priorità saranno basate sul rischio – ha chiarito il direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza -. Non potremo raggiungere l’immunità di gregge con le vaccinazioni prima di 6-8 mesi ma il primo obiettivo è abbattere l’epidemia”. (fonte ANSA)