Stamina, Beatrice Lorenzin: “Studieremo parere del comitato prima di decidere”

di Manuela Correra
Pubblicato il 13 settembre 2013 6:38 | Ultimo aggiornamento: 13 settembre 2013 1:44
Stamina, Beatrice Lorenzin: "Studieremo parere del comitato prima di decidere"

Beatrice Lorenzin (Foto Lapresse)

ROMA – (ANSA) E’ attesa per la decisione che il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, sarà chiamata a prendere in merito alla sperimentazione, già autorizzata dal Parlamento lo scorso maggio, del metodo Stamina ideato da Davide Vannoni e che utilizza cellule staminali. All’indomani del parere negativo del comitato di esperti insediato dallo stesso ministro – che ritiene il metodo privo di fondamento scientifico – Lorenzin ha annunciato: ”Studieremo attentamente le motivazioni prima di prendere le nostre decisioni”. Il comitato al metodo Stamina contesta la mancanza di scientificità, la sicurezza ed efficacia della metodica, ed anche il fatto che non sussiste il criterio di riproducibilità del metodo. Queste critiche sono state riferite dalla presidente della Commissione Sanità al Senato, Grazia De Biasi che questa sera ha incontrato, insieme a capigruppo e presidenti di Commissione, il ministro Lorenzin sulla vicenda.

De Biasi ha tuttavia precisato di ”non aver ancora in mano nessuna copia del documento, in quanto deve essere ancora protocollato”. Il ministro, ha aggiunto De Biasi, “ha detto che verrà a riferire in Parlamento”. Vannoni, dal canto suo, annuncia: ”Abbiamo proposte per fare questa sperimentazione all’estero, probabilmente la faremo negli Stati Uniti. Andare all’estero è l’unica cosa che possiamo fare se viene bocciata la sperimentazione”. Intanto, l’opinione pubblica, che in questi mesi ha seguito la complessa vicenda legata a Stamina tra bocciature (come quella della rivista scientifica Nature) e manifestazioni a favore della libertà di cura, resta divisa: da un lato ci sono infatti vari scienziati che ribadiscono il giudizio negativo sul metodo, dall’altro i malati e le associazioni a sostegno di Stamina.

Dovrà dunque essere il ministro a risolvere lo stallo: ”Studieremo le motivazioni. Intanto – ha detto – consulterò subito i capigruppo delle commissioni Affari sociali e Sanità di Camera e Senato per informare il Parlamento”. E poi: ”Ho ricevuto il parere del Comitato. Sarei stata lieta di annunciare a tante famiglie che la loro speranza su questa nuova cura era fondata. Purtroppo secondo il Comitato, non è così: le conclusioni, assunte all’unanimità, sono negative”. Una posizione, quella del comitato, condivisa da vari scienziati e associazioni, come l’International Society for Stem Cell Research presieduta dal premio Nobel Shinya Yamanaka, Elena Cattaneo dell’Università di Milano (secondo cui la bocciatura è basata su un metodo scientifico”) e Paolo Bianco della Università La sapienza di Roma (che invita il ministro a rendere pubblico il metodo).

Oggi, inoltre, Science pubblica un commento nel suo sito: ”Il razionale sul quale si basa il trattamento è non chiaro e scientificamente inconsistente” e ”non c’è evidenza di efficacia nella crescita di nuovi neuroni”.

Ma cosa succederà ora e quali sono le opzioni possibili per il ministro? A questo punto, sottolinea l’avvocato e segretario dell’Associazione Coscioni, Filomena Gallo, Lorenzin ”può decidere di bloccare la sperimentazione emanando un decreto o un’ordinanza ministeriale di blocco per mancanza di fondamento scientifico e perché, partendo da tali basi, si potrebbe venire a creare una situazione di pericolo per la Sanità pubblica”.

Sulla vicenda intervengono anche il presidente e il vicepresidente della Commissione Affari sociali della Camera, Pierpaolo Vargiu ed Eugenia Roccella, chiedendo di andare avanti con la sperimentazione perché, affermano, è necessario ”dare risposte ai malati e alle famiglie”. In attesa che la politica decida, molti malati continuano però a chiedere il trattamento Stamina. L’ultimo caso è quello di Sergio e Marco Quarta, i gemelli di 34 anni, di Merine, nel Salento, affetti dalla distrofia di Duchenne che ieri, per attirare l’attenzione sul loro caso, avevano chiesto che venisse staccata la spina dei respiratori ai quali sono attaccati dall’età di 10 anni.