Dna di neonata riscrive preistoria Usa: primi umani arrivarono 25mila anni fa dalla Russia

Pubblicato il 5 gennaio 2018 7:45 | Ultimo aggiornamento: 5 gennaio 2018 3:07
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Il Dna di una neonata morta riscrive la preistoria Usa: primi umani arrivarono 25mila anni fa dalla Russia

ROMA – Il DNA di una bambina Nativa Americana, morta 11.500 anni fa ad appena sei settimane, riscrive la preistoria americana: il genoma completo rivela come i primi umani arrivarono 25.000 anni fa sul continente e poi si divisero in tre gruppi ancestrali di Nativi Americani.

E’ la prima volta che vengono identificate tracce genetiche dirette dei primi nativi americani. La neonata apparteneva a un popolo, precedentemente sconosciuto, di antichi abitanti del Nord America noti come gli “antichi Beringiani”, un piccolo gruppo di Nativi Americani che risiedeva in Alaska e si estinse circa 6.000 anni fa, affermano i ricercatori.

È ampiamente riconosciuto che i primi coloni siano passati in Alaska da quella che ora è la Russia, attraverso un antico ponte continentale sullo Stretto di Bering, che fu sommerso alla fine dell’ultima era glaciale. In precedenza alcuni scienziati hanno ipotizzato molteplici flussi migratori sul ponte continentale, fino a 14.000 anni fa.

Ma il nuovo studio riportato dal Daily Mail, mostra che questa migrazione si è verificata in un’onda, con sottodivisioni di gruppi nativi americani che si sono formati in seguito. Dalla ricerca emerge inoltre che un gruppo precedentemente sconosciuto chiamato “Antichi Beringiani” fece parte di questa suddivisione, facendo passare da due a tre il numero conosciuto di gruppi ancestrali di Nativi Americani.

“Non sapevamo che esistesse questo popolo”, ha affermato il coautore dello studio, Ben Potter, antropologo presso l’Università dell’Alaska Fairbanks. I dati forniscono anche la prima prova diretta della popolazione originaria dei Nativi Americani e gettano nuova luce su come queste popolazioni stavano migrando e stabilendosi in tutto il Nord America”.

Il team internazionale di ricercatori, guidato da scienziati delle Università di Cambridge e Copenaghen, ha studiato il genoma completo della neonata Nativa Americana, Xach’itee’aanenh t’eede, o Sunrise Child-girl; i resti sono stati trovati nel 2013 nel sito archeologico dell’Alward Sun River in Alaska.  Sebbene la neonata avesse vissuto circa 11.500 anni fa, molto tempo dopo che le persone arrivassero per la prima volta nella regione, le sue informazioni genetiche non corrispondevano a nessuno dei due rami riconosciuti dei primi nativi americani.
La bambina sembrava appartenere a una popolazione nativa americana completamente distinta, chiamata Antichi Beringiani.
Ulteriori analisi hanno mostrato che il gruppo era separato dalla stessa popolazione fondatrice dei gruppi di nativi americani del Nord e del Sud.

“Gli Antichi Beringiani si sono diversificati dagli altri nativi americani, prima che ogni popolazione nativa americana in vita fosse stata sequenziata fino ad oggi”, ha detto l’autore principale dello studio, Eske Willerslev, dell’University of Cambridge.
“È fondamentalmente una popolazione relitta di un gruppo ancestrale comune a tutti i nativi americani, quindi i dati genetici sequenziati ci hanno offerto un enorme potenziale in termini di risposta alle domande relative su come si siano popolate le Americhe”.

“Abbiamo potuto dimostrare che probabilmente le persone sono entrate in  Alaska prima di 20.000 anni fa. È la prima volta che abbiamo prove genomiche dirette che tutti i nativi americani possono essere ricondotti a una popolazione di origine, attraverso un singolo evento di migrazione”. Lo studio ha confrontato i dati provenienti dall’Upward Sun River con i genomi antichi e quelli di numerose popolazioni contemporanee.

Secondo la cronologia dei ricercatori, la popolazione ancestrale dei nativi americani è emersa per la prima volta come gruppo separato, circa 36.000 anni fa nel nordest asiatico. Il contatto costante con le popolazioni asiatiche è continuato fino a circa 25.000 anni fa, quando il flusso genico tra i due gruppi terminò probabilmente per violenti cambiamenti del clima, che isolarono gli antenati dei nativi americani.

A questo punto, il gruppo probabilmente iniziò ad attraversare l’Alaska su un antico ponte continentale sullo stretto di Bering poi sommerso alla fine dell’ultima era glaciale.
Successivamente, circa 20.000 anni fa, quel gruppo si divise in due lignaggi: gli Antichi Beringiani e gli antenati di tutti gli altri nativi americani.

Il gruppo ora scoperto, ha continuato a riprodursi con i loro cugini nativi americani almeno fino a quando la neonata del fiume Upward Sun nacque in Alaska circa 8.500 anni dopo. Jos Vctor Moreno-Mayar, dell’Università di Copenaghen, ha dichiarato: “Sembra che gli Antichi Beringiani si trovassero in Alaska, tra gli 11.500 e i 20.000 anni, ma erano già distinti dal più ampio gruppo nativo americano”.

I ricercatori hanno anche dimostrato che i rami nord e sud dei nativi americani si divisero solo tra i 14.000 e 17.000 anni fa.
Sulla base di precedenti ricerche ciò fa ipotizzare che quando si sono separati, si trovavano già nel sud del continente americano.

La divisione si è probabilmente verificata dopo che i loro antenati hanno attraversato le calotte glaciali di Laurentide e Cordigliera, due vasti ghiacciai che coprivano quello che ora è il Canada e parte degli Stati Uniti settentrionali, ma hanno cominciato a disgregarsi in quel periodo.

La calotta di ghiaccio ha isolato i viaggiatori diretti a sud dagli Antichi Beringiani in Alaska, che sono stati infine sostituiti o assorbiti da altre popolazioni native americane.

Sebbene le popolazioni attuali in Alaska e nel Canada settentrionale appartengano alla ramo dei Nativi Americani del Nord, la nuova analisi mostra che derivano da una migrazione successiva a nord, molto tempo dopo gli eventi migratori iniziali.
“Un aspetto significativo di questa ricerca è che alcune persone hanno affermato che la presenza di esseri umani nelle Americhe risale a prima, a 30.000 anni, 40.000 anni o anche più”, ha aggiunto Willerslev. “Non possiamo dimostrare che queste affermazioni non siano vere, ma se sono corrette, non potrebbero mai essere antenati diretti dei nativi americani contemporanei”.

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